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Riqualificazione di Castel Capuano: «Spesi 140mila euro per un progetto mai realizzato»

26-03-2014 carmela esposito
Un masterplan per la riqualificazione dell'area che da due anni giace nei cassetti di Comune e Sovrintendenza.  Il professor Aveta: «Un patrimonio di conoscenze lasciato ad ammuffire per la pigrizia di qualche burocrate»
 
Palazzo Gravina ha ospitato l'incontro, organizzato dall'Associazione Italiana dei Castelli, “Castelli dismessi tra restauro e valorizzazione”, presieduto dal Professor Aldo Aveta, Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio, il Professor Leonardo Di Mauro, docente di Storia dell'Architettura, e il presidente dell'Istituto italiano dei Castelli l'architetto Luigi Maglio.
In Italia i castelli e le fortezze sono un bene architettonico secondo per numero solo alle chiese. La situazione attuale in cui si trovano è di abbandono alle intemperie e ai danni del tempo e del vandalismo, o di attuazione di interventi impropri, cosiddetti di “restauro”, che ledono la natura e anche la struttura dell'edificio. Paradossalmente, sempre l'Italia è la patria mondiale del restauro, visto che qui sono nati i fondatori della teoria e tecnica del restauro, la «scuola» del restauro napoletana, e il Sud Italia, in particolare, ha dato i natali a Roberto Pane, promotore, insieme all'emiliano Piero Gazzola, della Carta Internazionale del Restauro di Venezia nel 1964.
Le conseguenze di questo atteggiamento semplicistico e “arronzone” verso il restauro sono concentrate nel proliferare di interventi di “restyling”, che non prevedono l'analisi del manufatto, la progettazione e la programmazione di una funzionalizzazione, ma si limitano a una rinfrescata strutturale e degli intonaci che dura qualche anno e lascia il tempo che trova. Così, per esempio, dopo aver ripulito un palazzo storico, ci si ritrova a dover di nuovo spicconare per fare gli impianti elettrici, o a creare bagni nei ripostigli, perché nelle operazioni di restauro fatte in precedenza non sono state previste quali funzioni dovesse ospitare, o a dover re-intonacare dopo pochi anni perché l'edificio perde letteralmente la pelle a pezzi. Ci si ritrova, quindi, di fronte a situazioni come quelle del castello di Carlo V a Capua, fortificazione dalle fondamenta normanne, ex opificio pirotecnico dei Borbone prima e dello Stato Italiano poi: un bene concesso al demanio che oggi non ha più alcuna funzione, ed è tenuto vuoto e chiuso, senza che ci sia la possibilità di visitarlo agevolmente (essendo area militare), e dove anche le operazioni di rilievo e catalogazione sono rese difficoltose da una burocrazia ignava e poco interessata al bene comune.
Il Professor Aldo Aveta si rammarica soprattutto di questo durante la sua esposizione: i castelli, che sono sia un bene pubblico che degli spazi inutilizzati ma pregni di valore storico, artistico e culturale, siano chiusi e negati alla comunità. Giusto qualche anno fa, esattamente il 28 aprile 2011, è stata stipulata una convenzione tra la scuola di Restauro del Professor Aveta e il Ministero della Giustizia, rappresentato dalla dottoressa Floretta Rolleri, per la formazione di un Masterplan di Castel Capuano, orfano dal novembre 2011 di molti degli uffici che lo occupavano e immerso in un contesto urbano vicino al degrado. Lo studio è stato condotto da trenta docenti e trenta collaboratori multidisciplinari (esperti di storia dell'architettura e dell'arte, archeologia, restauro, progettazione architettonica, urbanistica, georisorse, strutture, impianti, estimo, informatica,...), e ha evidenziato la gravità delle condizioni attuali, le criticità fisiche dovute alla vetustà e alle alterazioni degli spazi, il degrado delle coperture e dei sottotetti, il mancato superamento delle barriere architettoniche. È costato in tutto 140mila euro, stanziati dal Ministero della Giustizia, oltre che un anno e mezzo di lavoro intenso e certosino. 
Il 25 maggio 2012 il Masterplan viene consegnato, e viene regalato anche al Comune di Napoli e alla Soprindendenza competente, che lo custodiscono gelosamente da allora. Infatti né il Dipartimento di Storia e Restauro, né il Responsabile professor Aveta né altri hanno avuto alcun riscontro dalle Amministrazioni dopo la consegna. Proprio l'immobilismo apparente delle Istituzioni napoletane, ha portato alo sfogo di Aveta sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno l'8 gennaio del 2014, dopo un'attesa di un anno e mezzo. “Sarebbe davvero inquietante che un simile patrimonio di conoscenze — vi è, tra l'altro, l'inventario dell'intero patrimonio storico-artistico esistente nel monumento — per questioni burocratiche o, ancor peggio, per gelosia o inadeguatezza di qualche funzionario o burocrate, venga lasciato ad ammuffire nei cassetti delle amministrazioni competenti e venissero proposti progetti di restauro che risultino essere semplici operazioni di restyling delle facciate, qualche sistemazione museale, senza affrontare i nodi critici del monumento” scrive Aveta ”D'altra parte non si può restaurare una parte e destinarla a nuove funzioni senza aver definito prima il quadro d'insieme e le esigenze di un organismo che va considerato nella sua globalità”.
Lo studio, consegnato ormai quasi due anni fa, contiene anche una serie di proposte progettuali e di rifunzionalizzazione, in linea con le indicazioni del Ministero della Giustizia e i vincoli storico-artistici che vigono sul monumento, che sarebbero parte di  un processo graduale di rivitalizzazione del complesso e di rigenerazione urbana: restaurare bene un edificio nel suo complesso e attuando un piano complessivo che comprenda tutta l'area, mettervi all'interno le funzioni giuste creerebbe un microcosmo di negozi, piccoli servizi, qualità della vita, utilizzo degli spazi che porterebbero alla riqualificazione e rigenerazione dell'intera area.Attualmente, invece, il Castello è compreso nella lista dei 25 interventi da realizzare entro il 2015 per non perdere i fondi Unesco, ma non è dato sapere cosa si realizzerà esattamente. Il problema maggiore, rileva Aveta, è proprio la mancanza di una coordinazione tra questi 25 interventi: ogni struttura sarà oggetto di un intervento che non ha nulla a che vedere con gli altri, né con il contesto sociale, né con le reali esigenze socio-culturali del centro storico; inoltre, la natura e la consistenza degli interventi in programma è ignota. Manca, cioè, una cabina di regia competente che si occupi di monitorare cosa viene fatto, da chi e in che modo. Alcuni dei redattori del masterplan si sono proposti a titolo gratuito per coprire questo vuoto amministrativo, ma non hanno avuto risposte.
 
Notizia tratta da: www.campaniasuweb.it                                                                   
autore carmela esposito

 

 

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