I LAND

Mettersi in viaggio

15-04-2014 andrea damiati
racconti d'architettura

Mettersi in auto e partire è sempre stato il mio forte. Almeno da un certo punto della mia età adolescenziale. Anche se, voci di popolo familiare, dicevano che sin dalla nascita avevo propensioni “onderoaddistiche” (nel senso che viaggiavo in auto tranquillo, anche per ore).

Macinare chilometri, quasi senza meta, quasi allo sbaraglio con unico obiettivo inseguire l’architettura. E osservare spazi, luoghi, paesaggi e skyline, alla ricerca efferata dell’emozione, anche nascosta all’occhio umano.

Molto spesso mi è capitato di fermare l’auto all’improvviso, scendere per scattare foto: quando pensavo che fotografare fosse “portare a casa” quell’emozione. E per un po’ lo è stato.

Oggi non la penso più così, o in parte, perché crescendo ho sostituito l’esperienza sensoriale alla voglia “matta e disperatissima” di imprimere immagini nella camera.  Il valore che essa possiede nessun altra cosa può restituirti, nemmeno una bella riproduzione, o un racconto, fatto di belle parole o qualcosa di simile.

Godersi il paesaggio, il luogo, lo spazio, il tempo: tutto ciò che la foto non ti restituisce e che non puoi interamente apprezzare (proprio perché talvolta “distratto” dall’uso della fotocamera).

Forse un giorno ricambierò opinione sulla cosa o già la sto mutando, mentre scrivo: perché poi se alleghi ad un’esperienza sensoriale un buon prodotto artistico…la cosa si fa intrigante, no? Proseguo….

Oggetto di questa volata: la Puglia. Una parte.

Località varie, diverse, anche dislocate fra loro, ma connesse virtualmente dalla comune volontà di “conservare”, in qualche modo, i valori del passato, anche a discapito di materia e intervenendo in maniera talvolta invasiva. Si avverte, in linea generale, un tentativo di coinvolgere il passato, non denigrandolo  ma raccontandolo, riproponendolo.

I luoghi che ho percorso non sono autentici, lo so, le stratificazioni dovute alle più svariate vicissitudini, gli eventi, calamitosi o meno, la normativa e quant’altro hanno mutato determinate condizioni materiche anche se all’occhio umano passano apparentemente come originarie. C’è però da fare considerazioni positive se in qualche modo si è cercato di configurare le “cose” in maniera piuttosto rispettosa.  Lascio a chi osserverà le foto sul portale la possibilità di riflettere sull’argomento e magari dare spazio alla discussione sul tema del Recupero e la sua immane discrezionalità.

Cambio ritmo al mio scritto, opto adesso per brevi momenti, poche parole, per cerchiare quanto avvertito nelle località incontrate.

Bari, variegata, stratificata, un po’ falsata…pietra bianca e basolati

Ostuni, bianca spittazzata, intrigante “vicolata”, genuinità culinaria, doppiamente arroccata…

Fasano, selva triste, emozioni a vederli ma…anche negatività. Non architettura, ma esseri viventi in spazi costipati, non le loro case, ma alloggi un po’ “forzati”….

Trani, vicoli e mare, spazi ampi e parole, precisione e storicità…

Brindisi, città di mare, con pochi stralci di storico ed episodi belli. Una scala e due colonne il fulcro d’azione.

Castel del Monte, “inaccessibile” rocca fascinosa già da lungi. Mi fermo e scatto, poi m’avvicino d’impatto: arrivo alla meta sorpreso per luogo a me nuovo e valorizzato. La bella sensazione nel vedere un Monumento.

Fermo il racconto, lascio parlare poi le foto che, alla fine ho scattato, mio malgrado, ma solo per implementare la rubrica immagini e osservazioni!

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