I LAND

Un'intervista a...PHILIPPE DAVERIO

05-05-2014 redazione instaura
UN'INTERVISTA A.....

Philippe Daverio è l’autore e il conduttore del programma d’arte e cultura Passepartout poi Il Capitale su RAI 3, e di Emporio Daverio su RaiCinque, una proposta di invito al viaggio attraverso le città d’Italia e le unità minori del Belpaese. Collabora con il Corriere della Sera, e con le pagine milanesi dello stesso quotidiano, con la rubrica “La buona Strada”; sempre per il Corriere, collabora anche con “Style Magazine”, e con il quotidiano cattolico “Avvenire” .

Svolge parimenti attività di docente: è incaricato di un corso Storia del design presso il Politecnico di Milano, ed è ordinario di Disegno Industriale presso l'Università degli Studi di Palermo.

Da marzo 2008 è il nuovo direttore di Art e Dossier, della casa editrice fiorentina Giunti

Tra le ultime pubblicazioni, nel 2011 è uscito il volume “Il Museo Immaginato”, edito da Rizzoli, e nel 2012 il volume “Il Secolo lungo della Modernità”, sempre edito dalla stessa casa editrice, con cui nel 2013 ha pubblicato “Guardar lontano veder vicino. Esercizi di curiosità e storia dell’arte”.

                    

  Salve professore, ha avuto modo di “leggere” il progetto Instaura…cosa ne ha recepito in particolare?

Mi sembra una bella cosa…si!

Quello che mi viene subito in mente, guardando le prime Architetture individuate sul portale, è la cosiddetta “questione rurale”, un tema che tocca trasversalmente dal nord al sud d’italia: perché troviamo architetture rurali abbandonate in pianura padana, nel meridione come addirittura intorno a Milano, dove ci sono centinaia di cascine storiche bellissime che stanno crollando per un motivo banale, perché il sistema delle riconversioni non consente di trasformare l’agricolo in abitativo.

Il tema della tutela, della conservazione, del recupero attiene prettamente ad un problema di carattere normativo, secondo lei?

Si, la normativa dovrebbe prevedere un cambio di destinazione d’uso di queste architetture per garantirne il Recupero. Fra l’altro è un tema importante che affronteremo prossimamente con la parola d’ordine “Save Italy”, un marchio con cui segnaliamo in modo molto situazionista le condizioni più gravi in cui versa l’Italia oggi. Quello degli edifici agricoli che crollano è un caso molto diffuso in Italia….per cui “salviamoli!” sarebbe la parola d’ordine e per salvarli bisogna cambiarne la destinazione d’uso!

Lei non crede dunque nella possibilità di una "rifunzionalizzazione" diversa dall’uso prettamente abitativo? Non si può pensare magari anche ad un ripristino economico della produttività nelle architetture rurali?

Oggi no! Esistono sono due realtà diverse, c’è una parte d’Italia  a proprietà parcellizzata, in gran parte recuperata e destinata ad esempio  a case vacanze, come la Toscana e il Piemonte, poi ci sono aree di verde (lombardo-venete, una parte di pianura piemontese)  ex latifondi,  in cui sussistono ancora edifici a cascina. 

Si tratta di architetture che un tempo rappresentavano il cuore pulsante di aziende agricole vaste: oggi, però, non hanno più senso di esistere da un punto di vista produttivo, ma ne avrebbero eccome da un punto di vista della Conservazione e del Paesaggismo.

Bisognerebbe lanciare grandi movimenti d’opinione per salvare l’Architettura Rurale italiana che tra l’altro è molto bella e che potrebbe, nella situazione attuale,  offrire ipotesi abitative a persone interessate ad una vita meno “urbana” rispetto a quella odierna…magari all’inizio o alla fine del proprio percorso familiare potrebbero essere le abitazioni ideali!

Su questo va lanciato un grande progetto nazionale, a cui il paese non ha mai pensato, per motivi anche comprensibili, perché essendo governato dagli interessi delle grosse immobiliari a cui non interessa per nulla un percorso cosi parcellizzato e anarchico. E la questione si fa molto forte intorno alle grandi città.

Un suo breve pensiero sull’archeologia industriale…

In alcune città si è cominciato ad adottare una soluzione molto“all’italiana”:  si prendono edifici industriali che non possono diventare A1, ma diventano facilmente C3, cioè diventano  finti laboratori dove la gente va ad abitare (a Milano ce ne sono tantissimi), anche li la normativa richiede la sanatoria, per l’impossibilità che essi consentano la residenza; ancora una volta c’è un problema di “normativa” che andrebbe rivista in maniera complessiva sull’intera tematica del recupero…

Secondo lei c’è disinteresse verso questa tematica? O cos’altro?

No anzi, c’ è un interesse preciso che è quello degli immobiliaristi per i quali è molto più facile costruire un quartiere nuovo piuttosto che fare un piano di recupero delle preesistenze, di ripristino di cinquanta cascine intorno alla città della città.

Cancellando però i segni della passata civiltà…

Pensi che ho assistito in questi giorni alla distruzione di una cascina bellissima  nell’area del lodigiano, hanno approfittato di una finta nevicata per buttarla giu!!…oggi è un campanello d’allarme sul quale la sensibilità è scarsa, tocca pochi numeri di persone, ma è un problema importantissimo sia per la qualità del Paesaggio che per la Conservazione della storia d’Italia.

Anche per questo è nato il progetto Instaura, per informare e sensibilizzare tutti, attraverso le potenzialità del web, alla cultura del recupero dell’Architettura e del Paesaggio….anche perché si avverte in giro un’aria di cambiamento, una collettività legata ai propri luoghi, alle proprie radici.

Mi viene da pensare che se poi sottoponessimo questa tematica al Ministero dei Beni Culturali sarebbe la catastrofe definitiva…perché loro metterebbero dei vincoli anche sui paracarri e a quel punto è finito tutto e la situazione crolla definitivamente.

E’ nata una corrente d’opinione sulla questione, quindi fate bene ad occuparvene! 

Il Recupero dell’Italia è un tema fondamentale oggi.

Quale potrebbe essere la soluzione al problema? A chi affidarsi?

La soluzione passa solo attraverso un cambio della normativa e una volontà politica precisissima:  oggi dovrebbe diventare una priorità nazionale la Salvaguardia del Paesaggio e in quest’ottica l’unico modo per operare è proporre sui Recuperi di togliere l’IMU per vent’anni, offrire finanziamenti privilegiati, lasciare il diritto di cambio di destinazione d’uso, ponendo semmai vincoli estetici. Ad esempio una cascina in mezzo ad una campagna non può essere trincerata dietro un muretto neogotico, o dietro una cancellata post neoclassica…. non è trasformabile in un orrore, per cui una legge “anti-obbrobrio” andrebbe applicata!

Cosa s’intende per Restauro Architettonico?  Lei come “vede” questa disciplina?

Il Restauro Architettonico è una questione estremamente confusa che prende una linea estetica solo se ha una linea ideologica. 

E’ certo che nessuno può recuperare una cascina rimettendoci dentro contadini a piedi nudi, insieme a delle vacche magre, il che sarebbe l’unico recupero “filologicamente corretto”.  Questo non è più proponibile.

E’ chiaro che Restauro per definizione non significa “riportare le cose allo stato d’origine”, sarebbe inconcepibile, sarebbe come rimettere le guardie a Caserta a cavallo o ripristinare la pena di morte.

Non è quello che noi vogliamo.  Noi vogliamo usare materiali del passato per costruire il futuro…ed è necessario immaginare una flessibilità conseguente.

E’ un tema questo che ha un grandissimo peso nazionale d’identità e sul quale non esiste oggi alcun tipo di pensiero moderno e articolato.

Ultima domanda, di carattere generale….che cos’è per lei l’Architettura?

L’Architettura non è mai la stessa cosa per tutti i popoli: noi costruiamo per l’eternità, i popoli nomadi costruiscono per la stagione.

Gli americani sono dei popoli nomadi, costruiscono per la stagione,  noi abbiamo edifici che durano da secoli, per noi la stabilità dell’edificio è stabilità storica, è elemento necessario, non è marginale. Soffriamo perché negli ultimi cinquant’ anni siamo passati dall’edificazione stabile a quella transitoria, quella delle real estate: dobbiamo combinare le due realtà oggi, immaginare che si possa anche costruire per far durare.

E di ciò che dura cambiarne il destino, che è un’operazione “italiana”  già in passato molto adoperata, basti pensare che si è cambiato il destino di Castel Sant’Angelo, altrimenti oggi sarebbe ancora una tomba, si è cambiato il destino di  Ponte Vecchio, altrimenti oggi sarebbe ancora una macelleria.

E’ nella mutazione dei destini  che noi riusciamo a dare valore all’architettura.

E’ un tema del quale non si discute mai e dal quale nasce la catastrofe che l’edificio rurale crolla, mentre di contro si erige la palazzina apparentemente economica, che però in venticinque anni diventa obsoleta e va buttata giù.

 

Professore la ringraziamo e la salutiamo da una piazza “particolare”, Napoli…

Eh, a Napoli il tema è abbastanza caldo….mi sono occupato lo scorso anno del dibattito sulla reggia di Carditello, si è organizzata una gran bella manifestazione per recuperala

Quello è l'esempio che, muovendosi in tal senso, i risultati si possono ottenere!!

Bisognerà il prossimo anno fare una serie di incontri pubblici nel quale si lancia questo progetto!

Mi farebbe piacere risentirvi e aggiornarci sull’evoluzione di Instaura….

Grazie a voi e a presto!

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