I LAND

Napoli riflette sul destino di due simboli monumentali

25-09-2014 stefano lento
racconti d'architettura

Fanno discutere le proposte di riconversione per il complesso di Santa Maria della Pace e per il Real Albergo dei Poveri

Napoli è posto in cui la tradizione e il legame con il proprio passato hanno probabilmente rappresentato una zavorra alla sempre proclamata rinascita. È città in continua emergenza, è l’irrisolta Bagnoli e il rogo che ha mortificato la Città della scienza la scorsa primavera; ma è anche humus per un nuovo respiro europeo, quello che si sta avvertendo con i progetti di ampliamento della linea metropolitana a firma di noti architetti internazionali. C’è poi il suo costruito, l’esistente da salvaguardare affinché il trascorrere del tempo non ne cancelli la testimonianza storica.
È in tale ambito che possono essere accomunati due affini casi di valorizzazione urbana. Il primo è rappresentato dal complesso di Santa Maria della Pace, in via dei Tribunali, la parte più antica del tessuto cittadino, di cui fanno parte l’ospedale, la chiesa e la sala del lazzaretto con affreschi risalenti al XVI secolo che adornano l’intradosso delle volte di copertura. A seguito della delibera 626 approvata dal Consiglio comunale il 13 agosto 2013, parte dei fondi FESR destinati alla riqualificazione dei centri storici Unesco verrebbe investita per riconvertire la struttura in un centro benessere. La proposta non ha accolto il consenso del presidente di Municipalità, Armando Coppola, secondo il quale poco risponderebbe ai bisogni del quartiere, oltre a deprezzare la radice culturale di un manufatto sorto in origine per motivi di tutt’altra natura.
Discussioni altrettanto accese animano le tavole istituzionali in merito al Real albergo dei poveri. Progettato dall’architetto Ferdinando Fuga nel XVIII secolo e voluto da Carlo III di Borbone, rappresentava l’opera “di misericordia” del regnante che stipava così il popolo basso fuori le mura della città. I suoi 400 metri di facciata sono tutt’oggi una chiusura tra le vie di rappresentanza e le vicine aree a margine tra Scampia e Miano, nascoste dietro un imponente prospetto al quale, con una fedele intonacatura, è stata restituita la tinta settecentesca a una quinta ormai priva di funzione. In risposta all’abbandono e al degrado ancora vigente, il Comune ha deciso di lanciare una manifestazione d’interesse, occasione di confronto per raccogliere proposte atte alla costituzione di una nuova cittadella per i giovani. Sono sei le funzioni individuate: formazione, lavoro, cultura, società, tempo libero e aggregazione, che dovranno tenere in conto opportune opere di consolidamento statico – già in essere per alcuni locali – nonché interventi di restauro e riconfigurazione architettonica. Si può intendere questa come una progettazione partecipata che, nonostante non rappresenti la maniera per trovare risposte a breve termine, è un agire attento alle esigenze della comunità. Non bastano certo sporadiche iniziative per tenere in vita architetture di pregio come l’albergo Fuga o il complesso in Via dei Tribunali, ma è altrettanto inappropriato credere che business plan invasivi o politiche del non-fare siano le uniche soluzioni proponibili.

di Stefano Lento, edizione online, 12 febbraio 2014
 
notizia tratta da   Il giornale dell'architettura
 
www.ilgiornaledellarchitettura.com
 
 
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Il Real Albergo dei Poveri a Napoli
 
 
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chiesa di Santa Maria della Pace

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