I LAND

“VIVERE NEL REAL ALBERGO DEI POVERI”, CONCLUSO IERI IL PRIMO WORKSHOP INSTAURA LAB

01-12-2014 andrea damiati
INSTAURA LAB

28 -30 novembre 2014: il progetto Instaura esce “off line” con il suo primo workshop, Instaura Lab, progetti e idee di Recupero

anna migliore photo

Un fine settimana insolito ai più, all’insegna dell’Architettura.

E della compartecipazione, del coworking, della cultura, sui temi del Recupero, Restauro e Valorizzazione territoriale. Nello specifico si è lavorato su “un pezzo di città”, il Real Albergo dei Poveri, a Napoli, una mastodontica architettura di epoca borbonica., grandissima operazione strategica del sovrano e della sua volontà “illuminata”.

Il tutto inizia, secondo un processo logico, dettato dal sistema del progetto Instaura, dall’Osservazione del bene architettonico: ore 9.00, pronti via, sopralluogo all’interno dell’Albergo, visitando le parti - cantiere (è in essere il progetto di consolidamento e restauro dell’opera dal 2002) accompagnati dall’arch. Francesca Brancaccio, ceo di B5 srl Engineering, autori del progetto vincitore del concorso europeo. Con lei due architetti della stessa società, Stefano Di Benedetto e Marina Di Guida, hanno condiviso l’esperienza insieme a noi dell’Instaura team ed ai ragazzi partecipanti al workshop, facendo da tutor alla progettazione.

Un incontro interessante con le proporzioni assurde dell’immensa macchina, soprattutto all’interno della corte centrale, dove si percepisce, netta, la spazialità di quella che sarebbe dovuta essere la grande chiesa a sei bracci, dal progetto di Ferdinando Fuga architetto. Poi il passaggio all’area di progetto, attraversando il blocco crollato ed in parte in ricostruzione, con la sua bellezza devastante, fra centinature ed altri elementi di sostegno strutturale. Ad infittire una trama assurda di sensazioni.

L’idea è quella di offrire ai senza fissa dimora l’opportunità di usufruire di alloggi e spazi condivisi, valutando criticamente come gestire le spazialità, le proporzioni ma, soprattutto, come trattare la tematica di forte valenza sociale, in relazione alle vere esigenze di queste persone che, di certo, non facilmente, accettano di rientrare nei canoni di una “vita normale”.

Bisognava essere bravi a ideare e modellare spazi appositi, pensare a come “accoglierli” e, nel contempo, pensare all’Albergo, anch’esso metaforicamente, una sorta di escluso dalla società,  dalla città, dall’attenzione dei suoi cittadini. E gli allievi del Diarc, dipartimento di Architettura di Napoli, lo sono stati davvero. Insieme anche ad altri architetti già laureati e partecipanti all’iniziativa, mettendo insieme esperienza e capacità di approccio alla progettazione.

Il sopralluogo si è concluso fra stupore, sorrisi, malinconia, aneddoti, fotografia, riflessioni e prime impressioni. Il tempo di spostarsi in sede Hub spa, una bellissima realtà di coworking, al centro di Giugliano, nel palazzo Palumbo, edificio storico di valore, ed il programma prosegue con gli interventi dei docenti del Diarc, sulle tematiche del Recupero, strettamente connesse alla loro disciplina di insegnamento ed alla relazione con l’oggetto del Workshop. Il tutto per offrire ai partecipanti nozioni interessanti sulle modalità di approccio al recupero degli spazi individuati, nonché una panoramica generale sui concetti di recupero e restauro. In successione sono intervenuti Renata Picone, Alessandro Castagnaro, Nicola Flora, Paolo Giardiello, Marella Santangelo, Fabio Mangone, Francesca Brancaccio e per concludere, ieri mattina, un illustre professionista quale Massimo Pica Ciamarra, architetto , nonché ex docente della scuola di architettura napoletana.

La vera bellezza di questo workshop, alla fine, sono stati loro, i 42 partecipanti che, con il giusto spirito di competizione, hanno dedicato un fine settimana all’architettura, per realizzare idee di recupero e restituirle graficamente in pochissimo tempo. Impressionante è stata la loro rapidità, la loro energia, la loro determinazione. Ed il modo di rappresentare il progetto, in soli due giorni. Grandissimi!

Hanno proiettato con gioia i loro lavori, ed i loro volti svelavano tutta la loro emotività, dalla gioia di una buona resa, al rammarico per non aver potuto fare altro. E’ stato proclamato un vincitore, stilata una classifica ma, alla fine, hanno vinto tutti. Lo si leggeva nei loro occhi….

Vogliamo sperare noi tutti che queste iniziative, belle, intense e ricche di condivisioni, siano di riflesso anche nella “vita reale” contagiose e che offrano nuovo riscatto per agire. Ognuno, infatti, ha nel suo piccolo, problemi e pensieri da cui libersi, almeno per quel tempo in cui si sta insieme e si lavora ardentemente ad un progetto.

Il potere di un progetto, il cui crederci dona slanci di propositività.

Quindi è bello pensare che Instaura Lab sia stato un sogno, che per qualche tempo abbia liberato noi tutti dal male, riportandoci, fieri, nella giusta dimensione, quella dell’architettura. Intesa come un gioco, un’esercitazione, ingurgitata per tre giorni di fila, attraverso anche tanti momenti di divertimento e piacere.

Chi studia architettura persegue un sogno ed è giusto, alla fine, che eventi come questo lo alimentino.

Io, personalmente, ho visto sorrisi, occhi lucidi, abbracci e tanta condivisione. Discussione, contrasto, ma quel giusto intreccio interessante che porta alla crescita.

Voleva essere una sorta di comunicato stampa, alla fine si è concluso con un’emozionale ricerca delle mie sensazioni, per poi restituirle a chi le leggerà.

Ringrazio tutti

Social Media: