I LAND

Perché tornare a New York

15-12-2014 Marco Pontrandolfi
sviluppo, dove e come

Sono stato a New York per la seconda volta. Siccome è già stato pubblicato in passato su i-land un mio articolo dedicato ad un progetto realizzato a New York, e cioè High Line, parco soprelevato a Chelsea di cui sono fan e che sempre consiglio di visitare, ho pensato che potesse seguire un mio  post sul mio secondo periodo passato in città dedicato a ciò che mi piace di New York e che di certo mi farà tornare là ancora.

 

Vorrei innanzitutto spiegare il mio punto di vista. Sono un comunicatore tecnico, technical writer in lingua inglese, professione nota negli Stati Uniti ma piuttosto sconosciuta in Italia. Un technical writer si occupa della documentazione che accompagna i prodotti che compriamo o che usiamo senza averli acquistati, attrezzature in ambiente di lavoro per esempio. Scrive i testi, crea edizioni, scatta e cura fotografie per manuali, fascicoli, schede informative. Un technical writer intervista un progettista per comunicare un progetto realizzato (prodotto) a tutti coloro che lo utilizzeranno. Sono quindi attento all'aspetto pratico di ciò che vedo per deformazione professionale: la pratica e conseguenze dirette dell'uso.

    

La prima impressione che ebbi quando la prima volta alloggiai a Brooklyn è stata confermata quest'anno durante il mio soggiorno a Manhattan, questa volta, Upper East Side: la sostanza vitale di New York sembra nascere da una rivalutazione continua di ciò che già c'è, accostata alla creazione di novità all'avanguardia. Di rottamazione non se ne parla. Come High Line è secondo me l'esempio più evidente di rivalutazione di un bene che ha creato lavoro, patrimonio comune e sviluppo architettonico e turistico, così anche ogni altro quartiere di Manhattan mi è sembrato avere la medesima caratteristica in questo senso di evoluzione continua. Non ho percepito mai alcuna stonatura nell'uscire ogni mattina dalla palazzina del piccolo appartamento dove alloggiavo, bello e perfettamente tenuto con scala in legno verniciato incorniciata da condotte dell'acqua rosse a vista e riscaldamento con termosifone originale e tubature scoperte, parallele alle pareti, che scaldavano anche troppo, e alzare lo sguardo per vedere il nuovo grattacielo di Park Avenue in via di completamento. Il grattacielo 432 Park Avenue sarà completato nel 2015 e sarà il più alto dell'Occidente, 425 m. L'appartamento all'ultimo piano sarà più alto dell'Empire State Building, sarà ovviamente modernissimo e costerà 81 milioni di dollari. La mia opinione è che né un piccolo appartamento storico né il grattacielo più moderno costituiscano l'essenza della città se presi singolarmente. Vissuti in accordo invece non solo si integrano perfettamente e formano la città contemporanea, ma si valorizzano vicendevolmente.

 

Come tutte le città che non hanno solo un significato locale ma sono punti di riferimento per il pianeta, New York ha novità che assumono significato mondiale. E' terminata nel 2013 la costruzione del One World Trade Center. L'osservatorio in cima al grattacielo, One World Observatory, sarà presto inaugurato la prossima primavera. Allo stesso tempo la tranquillità di Central Park rimane immutata nel tempo e lascia che chi lo attraversi viva le atmosfere newyorchesi di sempre, che tutti abbiamo visto e già in parte vissuto nei film, nelle serie televisive, nei romanzi o nei fumetti. Penso che sia una specie di evoluzione cittadina e sociale che, mentre produce qualcosa di nuovo, lo fissa però alle caratteristiche più antiche. E così non si perde mai il famoso spirito della città. Mi piacerebbe scoprire quanto questo tipo di procedere sia stabilito a tavolino e quanto invece sia spontaneo, innato nel DNA dei progettisti.

 

Ho trovato, e anche questa è una conferma, che la città centro del mondo con i suoi 9 milioni di abitanti sia molto facile da usare. Mi spiego, è sì una metropoli ma, una volta capite le regole base, tutto diventa raggiungibile in poco tempo. Manhattan è in pratica un piano cartesiano. E' costruita su una rete di avenue e cross street: ogni punto sulla mappa è un incrocio tra x e y, è quindi facile orientarsi. La subway, la metropolitana, porta ovunque e quasi subito. E' luogo di vita comune per i newyorchesi più di altri luoghi in superficie e devo dire che il tragitto di solito è più piacevole che stressante. E' possibile poi prendere il taxi in ogni zona se in ritardo o se si può disporre di un budget più alto, basta ricordarsi l'obbligo della mancia all'autista e di alzare la mano, o lo smartphone a schermo acceso di sera, per chiamarlo. Io sono riuscito a trovare un taxi e rientrare in 20 minuti circa anche in una notte affollatissima per le strade del West Village.

 

Un'ultima nota che vorrei aggiungere alle tante che mi sono appuntato riguarda la maratona di New York. Ero tra il pubblico all'ultima maratona, all'imbocco della 59th street dove i maratoneti arrivano a correre il tratto finale, all'ombra dei grattacieli, dopo aver attraversato i cinque quartieri della città, i boroughs. Oltre ai grandi campioni kenioti che si vedono sfrecciare instancabili, come si sa, corrono anche le persone comuni di tutte le età. Bene, ho notato che per gli esseri umani comuni come me la maratona di New York ha un'attenzione speciale. Non è tanto il fatto di vincere sugli altri che conta, ma l'arrivare alla fine, correrla tutta. In ogni locale si entri dopo la gara è un continuo applaudire ai maratoneti presenti che con la loro medaglia e la scritta finisher possono dimostrare di essere arrivati in fondo. E a nessuno frega niente della posizione di arrivo. Sono gli eroi della giornata perché hanno sfidato se stessi e se li sono corsi tutti i chilometri. Più che vincere risulta importante portare a termine un'impresa e convincere se stessi. Mi è sembrata la celebrazione di un sano individualismo festeggiato tutti insieme in comunità. Trovo che questo sistema sia applicabile anche ad altri aspetti della vita cittadina newyorchese. Alle differenze etniche, ad esempio, che la abitano e che ormai sono del tutto integrate pur rimanendo legate alle tradizioni originarie.

 

Non vorrei risultare troppo ottimista. Di difetti è chiaro che ce ne sono, ma non ho voluto diventassero argomento di questo articolo, perché comunque ritengo che, come nel caso specifico High Line, così tutta New York City regali spunti e studi per trovare una strada di uscita dalla crisi che attanaglia oggi l'Europa.

 

Io, come dicevo, di certo tornerò a New York una terza volta perché è molto utile per me, come individuo e come professionista. Se qualcuno che sa di trovarmi tra le pagine di instaura.it ci andrà nel prossimo futuro magari me lo segnali. Se per caso i periodi coincideranno, potremmo anche andare a mangiare qualcosa insieme in un paio di locali dove si sta davvero bene.

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