I LAND

Simposio Antico e Nuovo: instaura Tour al Tempio Duomo di Pozzuoli

01-02-2015 andrea damiati - instaura
racconti d'architettura, INSTAURA Tour

Nello scrivere questo report vogliamo divertirci, si. Vogliamo essere piuttosto ironici ed ilari. E questo perché ieri, a causa del maltempo di questi giorni, abbiamo temuto il peggio. Nel senso che abbiamo rischiato di non poter mettere in essere la prima fermata di Instaura Tour.

E non in un luogo qualunque.

In uno spazio tempo infinito, sovrapposto, stratificato. Da sfogliare come le pagine di un libro, da sottolineare, da rileggere più e più volte. Ed in effetti la pioggia poi non ha disdegnato della sua presenza. Anche lei voleva esser partecipe di questa visita al Rione Terra di Pozzuoli, oggetto “blindato” da molti anni. Dal bradisismo che, dagli anni ’70, costrinse all’abbandono, all’ evacuazione, allo sradicamento di un popolo, legato, come tutti, alle proprie origini, fino agli anni del cantiere di recupero, restauro e consolidamento.

La città andò a svilupparsi dunque al di sotto di quell’acropoli tanto ambita e tanto piacevole da vivere. E dalla posizione sicuramente invidiabile, di dominio sul mare, sul golfo, sul tempo.

L’incontro di ieri mattina c’è stato e nulla ha fermato gli avventurieri di Instaura che, impavidi di tutto, si sono presentati, più o meno puntuali, all’evento: il professore Castagnaro (docente DiARC – presidente ANIAI – persona squisita), spogliatosi della veste formale di docente si è vestito da amico architetto e ci ha condotti verso il paradiso dell’architettura e del Restauro.

Gentile, ci ha introdotto la storia del Rione terra, riparati dalla pioggia inaugurale, sotto il portale d’accesso al Municipio. Poi ci ha condotti al riparo all’interno della grande bellezza della Cattedrale. L’ingresso ha offerto subito un senso di svenimento per chi sensibilità spiccata verso la buona architettura: noi, per fortuna, ci eravamo preparati, studiando l’opera e sapendo già del meraviglioso impatto.

Dicevamo di volerci divertire nello scrivere, non essere totalmente “tecnici”, ne troppo “storici”, allora riveliamo immediatamente la sensazione avuta ieri quando ci siamo accomodati nel corpo del Tempio Duomo, sulle meravigliosa semplicità delle sedute (con tanto di mensoletta – dettaglio - in vetro, sintomo di elevata contemporaneità, fortemente voluta): abbiamo assistito ad una sorta di messa di Architettura, celebrata dal nostro professore, in tal caso una sorta di padre architettonico. Eravamo tanti fedeli che, a bocca aperta, assistevamo  - molti eravamo architetti o studenti di facoltà – alla bellezza sulle parole del Restauro compiuto e visualizzato in diretta. Chi non lo fosse stato, architetto credente nell’architettura, lo sarebbe diventato in un attimo. Che grande celebrazione architettonica!

Smorzando il tono ilare, pensiamo a qualche riflessione. Come mai questo intervento ci ha affascinato cosi tanto?

In primis perché si è avvertito subito un senso di rispetto del monumento; non a caso il team di progettazione (capogruppo Marco Dezzi Bardeschi in collaborazione con gli architetti Felice Buonfantino, Alessandro Castagnaro, Renato De Fusco, Antonio De Martino, Laura Gioeni, Rossella Traversani, Giovanni Coppola e Furio Sacchi) si era definito Elogio del Palinsesto, data la palese volontà di rispettare le stratificazioni, senza escludere per motivazioni meramente estetiche una o l’altra. Dunque un progetto vero di restauro architettonico moderno.

Altra cosa fondamentale, strettamente correlata, è stata la distinguibilità: chiunque ieri fosse entrato, esperto o meno della materia, si sarebbe accorto delle diverse epoche coesistenti, delle diverse modalità di intervento negli anni, del distacco, raccolto in un’unica soluzione finale, dei blocchi compositivi. Il tutto a conferire una bellezza evocativa di raro pregio.

Percepire le diverse epoche è segno di gran rispetto verso la storia, verso il palinsesto, verso chi, nei secoli scorsi, ha apposto la propria firma su un bene architettonico. Partendo da Lucio Cocceio Aucto, passando per Cosimo Fanzago e arrivando ai nostri giorni, dove un altro nome, degno di nota, è quello dell’architetto Ezio De Felice, docente di allestimenti e museografia alla facoltà di Architettura di Napoli e ricordato per notevoli interventi di restauro. Rispetto all’epoca di realizzazione alcune operazioni furono, dal suo team, compiute con estrema modernità, a cominciare da alcuni tagli netti fra le due strutture, anche se l’intento del De Felice, a quanto dicono gli storici, era quello di far prevalere l’antico Tempio di Augusto, sacrificando e rimuovendo l’effigie barocca di epoca fanzaghiana. Modalità sicuramente di estrema negatività, in quanto andava a compiere un falso storico, cancellando un documento di una data epoca, quella barocca, dove avvenivano sincronicamente, in quasi tutte le chiese di Napoli e dintorni, “abbellimenti” di varia natura, in sovrapposizione alla veste gotica precedente, rappresentando a loro volta, un altro falso storico.

Di certo rimuovendola non si eliminava il problema dell’autenticità che, in questo caso, è stato affrontato da Gnosis Architettura, insieme al team di Dezzi Bardeschi, in modo tale da non eliminare le tracce della verità, anzi restituirne il valore, creando una commistione temporale, una convivenza fra esse, rendendo al Tempio una particolare, spregiudicata, bellezza.

La bellezza della fusione, della sincronia di tempi diversi, lontani fra loro, cosa che non potrebbe mai accadere nella realtà.

Un dualismo accentuato, un vedere insieme il Tempio e la Cattedrale come fossero nati e cresciuti insieme, ognuno con il suo stile, coesistere degnamente fra loro, senza respingersi, anzi compenetrandosi. Basti pensare a quel capitello che letteralmente “si affaccia” dalla finestra della cupola della cappella del SS. Sacramento, termine ultimo di una colonna che attraversa lo spazio e si inserisce in un diaframma fra la cupola ed il muro perimetrale del Tempio.

 

Dell’interno si è potuta riscontrare la sua pregevole fattezza, dovuta alla ricostruzione volumetrica dello spazio templare, a cui è stata conferita luminosità e trasparenza per interagire con il contesto, attraverso una vetrata strutturale leggera e resistente al vento forte di quell’area, con tanto di serigrafia su vetro delle colonne, in facciata principale, in modo da rievocare la scansione ritmica ed avere la sensazione, guardando dall’interno verso l’ingresso, di essere realmente in un tempio, di cui lateralmente ben si conservano, erette,  le colonne, su cui il De Felice era intervenuto con la reintegrazione di alcuni fusti in cemento armato e successiva anastilosi dei componenti.

Dell’esterno maggiormente è risaltato all’occhio lo snodo del percorso che da dentro conduce a fuori e poi riporta al punto di partenza. Una connessione ideale fra il Tempio e lo spazio esterno, il Rione ed i suoi affacci panoramici, con la possibilità di andare a scoprire “quello che c’è sotto”, con le sue particolarità d’intervento. Una piccola scala, un domani, condurrà, attraverso una piccola porta, a visionare il Capitolium sotto la campata ritmica di travi in acciaio che sorreggono il corpo centrale della fabbrica, dove ora insistono le panche su pavimento in pendenza, realizzato apposta per dare respiro alla struttura sottostante, da visitare come emblema e testimonianza archeologica di stratificazioni notevoli e raccordare l’ingresso all’altare, spazio corrispondente ancora alla chiesa barocca, realizzata ad una quota inferiore rispetto a quella dell’originario tempio.

Altra nota è che all’esterno, fra l’altro si leggono i segni di un portale gotico di un’altra cappella, poi voltando lo sguardo si nota la consistenza muraria del blocco chiuso fra le colonne, il distacco con il vetro strutturale del foyer d’accesso, i tagli vetrati del restauro del De Felice, il salto fra la copertura del Tempio e quella della chiesa, tutto ben equilibrato poi con i dettagli costruttivi realizzati. Insomma un restauro di un’opera d’arte compiuto ad arte. Il resto lo narreranno le foto e i ricordi di chi ieri ha potuto e voluto assistere alla lezione on site del gentile professor Castagnaro, che ringraziamo ancora di cuore per essere stato presente a questa importante fermata di Instaura Tour, la prima, inaugurale, dell’anno nuovo.

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

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