I LAND

Cilento, terra d’ arte

17-02-2015 Mariantonietta Sorrentino
BORGHI STORICI ED EPISODI

Si dice Cilento e molti pensano al Salento che è tutta un’altra storia.

Cilento polmone verde e scenario naturalistico di primo piano, ricco di sorgenti e forre, pianori e ulivi. Cilento con il suo tessuto fatto di committenti ed opere d’arte, di antichi mestieri come il carbonaio oggi scomparsi e di ruderi di mulini ad acqua che testimoniano un’attività produttiva preindustriale che erra in mano alla chiesa ed alla nobiltà. Una  storia che si edifica con tante microstorie che han lasciato una traccia seppure minima sul territorio.

Aquile, storioni, fauni, cicogne son scolpiti nel legno. Basta allungarsi fino a Laurino per ammirarli. Laurino, arroccata e imprendibile su quello sperone di roccia. Una fauna è raccolta  dietro l’altare della chiesa della Collegiata di Laurino, un bestiario che non ti aspetti, ma che aspetta da secoli di essere ammirato. Pochi turisti riescono nella impresa: quando c’è Messa solamente la chiesa è aperta. Quanto si gioverebbe il Cilento della creazione di un tour tra le chiese!

Presi a prestito da un maturo ’500, le figure zoomorfe son in ottima compagnia e non nascon nell’ Umbria del Perugino e nemmeno in regioni similmente titolate, nella Toscana di Giuliano da Maiano. Son opera di Geronimo Consulmagno di Aquara. Sempre lui, Geronimo, forse figlio di Gianvincenzo, intagliatore-scultore, realizzò anche la bellissima porta della chiesa di S. Antonio. Sulla formella raffigurante San Ludovico di Tolosa nel coro si legge “Opus fecit M(agister) Hieronimus Consulmagno, terre Aquarie 1638”.

Il coro ha una ornamentazione scultorea ricchissima, oso dire esuberante, opera di una bottega di certo fiorente, creato da mani esperte. La formidabile architettura lignea sfida il tempo, sopravvivendo all’ incuria ed alle ingiurie in un Sud isolato, forte di tradizioni artigiane, di committenze fastose e, tutto o quasi tutto, noto solo ai tecnici del settore.

Il coro è solo uno dei numerosi gioielli del Cilento, una sub regione del salernitano che vanta numeri da maggiorata e che merita attenzione. Ma il Cilento ne può vantare altri, come la chiesa di San Biagio ad Ottati dove protagonista è un busto d’argento del santo, messo al sicuro dietro una grata di acciaio. A Laurino nei due ordini di stalli la decorazione zoomorfa a tutto tondo esibisce serpi, galline, leoni, cani alati, volpi, draghi, caricature di feudatari ed ecclesiastici. L’architettura lignea si alterna alle immagini sacre di S. Michele che trafigge il drago, della Vergine con il Bambino, del Cristo Risorto e di S. Pietro. Nei lati interni un sole si contrappone alla luna, simbolo della vittoria della luce sulle tenebre

A dirla tutta a Laurino operarono due Consulmagno, esponenti della straordinaria bottega di artisti di Aquara di cui poco ci è stato tramandato. Nella stessa Collegiata c’è la creazione del secondo fratello, ma andiamo con ordine.

Nella limitrofa e preziosa cappella del Rosario in Collegiata si ammira la tavola della Madonna del Rosario, annata 1579 e creata da Gianvincenzo Consulmagno. La cappella presenta affreschi sulla volta, opera di Paolo De Matteis, allievo a Napoli di Luca Giordano.

Johannes Vincentius ConsulMagno Terrae Aquariae pixit Anno 1579. E così conosciamo senza ombra di dubbio paternità e data di nascita del capolavoro. Sono passati otto anni appena dalla battaglia di Lepanto. Lo stesso artefice aveva già realizzato una Madonna del Rosario a Sacco nel 1578 e nella non lontana Roccadaspide una Assunta nel 1586. 

 

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