I LAND

Instaura tour: siamo diventati “incurabili” di Napoli, una città, un mondo, un’infinita scoperta.

13-04-2015 andrea damiati
racconti d'architettura

La giornata di sabato 11 aprile dedicata all’instaura tour al complesso di Santa Maria del Popolo degli Incurabili di Napoli ci ha condotto verso un’atroce verità: quanta bellezza, arte, storia, quanti luoghi e architetture esistono da scoprire e quanto poco tempo per farlo! Non ci basterà una vita…

Nel frattempo noi tutti, partecipanti a questo special stop con Instaura, siamo diventati “incurabili” di Napoli, una città, un mondo, un’infinita scoperta. Accolti da sole e tanto desiderio di entrare in questi spazi per lungo tempo chiusi e, finalmente, da qualche anno, riaperti al servizio della comunità, possiamo riconoscere ed apprendere la storia di una città anche attraverso il diffondersi delle sue malattie. Perché si, spesso, non sono solo le guerre a stravolgere i canoni urbanistici di un luogo, ma anche e sopratutto le sue malattie, come accadde a Napoli.

E le malattie a segnare il corso dei mutamenti storico, politico, sociali.

Questa la prefatio del dott. Gennaro Rispoli, primario chirurgo dell'ospedale Ascalesi, fondatore dell’associazione culturale “il Faro di Ippocrate” che si è prodigata al recupero ed alla conservazione degli spazi della storica Farmacia degli Incurabili e di una parte del Monastero delle Pentite, adibendo alcune sale al pianterreno a Museo delle Arti Sanitarie. Interessante il suo preambolo sulla situazione generale di Napoli Capitale del Regno (di Napoli prima e delle Due Sicilie poi) laddove il complesso degli Incurabili si presentava come teatro di notevoli dinamiche sanitarie ma anche di natura prettamente sociale, dato il carattere di accoglienza, oltre che di “cura”, all’interno della struttura. Infatti nel complesso risiedevano anche i pazzi, considerati all’epoca molto vicini ai numi, per cui, forti di una certa immunità, vagavano per la città, schiamazzando spesso e volentieri sotto Palazzo Reale. Inevitabile non ricordare il grande cantautore Pino Daniele che con je so pazzo rievocava fortemente questo concetto di follia immunitaria. All’interno della grande corte d’accesso è ancora presente il pozzo in cui i pazzi venivano calati…

Entrati nel Museo di Arti Sanitarie è immediato percepire la dedizione avuta nei riguardi nella conservazione di strumentazioni e modelli di tecniche di operazioni chirurgiche basti vedere a titolo di esempio, la scena dell’amputazione. Gli spazi architettonici si presentano in buone condizioni e si caratterizzano da una successione spaziale sormontata da volte; nella seconda sala, in ordine dall’accesso, è presente una scala molto pregiata in piperno che conduce al monastero delle Pentite, prostitute (da statuto dichiarate tali) che avevano deciso di smettere e darsi alla cura dei malati, sollecitate dalla madre Lorenza che, in cambio, le forniva ospitalità nel convento, annesso all’ospedale.

Notevole l’esposizione interna anche di tavole raffiguranti cronologicamente l’evoluzione della storia della medicina, parallelamente alla storia della città: una delle tavole raffigurava Napoli devastata dalla grande epidemia di colera del 1884, a cui seguì la cosiddetta “legge per il risanamento della città di Napoli”, che prevedeva interventi radicali di natura urbanistica al fine di risolvere una situazione igienico sanitaria disastrosa, attraverso la realizzazione di un sistema fognario,edificazione di nuovi quartieri, di nuove strade e piazze. Un intervento radicale insomma, volto a sacrificare, come è stato, interi quartieri (Mercato, Pendino, etc…) e molte architetture storiche monumentali. Ecco spiegato il nesso, la forte connessione fra malattia ed il corso della storia.

Subito dopo il Museo si è passati alla Storica Farmacia, dall’altra parte della corte. Un edificio a se, un episodio architettonico gradevole, sin dall’esterno, piccolo (di altezza relativamente bassa rispetto al resto del mastodontico complesso), compatto, proporzionato. Una doppia rampa di scale conduce al ballatoio porticato, su cui i portoni d’accesso chiusi celano una straordinaria meraviglia, al cui impatto è arduo non stupirsi. Siamo nei locali della Farmacia! Uno spazio di notevole profondità, caratterizzato da elementi d’arredo a parete in legno pregiato, sulle cui mensole i vasi decorati, di diverse dimensioni, collocati, dall’alto al basso, seguendo un ordine di gravità della malattia crescente, contenevano spezie e medicinali di vario tipo. Al centro un bancone in legno per l’accoglienza. In terra una pavimentazione maiolicata di raro pregio. Al centro della composizione, su parete, una teca sagomata come un utero verginale, su sfondo dorato, a cui si contrappone, perfettamente in simmetria e di fronte, nel gran salone, un’altra dalla forma di utero post cesareo. Perché, si, in questo spazio, difficile risulta dove guardare prima…

L'interno della Storica Farmacia

ph. Ermelinda Sorrentino

Infatti di fronte al bancone della farmacia un immenso vano conduce alla sala di rappresentanza, un non plus ultra di decorazioni, sfarzo e di molteplici letture semantiche del linguaggio rappresentato in tutti i simboli e soprattutto nella tela a soffitto, ricollocata dopo un importante lavoro di pulitura degli ambienti, ben conservati nel tempo, nonostante tutte le vicende storiche accadute. Molteplici le chiavi di lettura della simbologia, della raffigurazione sulla tela a soffitto di Pietro Bardellino, delle decorazioni sui vasi, degli evidenti simboli massonici. La cosa certa è che in quest’epoca (XVIII- XIX secolo) iniziano a stravolgersi concetti che volevano la ragione sottomessa ad aspetti prettamente religiosi. Qualcosa inizia a cambiare, non a caso siamo nell’epoca dell’Illuminismo. La medicina inizia a prendere il sopravvento, l’uomo con i suoi lumi della ragione, diventa in grado di spiegare e motivare la vita e tutto ciò che le riguarda. La lettura è correlata alla medicina vista come luce di una candela, come genesi, prontamente raffigurata anche sui vasi. La stessa candela che appare anche raffigurata nel bel dipinto a soffitto, rappresentante una scena dell’Eneide.

Dopo l’esperienza della Farmacia si è passati alla visita dei locali d’accesso all’Ospedale, attualmente sede dell’ASL Napoli 1, attraverso cui si è raggiunto l’Orto de' semplici ed il chiostro di Santa Maria delle Grazie. Interessante e innescante riflessioni l’antica suddivisione dei pazienti in curabili e incurabili, (oggi si parla di triage), a dimostrare che c’era chi era accolto non per risolvere il problema ma per essere aiutato a sopportare il dolore.

Nell’Orto la presenza del canforo seicentesco sicuramente incombe sul resto, che si presenta alquanto fatiscente: la corte cinquecentesca ospita spazi verdi dove erano coltivati elementi per gli speziali della farmacia, data la salubrità del sito, opportunamente scelto dagli ingegneri all’epoca.

Nel chiostro di Santa Maria delle Grazie notevoli elementi decorativi di rilievo: le volte grottesche ad esempio, con scene riprese dalle grotte della domus aurea da autori di bottega fiamminga. Altro elemento di importanza notevole è la lapide, testimonianza concreta, della presenza di una donna che si è spesa per la causa, Maria Lorenza Longo, una religiosa spagnola naturalizzata italiana. Il suo messaggio sulla lapide "qualsiasi donna in qualsiasi condizione senza condizione di giudizio straniera o indigena incinta bussi e le sarà aperto" innovativo per l’epoca e che dimostra, con semplici parole, il suo pensiero e la sua volontà di realizzare quello che in realtà è riuscito a compiere.

Lasciamo spazio a qualche immagine, per il resto, è necessario solo vivere questi luoghi per comprenderli!

Alla prossima fermata, dunque, sperando di replicare nuovamente quest’ultima, per riassaporare quest’incontro fra arte e scienze mediche. 

Un grazie a tutti i partecipanti!

 

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