I LAND

Castello di Ginosa, Taranto

06-05-2015 Patrizio Rossi
racconti d'architettura, Osservare il Paesaggio


Il Castello di Ginosa e' situato sopra un pianoro murato, domina tre lati della gravina ed è collegato alla via principale del paese mediante un ponte a quattro arcate, a tutto sesto, che si eleva su un largo e profondo fossato. La parte più antica è la torre, posta a nord-est; l'originario Castrum normanno, a fine '400, con il distacco dagli schemi medievali fu ampliato e trasformato in un palazzo signorile, ristrutturato poi nel '700 dagli Spinola-Alcanices de Los Balbases, feudatari succeduti ai Doria. Il Castello venne costruito verso il 1080 da Roberto il Guiscardo per difendersi dalle possibili incursioni saracene. Esso, quindi, costituiva la difesa del paese ed era quindi l'abitazione del conte, e lo stesso stemma del Castello rappresentava lo stemma del paese. L'imponente edificio del Castello di Ginosa venne costruito sulle sponde della gravina, cioè nella gravina, e solo la parte superiore si affaccia sul ciglio, a livello dell'attuale Corso Vittorio Emanuele, dove oggi è l'ingresso principale, col breve ponte in pietra, che nel passato era un ponte elevatoio (al posto dell'attuale terza arcata. La parte posteriore del Castello, a base trapezoidale è astrapiombo sulla gravina, e non ha subìto modificazioni (nell'aspetto esteriore) mantenendo lo stile normanno.

Il sottosuolo del Castello comprende antri e caverne, e al di sotto ancora erano state scavate tre profonde fosse coniche, larghe al fondo e restringentisi in alto, adibite più tardi a cisterne, ma dapprima orride carceri scavate nella pietra, con una crata di ferro per fargli passare l'aria. Il Castello aveva tre torri merlate (oggi incorporate nel complesso ormai ristrutturato), elementi architettonici che furono però demoliti quando, nel XVI secolo, Ginosa divenne baronia della potente famiglia Doria. Così, il Castello acquisì l'aspetto di un grande palazzo che ancora oggi si erge poderoso a dominio di tutto l'antico abitato.

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testo e foto di Patrizio Rossi

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