I LAND

Instaura tour al borgo Vergini, report di una mattinata fra architettura, archeologia e l’infinita bellezza della città di Napoli

01-06-2015 redazione instaura

Quando ci si leva presto e si percorrono km per scoprire delle bellezze inattese (o forse anche attese ma mai davvero “viste”…) significa tanto. Innanzitutto che c’è reazione da parte di tutti noi, c’è desiderio, volontà di scoprire, recuperare, restituire valore a ciò che “possediamo” da sempre e che, spesso, dimentichiamo, tralasciamo, cercando altrove.

Bando alle premesse, iniziamo a raccontare quel che è stato, per quanto sia possibile esprimerlo in parole. Episodi del genere è necessario viverli per comprenderli a fondo: non c’è foto o testo che regga. Solo gli sguardi e i sorrisi che si generano in quei momenti soccombono a questa mancanza.

Coordinando bene un pensiero e cercando di sintetizzare l’ampia mattinata in giro per una porzione delle città, partiamo dal punto di partenza dove è avvenuto l’incontro con la nostra speciale guida, Carlo Leggieri di Celanapoli: siamo a Porta San Gennaro, la più antica della città di Napoli, unico punto di accesso per chi proveniva dalla parte settentrionale, già menzionata in documenti risalenti all'anno 928, quando era dilagata la paura dei Saraceni. La sua storia è legata poi alle successive modificazioni dell’assetto urbanistico della città nei secoli fino ad arrivare alle edificazioni ottocentesche e di inizio novecento, letteralmente addossate alla porta ed in sostituzione della cinta muraria di epoca vicereale.

Sulla Porta il busto di San Gennaro che ringrazia la Vergine Maria (raffigurata nell’edicola retrostante) dello scampato pericolo, dopo la terribile peste del 1656 che dimezzò letteralmente la popolazione di Napoli (250mila morti su 400mila abitanti circa). Prima di inoltrarci nel borgo Vergini, ci si è immersi nei resti alcune parti di antiche murazioni greche, riportate alla luce in occasione della realizzazione dell’istituto Salvator Rosa e della rampa Maria Longo: sono parti di mura appartenenti alle fortificazioni del IV secolo ed una parte del V, oggi completamente inglobate nei mastodontici edifici in cemento armato e lasciate in maniera approssimativa in uno spazio di risulta alle spalle dell’assetto edificato.

Dopo di che siamo passati alla visita dell’esposizione “Stazione Neapolis”  all’interno della metro, linea 1, di piazza Cavour, dove fra reperti, rinvenimenti e ricostruzioni (come ad esempio una interessante dell’ultima nave ritrovata nel cantiere della metro a piazza Municipio) abbiamo potuto percepire quello che rappresentava la Neapolis nelle varie fasi della sua storia. Alcune tavole raffiguranti la ricostruzione della collina e del porto in età imperiale, mostrano palesemente l’impianto originario della città, con gli assi stradali ortogonali, dal greco plateiai e stenopoi, rievocanti il cosiddetto schema ippodameo, dove palesemente si nota il foro, in corrispondenza dell’odierna piazza San Gaetano, in cui insisteva il tempio dei Dioscuri, inglobato (quel che resta), nei secoli successivi, nella chiesa di San Paolo Maggiore.

Il museo è interessante oltre che per i reperti (moltissimi vasi, ma anche statue, iscrizioni e resti di colonne) anche per la proiezione continua su schermi di quelli che sono stati i lavori per la realizzazione della linea 1 della metro, dalle fasi di cantiere alle inevitabili e tutt’ora continue scoperte archeologiche, fino alla chiusura del progetto architettonico e le installazioni di design, caratterizzanti tutte le fermate della linea metropolitana, che connette l’ingresso alla città al centro e alle sue periferie.

Usciti dall’esperienza metropolitana una piacevole sosta in un bar all’ingresso del borgo Vergini ci stava tutta: una sfogliatella ed un caffè a spezzare in due il tour, incamerare quello che si è visto prima e ripartire alla grande per scoprire il dopo.

Il borgo Vergini, colori, sole, voci, rumori, tripudio di architetture civili e religiose che si susseguono senza dare spazio alla mente di capire. Complesso nucleo di stratificazioni dove le ultime leggibili sono databili fra seicento/settecento, ottocento e via dicendo fino ai giorni nostri.

 

Dagli studi di Mariarosaria Ruggiero e, precisamente, da un suo articolo intitolato “Persistenze trecentesche nel borgo dei Vergini di Napoli” leggiamo che gli impianti urbanistici angioino e rinascimentale sono interamente scomparsi a causa dell’irregolare orografia dell’intera area, sottoposta per secoli alle furie delle acque che calavano da Capodimonte, e a seguito dei rifacimenti e della massiccia urbanizzazione, dovute all’iniziativa del governo di Pedro de Toledo. Ma anteriormente alla murazione vicereale, avviata nel 1537, esisteva già un territorio suburbiale inti-tolato “dei Vergini”.1 Per ricostruirne l’aspetto trecentesco bisogna riferirsi alla più antica fonte, Benedetto di Falco: “…Fuor della Porta di San Giovanni a Carbonara è la chiesa di S. Maria della Sua Virginità […] a cui servono quei monaci li quali furono istituiti e ordinati da Cleto”, seguita dalla descrizione altrettanto vaga di de Stefano nel 1560. La pianta di Lafrery (1566) è la prima immagine del borgo che “è rappresentato come evento exa moenia già compiuto pe forma e suttua”4 essendo già elevate le quinte architettoniche lungo il sistema viario a doppia Y.

Di certo un borgo interessante e che, come ci racconta il nostro Carlo, non era restato indifferente anche al re Carlo di Borbone il quale attraversava spesso l’area, creatasi per natura dal fenomeno della cosiddetta “lava dei Vergini”, ovvero tutte le acque che scendevano da Capodimonte, comportando man mano, un innalzamento del livello stradale.

In successione abbiamo osservato solo dall’esterno perché chiuse (mentre alcune sono anche in disuso e in stato di abbandono) le chiese di Santa Maria dei Vergini e la Casa Canonica, l’arciconfraternita dell’Immacolata ed il complesso dei Padri della Missione opera del Vanvitelli, chiesa di Santa Maria Succurre Miseris (di cui vi sono persistente trecentesche al di sotto, di un’altra chiesa, Sant’Antoniello, portate alla luce nel 1933 da Gino Chierici). Poi siamo passati alle architetture civili dove la mano dell’architetto napoletano Sanfelice ha elaborato e realizzato alcuni importanti esempi delle note scale aperte: i due edifici visitati, Palazzo Moscati, detto dello Spagnuolo e Palazzo Sanfelice, rappresentano in pieno il modus costruendi di una soluzione architettonica funzionale ed esteticamente apprezzabile. Interessante in particolare nel Palazzo Sanfelice la soluzione delle porte finte ai piani intermedi, per non perdere la simmetria compositiva in sezione. Non a caso, data la bellezza di entrambi gli edifici (di cui quello dello Spagnuolo “restaurato” alcuni anni fa, con ripristino di un colore probabilmente originario) sono stati spesso location di ambientazioni cinematografiche sia storiche che odierne (“Le quattro giornate di Napoli” di Nanny Loy del 1962;  “Questi fantasmi” di Eduardo De Filippo, “Passione” di John Turturro)

La conclusione di Instaura tour ha visto la scoperta eccezionale da parte dei partecipanti di una porzione, seppur esigua della Necropoli Ellenistica di Neapolis, con la visita alla camera funeraria ipogea dei Togati e la proiezione di un video nella sede dell’associazione Celanapoli, in via Santa Maria Antesaecula, sulla presenza in tutto l’isolato della successione degli ipogei ellenistici ancora da rinvenire.

Ringraziamo di cuore l’associazione Celanapoli non solo per la giornata di sabato dedicata all’Instaura tour ma per tutto ciò che ha svolto in questi venti anni di lavoro per la riscoperta dell’ipogeo dei Togati e la determinazione di voler trasmettere, promuovere e divulgare la nostra storia antica per la valorizzazione di un territorio ancora poco conosciuto.

Napoli è immensa e noi continueremo a scoprirla insieme a tutti voi!

 

Grazie

Instaura team

 

Galleria fotografica: foto di Mariateresa Napolitano e Andrea Damiati

Inizio di Instaura tour con il grande Carlo Leggieri, archeologo founder di Celanapoli

I sorrisi e l'entusiasmo dei partecipanti

Sotto la "Stazione Neapolis" della metro linea 1 a piazza Cavour

L'inizio del borgo Vergini e sullo sfondo la chiesa di Santa Maria Succurre Miseris

Palazzo Moscati, detto dello Spagnuolo, prospetto esterno

Palazzo Moscati, detto dello Spagnuolo

Palazzo Moscati, detto dello Spagnuolo, dettaglio

Palazzo Sanfelice

Palazzo Sanfelice, scorcio della facciata con lo schema evidente delle scale aperte napoletane

Una parte dell'Instaura team, alla fine del tour

Instaura team al palazzo dello Spagnuolo

I partecipanti ad Instaura tour nella sede di Celanapoli, ospitante una parte della Necropoli Ellensitica

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