I LAND

Il mare può bagnare Napoli: un progetto dei MAPA per il riutilizzo del mare in città

08-06-2015 andrea damiati

“Il mare può bagnare Napoli” è un articolo su un progetto che ci è stato segnalato dal gruppo di architettura MAPA come una sorta di provocazione. Io sostengo non lo sia. Si tratta di un progetto a tutti gli effetti e in questo mondo dove solo in pochi “osano e possono” a quanto pare, anche realizzare le opere, è da considerarsi interessante lo sforzo di un gruppo di giovani architetti (Francesco Del Vecchio, Sebastiano Fiorillo, Edoardo Gagliardi e Alessandro Graziano, tutti napoletani) che si propone, si palesa, manifestandosi sul web, con ipotesi progettuali interessanti ma che, già in partenza, sono considerate (dagli stessi progettisti) come utopie, correlate strettamente ad una vecchia storia di autorizzazioni per la realizzazione difficilmente plausibili.

Ma perché tutto questo? Non voglio dilungarmi, ne scendo nel dettaglio della progettualità (che lascio a voi osservare e commentare), ma solo ribadire che la troppa burocrazia, quel carattere farraginoso e mai completamente esaustivo delle normative in merito, (fra l’altro sempre in evoluzione e non di certo facile stesura, dato che una risoluzione di una ne compromette un’altra e cosi via fino all’infinito) non fa altro che vincolare ulteriormente, tarpare ali a creatività e proposte. Ridurre entusiasmo e scorare gli animi. Alla fine si tratta di un’idea e non è niente male, serve, è funzionale e la fruizione è uno dei requisiti fondamentali per la sussistenza e permanenza di un bene architettonico o paesaggistico. Fra i principi fondamentali della conservazione e tutela. Ed in questo caso l’oggetto è il mare di Napoli, quel mare che “non bagna”…

Ovviamente c’è da intervenire con occhio critico, preposto ad attente valutazioni: e per questo esiste la cara, quanto bistrattata, figura dell’architetto. Si, proprio lui, l’architetto, quell’essere che, in grado di riconoscere e conoscere la storia, deve essere in grado di interagire con essa e operare, sul proprio territorio, scelte che possano addurre migliorie alla qualità della vita delle persone  Non limitandosi a valutazioni di tipo statico sul mero rispetto del monumento. Riferendosi per esso ad una conservazione “passiva”, immobile, senza vita.

Non dimentichiamo l’altro concetto essenziale, oltre a quello di tutela, cioè quello di valorizzazione, un quid da cercarsi, un elemento in più, il superamento di uno status iniziale (che è la tutela), attraverso nuovi valori da conferire a spazialità architettoniche già detentrici di gran valore, storico, artistico, culturale. Uno sforzo non facile da compiersi, ma necessario per dare continuità alla vita del nostro patrimonio culturale in generale.

 

Galelria fotografica del progetto

 

 

 

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