I LAND

Instaura tour: vivere il centro storico di Aversa, sensazioni e qualche riflessione

28-10-2015 redazione instaura - andrea damiati
racconti d'architettura

In stato di abbandono e degrado. Inaccessibile. Chiuso. Alcuni dei concetti che si udivano nell’etere, mentre intenti a camminare, alzavamo tutti gli sguardi verso il monumento. Il centro storico, il più grande monumento che ogni città o paese o piccolo nucleo abitativo possa avere.

Poche semplici espressioni che hanno fatto da filo conduttore ad una mattinata meravigliosa, assolata e con quell’entusiasmo che contraddistingue le nostre uscite fuori porta. Anche perché la città che abbiamo scoperto, al di la degli episodi al limite che, volutamente, siamo andati a cercare e vivere, è davvero molto bella, nelle sue connotazioni urbanistico – architettoniche, ancora “viventi” ed usufruibili.

il gruppo dei partecipanti ad Instaura tour

Instaura tour. Dopo l’inizio nell’area vesuviana, (contiamo di tornarvi presto) si sono succedute, in ordine sparso, Napoli, Pozzuoli, Bacoli, Teano, Conca della Campania, Pompei, Stabia, Postignano, Fermo e, dulcis in fundo Aversa, con il format “vivere il centro storico”. Lo scopo è stato, si, scoprire il territorio ed i beni architettonici di rilievo, ma anche (e soprattutto) osservare le architetture che, lungo i percorsi, inevitabilmente, caratterizzano i nostri contesti più o meno urbanizzati e che, spesso, vivono uno stato di abbandono, degrado, o sono caduti in rovina, senza continuità spazio temporale e talvolta, per assurdo, ferme nel tempo.

E proprio in quel sottile equilibrio che si è creato, fra paradossi e dure realtà, cha va ad annidarsi la curiosità, l’interesse, quel senso di appartenenza – non conoscenza di chi ha partecipato.

Instaura tour si è svolto passeggiando nel centro storico e, punto per punto, si è avuta la percezione della stratificazione storica cronologica, considerando, ovviamente, come primo, essenziale, periodo di riferimento, il secolo XI con la dominazione normanna della città, e la sua fondazione avvenuta, molto probabilmente, fra il 1029 e il 1030. Nello specifico se n’è parlato di fronte alla bellissima cattedrale, dove l’impianto originario è attribuibile all’epoca normanna, negli anni fra il 1053 ed il 1090,  come si può ben notare nel corpo centrale e dalla cupola ottagonale con archi trilobati di richiamo bizantino, a dimostrare l’apertura dei normanni verso le influenze esterne o pregresse.

La cupola ottagonale del duomo di Aversa

Dalla partenza in piazza Municipio, con sosta veloce presso il convento di San Francesco e la libreria “il Dono”, sede della mostra che terremo il prossimo 8 novembre, in collaborazione con Aversa in rudere, nostra partner e collaboratrice nell’intera iniziativa, si è seguiti il percorso definito nella mappa, incrociando le strade dove erano allocati i sedili, gli spazi architettonici dedicati ai nobili, affinché deliberassero sulla vita cittadina su tutti quei temi non regolati e amministrati direttamente dalla Corona.

Molto interessante in tal senso il più antico, nonché l’unico pervenutoci, il sedile nobiliare di San Luigi, sito in piazza S. Domenico, a ridosso del primitivo tracciato murario normanno. Il sedile di San Luigi, insieme agli tre, fu concesso nel 1195 dall'imperatore Enrico VI, il figlio di Federico Barbarossa, alle famiglie dei cavalieri e dei soldati aversani come ringrazia­mento per l'appoggio ricevuto nella guerra contro i Normanni.

La storia narra che, in seguito all’estinzione delle famiglie nobili, tutti i seggi furono riuniti in uno singolo, quello appunto di San Luigi, abolito poi con decreto dell’aprile del 1800 da Ferdinando IV, che volle punire l’atteggiamento tenuto dagli appartenenti ai seggi durante l’esilio dei Borbone.

Il monumento è stato abbandonato per molto tempo e recuperato solo lo scorso anno, grazie all’intervento di restauro dell’arch. Luigi Rondinella, in collaborazione con l’arch. Antonio d'Alessio e la consulenza tecnologica sui materiali del geom. Stefano Lancellotti.

Dopo un lungo percorso, attraverso vicoli con edifici gentilizi residenziali, dai portali interessanti e di pregio (anche il Mormando ha lavorato ad Aversa, uno dei maggiori esponenti del rinascimento napoletano, di lui riconosciuti due portali in piperno), abbiamo chiuso instaura tour in un complesso architettonico che desideravamo vedere e mostrare a tutti sia come bene materiale, da un punto di vista di qualità architettonica ed indiscusso pregio, ma anche e soprattutto in quanto bene immateriale. È il complesso della Maddalena, hospitium lebrosorum e convento in origine ed ex ospedale psichiatrico poi. Fino all’anno della chiusura, dalla legge Basaglia in poi (1978, per il  superamento della logica manicomiale) al protrarsi del dolore fino al 1999, anno della definitiva ed ufficiale chiusura e conseguente abbandono.

Siamo stati accolti da alcuni ragazzi del Laboratorio Politico Iskra che hanno “recuperato” alcuni spazi della ex falegnameria, facendola diventare un luogo per laboratori creativi. All’interno del complesso anche altre associazioni si sono “Insediate” e stanno utilizzando gli spazi verdi per coltivare, come “Fuori di zucca”, interessante fattoria sociale che realizza anche eventi per riaprire al pubblico l’immane spazialità della Maddalena che, purtroppo, versa in uno stato di degrado assoluto, nonché palesa evidenti segni di probabili dissesti statici.

Scrivere dei report dopo queste giornate cosi intense non è molto facile. Non lo è per niente.

Anche perché le cose da dire sono infinite. Sarebbe bello approfondire la storia di ogni singolo pezzo di architettura visto e non visto, data la “cesura” o lo stato di abbandono, “bello” esprimere le sensazioni provate di fronte a luoghi di dolore e inumani, ora abbandonati, dunque doppio e ancora più stridente il contrasto: a dolore è stato aggiunto dolore.

Importante recidere quelle condizioni di malessere esistenziale e disumane, importante non perderne totalmente memoria storica. Bisogna che la gente sappia la storia di quel palinsesto architettonico.

Non è possibile cancellare. Non per chi ha avuto dei legami in qualche modo con quella struttura, non per chi vive la città in cui è installato. Non per chi vuole partire dal problema per renderlo soluzione. E superare il dolore, affrontandolo e recependo l’energia che può fuoriuscire dalla rabbia. Una visione antropologia della cosa vuole questo, vuole questo superamento del dolore, partendo da esso e non certo “abbandonandolo” come si lascia in stato di disuso un complesso architettonico monumentale il cui nucleo originario risale almeno al XIII secolo. Esistono secoli di storia e tracce di umana condizione da non eliminare in tal senso. Stratificazioni materiali ed immateriali. Vite vissute e, forse, ancora imprigionate all’interno.

Dunque operare con il restauro dovrebbe e può essere la soluzione, elaborando idee progettuali su destinazioni d’uso che restituiscano alla collettività spazi di utilizzo per diversi fini, culturali soprattutto, senza tralasciare una parte al ricordo, allo studio, alla ricerca della soluzione della problematica psichica di un essere umano.

Adesso lasciamo parlare le immagini.

Ringraziamo gli Enti che hanno patrocinato l’evento, gli Ordini degli Architetti di Napoli e Caserta, le associazioni “Patatrac”, la libreria “il dono”,  il progetto fotografico “Aversa in rudere” e noi di Instaura.

Grazie a tutti i partecipanti, vi aspettiamo alla mostra del giorno 8 novembre, inizio ore 16.00 presso la libreria”il dono”.

andrea damiati

instaura

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

campanile del Duomo

chiesa di San Domenico

palazzo Golia, in via Seggio

scorci dal Duomo

occhi al cielo

Aversa in rudere

scorcio chiostro di San Domenico

La Maddalena, ex Ospedale Psichiatrico

La Maddalena, ex lavanderia

La Maddalena, ex Ospedale Psichiatrico, spazi interni

La Maddalena, ex Ospedale Psichiatrico, sezione distaccata Leonardo Bianchi

piazza san Domenico, il sedile nobiliare di San Luigi

palazzo Parente, centro storico 

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