I LAND

Cambiare il corso degli eventi, incontrando architettura. L’ex tabacchificio Saim di Eboli.

22-11-2015 andrea damiati
racconti d'architettura

Una giornata come tante può cambiare d’un tratto il suo corso. Come?

Andando alla scoperta di architettura sul territorio. In qualsiasi forma essa si presenti è sempre interessante ed adrenalinica improvvisata. E’ una mattinata piuttosto scialba e decido di chiamare Alfonso, mio amico architetto di Cava de’ Tirreni, dove una parte di me ha vissuto bei momenti immersi nell’architettura e nella storia di una semplice, pulita, lineare cittadina. Talvolta euclidea.

Il “masto”, come amo definirlo io, dai tempi non sospetti della fatidica università di architettura, si dice pronto ed entusiasta di questa mia, malsana ma intrigante, idea: voglio andare a vedere l’ex tabacchificio SAIM di Eboli, registrato qualche tempo fa nell’Osservatorio dal masto stesso e su cui ho interesse ad approfondire la cosa. Mi esprimo liberamente in un articolo che non vuole essere di sapore tecnico ma piuttosto intimo ed emozionale.

Perché in quel luogo, una volta arrivati, le emozioni si sono succedute, senza interruzione, frammiste a ricordi ed un po’ di nostalgia, teorizzata puntuale da noi appassionati di restauro e, non dimentichiamolo, in qualche modo, in esso “specializzati”, ma questa è un’altra storia…fatta anch’essa di nostoi.

Prelevo un ilare Alfonso in un incrocio determinato dalla nuova, sempre nuova, segnaletica della sua città e si parte. Partire, si, fa bene all’anima. Sempre, soprattutto se si va alla ricerca di architettura, non una qualsiasi, ma una che sia vecchia, triste e sola, abbandonata” ma che tiene alla vita.

Un ex tabacchificio, ma poi perché chiamarlo ex. Solo perché in disuso, solo perché abbandonato. Solo perché non attivo. Quella struttura è ancora un tabacchificio. Non ho mai sentito parlare di un ex chiesa o ex monastero, almeno fino a che non hanno cambiato destinazione d’uso. Riflettevo.

Arriviamo. Ed un profilo segna l’orizzonte dapprima lineare, poi lentamente, frastagliato, come onde che prima si propagano e poi bruscamente si interrompono sulla scansione di pieni e vuoti, ritmi vernacolari, rurali, produttivi, frenetici. Come quelli serrati della produzione del tabacco,  come appartenenti da sempre a quei volti sorridenti di una foto di qualche tempo fa, in bianco e nero, a tratti sbiadita.

Un mausoleo, una basilica paleocristiana, un acquedotto romano, insomma un impatto verso il mondo antico. Come prima sensazione, nonostante la struttura sia stata concepita ai primordi del novecento, ma con evidenti richiami al passato non prossimo. Sorniona, solo dopo, si è palesata l’altra sensazione, quella dovuta all’abbandono, al degrado, all’oblio, ovvia conseguenza di umana mortificazione interiore.

Solennità, bellezza, equilibrio, ritmo, precisione, sequenza di archi, successione di aperture.  

E testimonianze improvvise, mistiche apparizioni, a narrare qualche episodio di quel che fu. L’indagine si è conclusa con l’incontro fortuito con una persona di altri tempi che, mentre raccoglieva cicorie, spontanee in quell’immenso prato, una volta dedita alla lavorazione delle foglie di tabacco, ha elargito qualche piu o meno spontaneo ricordo, intervallato dal movimento sinuoso ed inquietante del suo coltello da cicoria. Solo qualche ricordo di quando viveva all’interno del complesso, senza lavorarci. Nessun accenno al sanguinoso fatto dello sbarco a Salerno del ’43, laddove teatro si mostrò, fra i vari luoghi, anche l’ex tabacchificio di Fiocche…

Inizieremo una ricerca storica, sperando di individuare qualche notizia e, perché no, pensare ad un ideale recupero del complesso come segno di rispetto di una vicina passata civiltà, memoria di eventi produttivi ma anche bellici. Storie ancora da raccontare e vivere in spazi monumentali dove l’architettura, seppur in sequenza ripetitiva, di stampo prettamente “industriale”, ha mostrato, imponente, il suo linguaggio, fra elementi morfologici del passato ed uso di sovrapposizioni materiche in slancio verticale di grande interesse.

 

andrea damiati

 

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