I LAND

Manhattan ma non sulla Quinta Strada, breve guida relativa

25-11-2015 Marco Pontrandolfi

Quando  si scende lungo la 5th avenue, la prima impressione che si ha della città è quella di un luogo dove la principale occupazione è spendere, o spendere di più. Ci sono tutti i grandi nomi della moda, i grandi marchi del lusso, c'è il Plaza Hotel, oggi trasformato per metà in palazzo di super-appartamenti privati per super-ricchi che proprio non possono vivere senza una vista privilegiata su Central Park.

Se si frequenta  la fascia di Manhattan a sud di Midtown, si trova una città dove persone da tutto il mondo amano stare insieme, frequentare locali accoglienti e in genere poco costosi, seguire i propri interessi senza le isterie tipiche delle grandi città. 

Prima di conoscere New York un po' meglio, prima del mio primo soggiorno in città ormai cinque anni fa, pensavo che, per quanto bellissima, dovesse essere comunque per forza caotica, velocissima, che più che accogliente fosse spettacolare. La si va a vedere perché è spettacolare, perché i grattacieli illuminati sono stupefacenti, ma quando sarò là, pensavo, dovrò confrontarmi con una realtà molto difficile per noi europei, ripararmi dal vortice di una città forte e forse pericolosa. Oggi posso dire, dopo il terzo periodo passato a New York City, che se da un lato il traffico di auto, taxi, metropolitana e pedoni è continuo e rumoroso, se i locali sono sempre pieni e l'inglese parlato non è mai lo stesso ma è arricchito da tutti gli accenti mondiali possibili e immaginabili, dall'altro il sentirsi accolti e la volontà di vivere le strutture della città per il loro scopo primario, e cioè stare semplicemente tutti insieme in uno stesso luogo, sono la causa del successo della metropoli.

Ha una forma di vita sociale che non ha paura di mettersi in gioco e che vuole confrontarsi con interessi e persone. E quindi per capirla non basta fermarsi ai negozi della Quinta Strada o ammirare l'Empire State Building, ma bisogna accettare il gioco e unirsi a tutti gli altri nell'inseguire i propri interessi, nelle piazze, nei mercati, nei locali dove si suona la miglior musica del pianeta o nei ristoranti con cibo da tutti gli angoli di mondo.

 

Breve guida quindi secondo me per affrontare come si deve New York.

 

Quello che conta è avere interessi. Sono stato in un jazz club nel Greenwich Village, lo Smalls. E' in pratica una cantina, con soffitto basso, semplici sedie e panche per sedersi e bere qualcosa mentre la band suona. Club che potrà contenere al massimo davvero poche decine di persone contemporaneamente, da cui il nome “Smalls”. Delle trenta persone circa che eravamo un po' erano giovani ventenni, un po' trentenni e quarantenni e c'era anche qualche anziano newyorchese. Non è strano. Tutti insieme abbiamo ascoltato la musica che cercavamo, insieme i più anziani con i più giovani hanno festeggiato a fine concerto nella piccola sala del club.

 

Le strade non sono solo vie di comunicazione ma veri e propri confini culturali. A seconda della strada dove ci si trova cambia l'edilizia e lo stile di vita.

 

Bisogna andare nei mercati cittadini come il Chelsea Market, nel Meatpacking District. E' qui che si scopre come nella metropoli siano rimaste vive tradizioni popolari a dimensione più umana, quasi da centro storico di paese.

 

Andare a Soho e passeggiare tranquilli tra i negozi, magari cercando di capire come potevano essere una volta i loft tipici che oggi sono diventati famosi, ma che sono nati da vere e proprie occupazioni da parte di artisti in cerca di fortuna di ambienti industriali abbandonati.

Non meno  importante è evitare di avere l'atteggiamento sminuente di chi ad ogni angolo dice di avere le stesse cose nella propria città, “ma questo c'è anche da noi”. Primo perché non è vero, ogni città è unica, secondo perché in fondo è davvero la città di tutti, se ci si fida di lei. Anche se meravigliosa la mia Bologna non è una città che, superato il primo impatto, possa rappresentare tutti, New York sì.

 

Con questo non voglio dire che tutti devono visitarla o che debba piacere incondizionatamente. Continuo solo a sostenere che questa cultura eccezionalmente vitale, curiosa e complessa dello stare insieme sarebbe utile si diffondesse, anche in piccole dosi, nelle case, nei palazzi, nei grattacieli, nelle piazze e nei mercati di tutti, a migliaia di chilometri di distanza.

 

Marco Pontrandolfi

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