I LAND

L’ ANTICA MISENUM. Il report della prima fermata di instaura tour 2016!

11-01-2016 redazione instaura - andrea damiati

Abbiamo ricominciato in grande Instaura tour per il 2016!

Ieri è stata una bellissima giornata, aiutata da un sole caldo e dai forti colori azzurri che rendono i Campi Flegrei ancora più splendenti.

Nella terra che arde e respira siamo tornati con Instaura per completare un percorso di conoscenza, ricerca, indagine storica, osservando ed analizzando i rinvenimenti archeologici di quella che fu l’Antica Misenum. L’iter è partito dalla scoperta del Sacello degli Augustali, passando per la chiesa di San Sosio, arrivando alla grande cisterna della Dragonara (il nome corretto è Traconaria, dopo ne parliamo!) e concludendo all’antico teatro di Miseno, in parte rinvenuto sotto un’area di parcheggio antistante la strada che separa dall’attuale linea di costa.

Stanchi ma appagati abbiamo concluso la lunga passeggiata andando a degustare un buon vino presso la nota azienda vitivinicola locata accanto alla Piscina Mirabilis, altro sito monumentale di estrema bellezza ed importanza culturale, che rientra in un altro iter proposto in collaborazione con l’Associazione Misenum e che riproporremo nuovamente.

La brava Anna Pia, guida abilitata afferente all’associazione nostra media partner, ci ha fornito spiegazioni esaustive sulla storia dell’antica città, passando per dettagli architettonici, materiali e tecniche costruttive. E aneddoti nel tempo, anche e soprattutto vissuti con passione sulla propria pelle, nelle ultime, talvolta spiacevoli vicissitudini inerente la monumentalità spesso “dimenticata” o forse meglio dire trascurata.

Lo sbocco sul mara dal Teatro Antico di Miseno

 

LA STORIA, in breve. Il territorio di Miseno entrò a far parte della storia dei Campi Flegrei poco dopo la fondazione di Cuma da parte di coloni greci. Durante il VI sec. a.C., infatti, l’area misenate costituiva uno dei punti fondamentali del sistema difensivo attuato dai Cumani per la difesa del Golfo di Napoli: tale fortificazione rimase in uso almeno fino al III sec.a.C., quando Annibale si spinse fin qui per le sue devastazioni.

Nuovo impulso all’urbanizzazione del territorio flegreo, si ebbe a partire dalla fine del II sec. a.C. quando vennero impiantate numerose e lussuose ville ed impianti ad esse connessi.

La cittadina sorta sull’attuale Marmorto fu denominata Misenum, toponimo derivato dall’omonimo trombettiere di Enea, annegato in quelle acque.

Misenum inizialmente fu sede di ville marittime; a partire dall’inizio del I sec. d.C. ritornò alla sua primitiva vocazione militare. 

La data di riferimento è il 27 a.C quando Ottaviano divenne Augusto Imperatore, il quale, subito dopo la dopo la battaglia di Azio (31 a.C.), impiantò a Misenum la Classis Praetoria, la flotta al diretto servizio della corte imperiale, facendone cosi un porto militare

 

IL SACELLO DEGLI AUGUSTALI. In Campania una tipologia di tempio presente solamente in due siti, uno è quello di Miseno, l’altro è ad Ercolano. Il complesso monumentale, situato a breve distanza dal teatro, realizzato in epoca giulio-claudia e dedicato al culto dell’imperatore Augusto, nella sua forma “attuale” risale alle sistemazioni di età antonina (metà del II secolo d.C.), fatte eseguire da Cassia Victoria in onore del marito L. Laecanius Primitivus, sacerdote Augustale dell’epoca di Marco Aurelio. L’edificio fu però distrutto alla fine del II secolo d.C. probabilmente a causa di eventi sismici. Si tratta di un’architettura realizzata dai Sacerdoti di Misenum, liberti, per elogiare gli imperatori dopo la morte: si edificava al fine di divenire una sorta di elevazione da parte di una classe ricca ma meno importante, nella dinamica sociale romana, di quella patrizia.

Davvero interessanti i rinvenimenti degli anni ’60 in occasione di operazioni di nuove edificazioni cementizie: furono ritrovate ben 14 basi marmoree su cui alloggiavano delle statue. Alcune di esse, rinvenute integre (danneggiate solo durante gli scavi), ci sono state mostrate su alcune tavole stampate. Le statue del Sacello raffiguranti gli imperatori Tito e Vespasiano, sono attualmente collocate nel Museo del Castello di Baia.

i partecipanti alla prima fermata di Instaura tour 2016!

Altra scultura rinvenuta (e restaurata con sponsor, la prima nella storia) è la statua equestre in bronzo ritrovata in frammenti e ricomposta per anastilosi negli anni ’70, ricomponendo le parti mancanti in legno. La statua è detta di Domiziano – Nerva, prende cioè il nome di due imperatori romani. Il motivo di questa denominazione è perchè si tratta di un “recupero” di una statua preesistente a cui è stato semplicemente sostituito il volto! Il volto nuovo è quello di Nerva, mentre Domiziano fu vittima della “damnatio memoria”, dopo esser stato sottoposto a congiura, e successivamente assassinato in quanto troppo privilegiante il popolo e le classi militari, a discapito del Senato. Nell’opera dunque di “cancellazione della memoria” di tutto ciò che riguardava la figura di tale imperatore fu “risparmiata” questa statua a cui fu modificato solo il viso.

Una particolarità: al centro del tempio vi erano Antonino Pio e la moglie, ai lati sull’iscrizione i due Augustali Cassia Victoria e Laecanius Primitivus. La moglie aveva donato soldi al tempio per celebrare la morte del marito, eminente sacerdote augustale. Siamo nella metà del II secolo d.C. ed i liberti acquisiscono i diritti all’immagine con i soldi! SI tratta di una grande rivoluzione per l’epoca: il denaro da il potere adesso, non più la classe sociale di appartenenza.

DETTAGLI TECNICI. L‘edificio centrale, il vero e proprio sacello, consiste in un tempietto a podio di pianta rettangolare davanti al quale è situato l’altare. Mediante una gradinata di marmo, fiancheggiata da due podi di muratura, in origine rivestiti di lastre di marmo e sormontati da statue, si accede al pronao tetrastilo con colonne in cipollino dotate da capitelli di tipo pergameno, sopra il cui epistilio, recante l’iscrizione dedicatoria, era il frontone decorato con rilievi. Oltrepassato tale vestibolo, pavimentato in mosaico con un tappeto a tessere bianche e riquadratura a tessere nere, e varcata la soglia di marmo, si entra all’interno del sacello. Questo è costruito in opus reticulatum con ammorsature in tufelli, mentre le sue pareti dovevano essere ricoperte da lastre di marmo. Su quella di fondo un’abside con podio, fiancheggiata da due nicchie rettangolari, è intonacata e dipinta di rosso sulla parte superiore della fronte, mentre presenta nel catino una decorazione in stucco con rilievi a soggetto marino. Nel pavimento in cocciopesto con tessere bianche disposte a formare riquadri è inserita una fascia centrale in marmi policromi che ripete lo stesso motivo geometrico. L’ambiente a destra del Sacello, costruito in opus reticulatum, era decorato con rivestimenti in stucco ed intonaco dipinto sulle pareti e sulla volta a botte ed a crociera. In quello a sinistra invece fu rinvenuta la statua equestre in bronzo di Nerva (in origine Domiziano) ora al Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

 

 

foto dal web. la pianta del Sacello                                                                     foto di Mario Tulimiero

 

CHIESA DI SAN SOSIO

I coloni che venivano nel 1600 da Napoli, da Bacoli, da Pozzuoli, quando da pendolari divennero stanziali fondarono il primo nucleo abitativo sul Monte di Procida. La parrocchia è stata costruita come riferimento a questo nucleo abitativo e fu dedicata a Santa Maria delle Grazie e a San Sosio

San Sosio in epoca romana rappresentava  uno dei martini della Solfatara del 305 d.C, insieme a San Gennaro (suo parente forse)

La chiesa fu fondata e dedicata inizialmente alla Madonna di Casaluce (venerata a Casaluce, Frattamaggiore e a Miseno)

 

  chiesa di San Sosio, foto di Paola Castiglia

 

LA DRAGONARA

Il termine da TRACON (in realtà la grotta si chiama TRACONARIA, mentre è volgarmente detta Dragonara), che in greco vuol dire che significa “condotto di acque”, quindi acquedotto sotterraneo e tortuoso.

Da “Il forestiere alle antichità e curiosità naturali di Pozzuoli” di Pasquale Panvini ne evinciamo un’interessante descrizione che riportiamo. Consiste in una lunga strada irregolare con quattro alti corridoi laterali. La volta è sostenuta da dodici alti grandi pilastri disposti in modo che aprono le cinque strade. Intorno all’utilizzo di questo edificio sotterraneo vi sono diverse ipotesi: dicono alcuni fosse un’opera fatta da Nerone per farvi raccogliere le acque termali di Baja, che servivano ad uso di bagni (le stufe di Nerone), altri pronunciarono invece che fosse il magazzino per la flotta misenate.

Quello che sembra più probabile è che fosse stata una vasta conserva d’acqua fatta dal grande Agrippa per comodo della flotta di 100 mila uomini “che dimorar soleva nel porto di Miseno”

Nei pressi della Dragonara si vedono numerosi resti di edifici dell’antica Misenum: da Svetonio a Tacito viene rammentata una famosa villa “che aveva Lucullo nel promontorio di Miseno”, ed oggi si sostiene essere nella parte settentrionale del monte, fra il teatro e la grotta predetta. In questo luogo sarebbe morto Tiberio, il quale si trovava a Miseno nella villa di Lucullo quando morì, dopo un’incurabile malattia e dopo essersi vanamente sforzato di tornare a Capri.

La Dragonara è alimentata da una sorgente che scaturisce ancora oggi dal Monte Miseno.

Questa una delle differenze con la Piscina Mirabils che invece era alimentata dall’acquedotto del Serino.

Era nota in età medievale come il Bagno del Finocchio, per le abbondanti coltivazioni di quest’ortaggio. La presenza di una fonte d’acqua dolce fa pensare che questa alimentasse in parte il grande invaso.

DETTAGLI TECNICI. La cisterna è divisa in cinque navate da dodici imponenti pilastri che ne sostenevano la volta a botte. Originariamente l’ingresso era possibile dall’alto attraverso tre aperture; le grandi vasche impermeabilizzate ricoperte di in seguito utilizzate come sepolture.

Grazie a scavi recenti è stata messa in luce un’altra vasca, rivestita di cocciopesto idraulico, accessibile tramite gradini e caratterizzata da un piano inclinato verso un’apertura comunicante con una sottostante cisterna

 

  La Dragonara, interno, foto di Laura Noviello

 

IL TEATRO DI MISENO

E’ sito presso la riva del mare, ha pianta semicircolare, con il segno delle gradinate, al di sotto delle quali passa un corridoio con nicchie. Davvero interessante incedere nel corridoio, laddove di vedono gli accessi verso le gradinate, dove è evidente il segno dell’arco molto più basso rispetto al piano di calpestio attuale. Segno palese dell’innalzamento della superficie terrestre dovuto al bradisismo.

 

  Il Teatro Antico di Miseno, foto di Mariangela Nisi

 

Concludiamo il report ringraziando ancora tutti i partecipanti e soprattutto l’associazione Misenum che sul territorio in cui nasce si batte ogni giorno per la divulgazione della conoscenza storica e la salvaguardia del patrimonio culturale dell’area flegrea. Onorati della collaborazione e di aver dato il nostro apporto con Instaura!

Alla prossima fermata, per continuare i nostri studi, conoscere e far conoscere, monitorare l’area e vedere “cosa è cambiato”.

Grazie!

Instaura team

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

Il Sacello degli Augustali

La brava Annapia dell'associazione Misenum

Dettagli della superficie di rivestimento della Dragonara, foto di Laura Noviello 

Dettagli della superficie di rivestimento della Dragonara, foto di Laura Noviello

L'interno della Dragonara, foto di Mariangela Nisi

L'interno della Dragonara, foto di Mariangela Nisi

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