I LAND

Due report in uno: Instaura Tour al Moiariello, Napoli verticale, ed al Rione Terra di Pozzuoli.

23-02-2016 redazione instaura - andrea damiati
paesaggio nel tempo libero, INSTAURA Tour

Le ultime due fermate di febbraio sono state caratterizzate da diverse sensazioni.

L’una, quella della Napoli Verticale, è stata accompagnata, per la prima volta in un instaura tour, da un clima non troppo favorevole. La pioggia e la foschia hanno provato più volte ad interrompere il percorso ma noi, impavidi, non ci siamo fermati mai. Certo, la vista dalla Torre del Palasciano in condizioni favorevoli è tutt’altra cosa: dunque la ripeteremo!

Diverso discorso è stato per il ritorno al Rione Terra di Pozzuoli. Quando si accede ai Campi Flegrei è come se una luce ed un clima sempre primaverile estivo ci accompagnassero eternamente.

SALITA MOIARIELLO, Napoli

Nonostante la pioggia abbiamo potuto apprezzare episodi di bellezza e degrado nelle architetture, risalendo la nota scalinata, legata anche ad importanti set cinematografici, fra cui alcuni film della Loren e De Sica. Interessante fra tutti, palazzo Antinori, fabbrica gentilizia, dal portale pregiato in piperno ed un prospetto fortemente degradato che necessiterebbe di interventi di manutenzione o anche restauro, eventualmente.

Successivamente, di contro, abbiamo notato un episodio agii antipodi, cioè un’architettura “recuperata” qualche anno fa ed abbandonata a se stessa: sì tratta del convalescenziario dell’Ospedale della Pacella ai Miracoli, istituto sanitario atto all’accoglienza di tutti i pazienti dell’ospedale durante il periodo della convalescenza che venivano trasferiti in questa struttura dopo la permanenza iniziale in ospedale.

L’edificio è stato “restaurato” negli anni ottanta, poi abbandonato, e la non – cura ha riportato in luce il degrado. Successivamente in prossimità del principio del Moiariello (fra l’altro c’è da dire, una scalinata dalla forte identità, a cui gli abitanti sono legati al punto da prendersene cura privatamente, come fosse uno spazio comune privato afferente alle proprie abitazioni) alcuni episodi di “modernità” anch’essi abbandonati fendono il cielo e lo scenario verso la bellezza della natura circostante.

A quel punto si è innescato il discorso del recupero urbano, la necessità di una dimensione di intervento ampliata non al singolo episodio, ma all’intero comporto.

Altro episodio significativo incontrato, la chiesa di Santa Maria delle Grazie al Moiariello, gestita dall’associazione Templari Cattolici d’Italia, non afferenti all’antico ordine che, attualmente, risulta sospeso. Si tratta di una chiesa nei secoli notevolmente modificata, rispetto ad un nucleo iniziale di cui probabilmente non v’è più traccia alcuna. Essa fu ricostruita nel 1741, poi in data 1886 è documentato  un altro intervento di rifacimento ed “abbellimento” con opere in marmo. Nel 1965, nel ventennio postumo la seconda guerra mondiale, fu sottoposta ad un ennesimo intervento di riconfigurazione. L’episodio che ne decretò la “fine” fu poi il terremoto del 1980, in quanto fu completamente depredata di ogni elemento, compresa la pavimentazione in maioliche. Dagli anni post terremoto ad oggi, l’intervento dell’associazione dei Templari è volto al “recupero” del recuperabile, in termini di materia, provvedendo, giorno per giorno ad effettuare piccole modiche all’apparato scenografico, nonché strutturale, della chiesa.

FOTO

foto_Martina Bosone

 

 

 

RIONE TERRA, Pozzuoli

Tornare al Rione Terra è sempre qualcosa di stupefacente. Consente di notare dettagli, elaborare pensieri sulle modalità di recupero e captare elementi su cui riflettere nel mondo del Restauro Architettonico.

Questa volta il report sarà incentrato maggiormente sul percorso archeologico e l’installazione multimediale, allocati in palazzo Fraia Frangipane, edificio nobiliare attribuito ad una storica famiglia gentilizia di Pozzuoli.

Appena entrati le installazioni creano un suggestivo scenario interattivo, fra l’utente e chi deve usufruirne. Interessante è che siano state proposte delle proiezioni significative sulle pareti, in corrispondenza di ciò che realmente accadeva.

Vediamone alcune in dettaglio, provando a raccontare qualcosa.

La strada che si percepisce, appena entrati, corrisponde al  decumano maggiore della città romana, in perfetto asse con il portone del palazzo da cui si accede.

La prima installazione racconta la storia dell’antica città, la sua anima legata al commercio via mare, da cui la presenza di magazzini e tabernae. Interessante ricordare la figura del “saccarius”, letteralmente “carico di sacchi”: era la figura dello scaricatore di porto, spesso raffigurato in terracotta come souvenir del’epoca.

Un’altra interessante installazione mostra altri souvenir dell’epoca su cui sono incise le maggiori opere architettoniche pubbliche: si tratta di alcune fiaschette in vetro, ritrovate in Portogallo ed in Inghilterra su cui si intravedono, incisi, il Tempio di Augusto, l’Anfiteatro di Pozzuoli, lo stadio di Antonino Pio, ed un teatro non ancora venuto in luce, forse sito nell’area dell’attuale cinema Sofia.

Lungo il tragitto incontriamo il cardo san Procolo, su cui non vi sono domus, come a Pompei ed Ercolano, ma solo condomini che si sviluppano in altezza e che, spesso, non esistendo il tiraggio, si incendiavano ciclicamente, data la presenza della brace all’interno delle abitazioni.  

Il livello di calpestio è databile I sec d.C. grazie ad alcune incisioni su elementi marmorei su cui erano menzionati personaggi vissuti in quel dato periodo storico.

Camminando lungo l’asse viario ai lati si incontrano le famose tabernae, molte delle quali, in epoca vicereale, sono state  “trasformate” e riadattate in cisterne, a supporto degli edifici sovrastanti.

Ultima curiosità, l’installazione che proietta in corrispondenza allo spazio rinvenuto, il prospetto di un pistrinum, luogo dove si macinava il grano (era l’antica panetteria). L’installazione virtuale mostra, una volta aperta la porta, la macina in azione, fatta girare da uno schiavo (o nella realtà anche da un asino).

Il grano veniva schiacciato dall’attrito di queste due pietre di cui era composta la macina. Nel pistrinum in fondo c’erano scaffalature dove posare i pani che si producevano, affinché lievitassero, come avveniva anche a Pompei ed Ercolano.

 

Bene, concludiamo qua il nostro bel report, sperando di aver suscitato una qualche emozione e tanta curiosità ad uscire fuori porta e scoprire i “nostri” meravigliosi luoghi.

Alla prossima fermata!

FOTO

Chiesa della Santa Croce, esterno Rione Terra, foto_andrea damiati

foto_Daniele Lepore

Foto_Martina Bosone

Foto_Daniele Lepore, interno del percorso archeologico, il pistrinum

Foto_Martina Bosone

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