I LAND

Andrea Dinaro, uno studente Archi-gnere...

02-03-2016 redazione instaura
UN'INTERVISTA A.....

Oggi riprendiamo il format "un'intervista a" conoscendo Andrea Dinaro, un ragazzo in gamba che dalla Sicilia invia sempre interessanti "cose" d'architettura alla redazione Instaura.

Lo ringraziamo e ci godiamo le sue parole con piacere!

Andrea Dinaro

  Studente Archi-gnere ( mezzo architetto, mezzo ingegnere). Da qualche tempo ho scoperto il piacere di vagare per le città  senza una meta, ma  con il solo scopo di perdermi e sentirmi parte integrante di esse.

 

 

 

Cos'è per te l'architettura, vogliamo una tua sensazione...

L’ architettura per me è  un  vettore di emozioni . Essa  non è mai fine a se stessa, ma ha lo scopo di creare degli spazi e delle atmosfere in cui le persone possano sentirsi a proprio agio  sempre. Che sia una casa, una piazza o un edificio pubblico, l’architettura deve coinvolgere.

Quando hai capito di voler diventare architetto?

In realtà non ho mai avuto le idee chiare.  L’idea di diventare un progettista si è fatta strada frequentando i cantieri edili durante i periodi estivi, quando seguivo mio padre a lavoro.  Sapevo dell’esistenza di Ingegneria Edile- Architettura, ma un po’ tutti me ne sconsigliavano la scelta, suggerendomi piuttosto Ingegneria civile.  Alla fine mi lasciai influenzare e provai i test per civile ed edile- architettura come seconda possibilità. Caso volle che entrai in entrambi. A quel punto mi feci guidare dall’ istinto, dimenticando i pareri altrui, cosi oggi mi trovo al quinto anno  di ingegneria edile – architettura, che in fondo è stata sempre la mia prima scelta.

Di cosa ti occupi oggi? Studi ancora, sei architetto o hai cambiato strada? Sincero, però...

Sto per concludere gli studi presso l’Ateneo di Catania, dovrei  iniziare la tesi  in queste settimane. Ammetto di aver pensato più volte di gettare la spugna  , ma  non ho mai mollato perché in fondo ho sempre pensato che questa fosse la mia strada.

Quale materia studiata all’università ti ha affascinato di più? E perché?

Bella domanda! Nel mio corso di laurea sono presenti materie attinenti sia al campo dell’ingegneria  civile  che alla progettazione architettonica. Sono state tutte più o meno interessanti, ma  in fondo i miei interessi sono stati rivolti  più all’ architettura. Particolarmente affascinanti sono state “ Composizione Architettonica II e III”, dove ho avuto modo di comprendere tutto ciò che sta dietro ad un progetto architettonico e soprattutto mi sono reso conto di quanto fosse importante saperlo  comunicare .

Quale libro o film ti ha condizionato l’esistenza? (questa è bella)

Ma non c’è  un film o un libro in particolare. In questi anni  non ho avuto molto tempo per leggere libri che non parlassero di Architettura o  di teorie e norme tecniche.  Di certo mi sento appartenere alla generazione cresciuta con Harry Potter  e che ancora spera nella famosa lettera per Hogwarts. Durante il corso di composizione II ho letto  Le Città Invisibili, di Calvino e devo dire  che ogni volta  questo libro  offre sempre  nuovi spunti di riflessione.

Cos’è per te la fotografia? E’ presente nella tua vita in qualche modo?

La fotografia  è sia un arte, sia  uno strumento  molto potente per un progettista. Mi sono avvicinato  a questo mondo con il corso di “Rilievo dell’architettura”. In quel caso  si è dimostrata  fondamentale per la restituzione delle decorazioni barocche. Questa passione è maturata negli ultimi anni, da quando ho cominciato a vagare per i centri storici  delle città in cui sono nato e vissuto e che in realtà  ho scoperto di non conoscere. La fotografia permette di scomporre la realtà che ci circonda, di coglierne quei dettagli e quelle composizioni  geometriche che  spesso non sono subito percepibili.

L’architetto che stimi di più oggi? Ed uno del passato? Che ne pensi di te, in relazione a loro? Esistono davvero gli archistar?

Questa è una domanda difficile, ma  se devo proprio scegliere dico  tra i contemporanei : Renzo Piano, Peter Zumthor e Rafael Moneo  mentre tra gli architetti del passato  di certo  Le Corbusier,  Mies Van de Rohe e Louis Kahn.                                     

Io, nel mio piccolo spero di poter dare  un giorno un  valido  contributo al mondo dell’architettura.

Per quanto riguarda gli archistar  non posso dire di certo che non esistano. Io, da studente con poca esperienza lavorativa, sono più per un’ architettura partecipata, che nasce e sviluppa  per dare risposte alle esigenze di una comunità. L’architettura in primo luogo  deve essere coinvolgente  e tale da far sentire i suoi fruitori parte integrante di essa   e non degli estranei.

Cosa suggeriresti ad un giovane che accinge ad iscriversi in una facoltà d'architettura?  Vale la pena studiare una materia così complessa?

Suggerirei di scappare! Scherzo,  è un corso di Laurea  affascinante quanto difficile. Quello che mi sento di dire è di non arrendersi nonostante le difficoltà e di avere sempre ben chiaro l’obiettivo che si vuole raggiungere. Bisogna amare ciò che si studia ed essere sempre curiosi, perché questo genere di studi non si ferma ai soli libri o alle  immagini su internet, ma va  ben oltre. Per capire il senso dell’ architettura, con i suoi pro e i contro  bisogna  soprattutto viverla in prima  persona.

Cosa pensi del Restauro Architettonico? L’hai studiato? Ti interessa? Anche se no, dimmi cosa vedi intorno a te, nel contesto in cui vivi, in relazione alla tematica del recupero….

Sto studiando Restauro architettonico,  cosi come ho studiato  materie che affrontano i temi del recupero edilizio non solo civile, ma anche rurale. Il mondo del restauro è bello quanto complesso. Basta una scelta sbagliata ad arrecare problemi anche irreparabili. Ormai viviamo in un periodo in cui i nostri territori sono saturi di edifici. Bisogna  mirare  al  restauro  e alla valorizzazione dei centri storici delle nostre città, cosi come bisogna lavorare sul recupero degli edifici  sia residenziali che pubblici  che  caratterizzano le aree periferiche e  che gran parte delle volte vengono lasciate a se stesse. Esistono esempi di riqualificazioni edilizie ed urbane  incredibili in giro per il mondo ed io penso che bisogna partire proprio da questi esempi: se esistono vuol dire che si possono fare. È essenziale però studiare il contesto  in cui si opera e coinvolgere le persone che vi abitano per comprendere le loro esigenze.

Un aneddoto riguardante il tuo lavoro o gli studi.

Il primo anno di Liceo, mi trovai a parlare con una persona che frequentava ingegneria. Lo presi per  pazzo. Esclamai che mai e poi mai avrei potuto scegliere quella facoltà perché si studiava troppa fisica e matematica. Fu cosi che dopo cinque anni mi ritrovai dietro  i banchi dell’Università  a seguire  fisica e analisi matematica.

 

 

Grazie e BUONA FORTUNA,….e viva l’architettura sempre!

Instaura team

 

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