I LAND

La villa d'otium di Poppea. Il report di instaura tour nell'antica Oplontis

29-03-2016 redazione instaura - andrea damiati
INSTAURA Tour

Nonostante la pioggia si è deciso tutti insieme di non rinunciare alla bellezza della villa di Oplontis.

Ed è stato instaura tour volto alla conoscenza dell’essenza dell’area vesuviana in epoca antica, connotata dalla presenza delle villae rustiche allocate nell’areale interno, vere e proprie aziende agricole produttive, e delle cosiddette villae d’otium culturale, ricche dimore aristocratiche, dotate di lussuosi spazi interni decorati e di immensi peristili con giardini, con vista sul golfo e le isole.

Interessante è stato capire, grazie alla bravissima Laura che ci ha accompagnato in questo splendido viaggio, come l’area vesuviana tutta fosse stata condizionata dal suo più importante fattore geografico sia nella sua edificabilità che nella sua distruzione, il Vesuvio. E considerare il variare del corso della storia dalla devastante eruzione del 79 d. C.

L’intera area su cui insisteva l’antica Oplontis, corrispondente all’attuale città di Torre Annunziata, non è stata attraversata dalla lava, ma solo dal flusso piroclastico e cenere, motivo che spiega la perfetta conservazione degli affreschi nei saloni di rappresentanza, nei cubilia e negli diversi spazi di passaggio della villa rinvenuta, attribuita per dimensioni, ricchezza e decoro, a Poppea Sabina, moglie dell’imperatore Nerone.

foto Martina Bosone

La passeggiata è iniziata dal retro della villa, a cui corrisponde l’ingresso all’attuale area archeologica, accedendo allo spazio ospitante l’atrio, dal latino ater, che significa “nero, oscuro”, stante probabilmente ad indicare uno spazio “annerito” data la presenza , in origine, del camino al centro della composizione spaziale.

In sequenza siamo passati nello spazio con il grande larario, particolare per le sue notevoli dimensioni, rispetto agli altri rinvenuti nelle domus di Pompei ed Ercolano, ed il suo essere utilizzato sia dai proprietari della villa sia dai servi, la cui mansione si esplicava nell’attiguo atrio servile, rinvenuto nel 1839. La corte dedita alla servitù si presentava semplice, scarna, dal decoro essenziale, ma non meno elegante ed affascinante, con la presenza al centro di una fontana ed un albero, di cui oggi si conserva un simbolo rievocativo, un piccolo tronco, ricollocato al centro.

La natura compenetra nell’architettura ed è rispettata.

Ed “entra” nelle decorazioni, nelle note pitture da giardino, molto frequentemente rinvenute nell’area vesuviana.

L’aspetto che maggiormente risalta negli spazi della villa è di certo quello decorativo, motivo per cui si può essere portati a pensare che l’intervento di Restauro in Archeologia possa in qualche modo contemplare la “ricostruzione spaziale”, al fine di proteggere l’ambito artistico – umano, legato al lavoro di quel singolo individuo (o gruppo che sia) che, circa ed oltre 2000 anni fa orsono, ha prodotto quella raffigurazione. Non approfondiamo in questa sede il dibattito, sperando sempre e comunque nell’evoluzione tecnologica che possa coadiuvare in tal senso la ricerca del materiale e della tecnica “ideale” alla conservazione ed al Restauro.

All’interno della villa è interessante notare la convivenza dei famosi stili pittorici pompeiani, teorizzati da August Mau (XIX secolo), che suddivise la pittura in quattro gruppi basandosi sulla trattazione sulla pittura fatta da Vitruvio nel suo VII libro del De Architectura.

Riportiamo in breve le sostanziali differenze: il primo stile pompeiano, ad incrostazione, è detto stile strutturale o dell'incrostazione e si colloca nel periodo a partire dall'età sannitica (150 a.C.) fino all'80 a.C.

Il secondo stile pompeiano, detta architettura in prospettiva, o stile architettonico, si colloca nel periodo che va dall'80 a.C. alla fine del I secolo a.C.

Il terzo stile pompeiano o stile ornamentale detto parete reale, dal punto di vista cronologico, si sovrappone al secondo stile ed arriva fino alla metà del I secolo d.C., all'epoca di Claudio (41-54).

Il quarto stile pompeiano o dell'illusionismo prospettico si afferma in età neroniana e si distingue dagli altri per l'inserimento di architetture fantastiche e di grande scenicità (esempi noti sono nella Casa dei Vettii a Pompei e Domus Aurea a Roma). Ed è proprio il quarto stile che va a connotare sfarzo e ricchezza del grande salone di rappresentanza della villa di Oplontis.

Dovremmo dedicare un report intero all’aspetto pittorico della meravigliosa villa d’otium, esempio indicaitvo dopo le “più note” domus di Pompei e Roma. Per non parlare di altre spazialità architettoniche, funzionali, atte a testimoniare la ricchezza dell’edificato, come gli ambienti termali, la palestra con annessi spogliatoi e la grande, immane natatio, in parte ancora “sommersa” sotto l’edificato della città nuova.

Insomma un mondo da scoprire e rivedere più e più volte, per conoscerlo, assorbirlo e viverlo in maniera quotidiana, recepirne le medesime condizioni naturali, fisiche e psicologiche di vita degli abitanti della nera terra vesuviana.

Torneremo presto ad Oplontis!

Instaura team

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

Ingresso all'area archeologica di Oplontis

Porticus triplex della villa d'otium, foto di Martina Bosone

Gli affreschi nel salone in IV stile pompeiano.

 

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