I LAND

Una mattinata alla scoperta della dimensione del tempo, il report di Instaura tour in Certosa a Napoli

20-04-2016 redazione instaura
EVENTI INSTAURA REALIZZATI

La mattinata di sabato scorso è stata dedicata ad un instaura tour particolare: il recupero e la rifunzionalizzazione degli orologi solari nella Certosa di San Martino a Napoli. Una tematica importante, a cui vanno interconnese diverse discipline fra cui, in primis, la gnomonica, poi, in sincronica modalità, il restauro architettonico ed annesse soluzioni progettuali innovative.

Da alcuni anni l’arch. Alessandra Pagliano, docente di geometria descrittiva presso il DiARC, dipartimento di Architettura di Napoli, si sta occupando di gnomonica, applicando il raggio d’azione della propria ricerca sugli orologi solari installati nella Certosa di Napoli, nonché sulla nota Meridiana, opera settecentesca di Rocco Bovi, nella Sala della Biblioteca.

Quando incontrammo la professoressa in dipartimento, evidente era in lei la necessità e la volontà di divulgare quest’argomento con tutta la passione e l’interesse, nonché la notevole rilevanza storica. Motivo per cui abbiamo deciso insieme di dedicare una mattinata al recupero dei suddetti antichi sistemi di misurazione del tempo.

il Chiostro Grande con, in alto a destra, lo spazio una volta occupato dall'orologio solare

 

Ma cosa sono gli orologi solari? Sintetizziamo qualcosa.

Questi rappresentano una lettura del “tempo vero”, costitutiscono l’autenticità del rapporto fra uomo e natura. Un’antica sapienza che parte dall’antico Egitto (4000 anni fa circa), per poi propagarsi ovunque. Gli orologi solari servivano a capire l’andamento del sole per riuscire ad orientarsi: il contadino che lavorava nei campi doveva essere in grado di tornare a casa, il pastore doveva far rientrare il gregge in tempo, prima del buio e tante altre storie annesse. Oggi si parla di gnomonica come disciplina, applicazione della geometria, che studia il funzionamento degli orologi solari e ci appare complessa ma in realtà nei secoli passati era alla portata di tutti, agricoltori, pastori, pescatori, mercanti che ne possedevamo orologi solari portatili.

Ad un certo punto della storia, però, con l’introduzione degli orologi, è stata azzerata una cultura millennaria, Oggi, grazie alla geometria, attraverso l’utilizzo e la configurazione di frammenti d’architettura

All’inizio della passeggiata alla ricerca degli orologi solari in Certosa abbiamo avuto un momento iniziale con la prof. Pagliano dove poter osservare alcuni schemi prima di procedera all’osservazione diretta dei sistemi individuati. Sul grafico abbiamo notato le ore italiche (in blu) che dividono il giorno in 24 ore, a partire dal tramonto, il famoso momento in cui mancava mezz’ora al vespro, cioè al calar della luce. A queste si sovrappongono le ore francesi (linee nere), le attuali in uso, che hanno come riferimento la mezzanotte. Bisogna verificare dove cade l’ombra, usando lo gnomone per calcolare a che ora tramonta il sole.

E’ bene ricordare che non è possibile spostare gli orologi perché questi funzionano rispetto alla latitudine.

Siamo poi passati, in ordine sequanziaale, prima nel Chiostro Grande, architettura rimodellata dal Fanzago in epoca barocca, poi su un balconcino nel Quarto del Priore, dove insiste il più antico e complesso modello di orologio solare (risale al 1600), ed infine nella settecentessca Sala della Biblioteca, dove sul pavimento iun meraviglioso progetto artistico e scientifico di Rocco Bovi, in maioliche della famosa casa napoletana dei Massa Chiaiese, rappresenta le costellazioni ed una Meridiana, un calendario perpetuo che legge il tempo (ed il luogo) solo a mezzogiorno.

Nel Chiostro Grande sulla facciata ruotata verso est era allocato in alto su un laro un orologio solare che lavorava solo di mattina che è stato completamente cancellato con il trascorrere del tempo ed, in ultima analisi, intonacato. Il progetto della prof. Pagliano, in collaborazione con un team di architetti ed esperti in gnomonica, prevede la ricostruzione grafica dell’orologio solare su un supporto indipendente, lasciando inalterato lo stato dei luoghi, agendo in termini di reversibilità; il tutto solo attraverso l’installazione di un pannello grafico su piastra d’acciaio su cui riprodurre il reticulum temporis, collocandolo  sotto lo gnomone ancora funzionante. Il progetto di restauro è stato redatto facendo riferimento ad un dipinto del Chiostro Grande di Gabriele Carelli, del 1853, che ritrae con dovizia di dettagli anche l’orologio solare

L’orologio di tipo italico, poteva essere letto fino a mezzogiorno ed era utilizzato dai certosini per regolarsi con le preghiere: in prossimità del mezzogiorno infatti si teneva una messa. Non era abbinato un motto, come solitamente per gli altri orologi solari nelle piazze italiane o sulle facciate degli edifici, come il classico "sine sole sileo”.

Sul lato sinistro, simmetrico, è allocato invece un orologio a sei ore.

Sul balcone del Quarto del Priore invece c’è un piccolo orologio solare poggiato sul parapetto, elaborato e dalla forma complessa, con diverse facce,  su ognuna delle quali si possono leggere delle informazioni. Lo studio su questo orologio ha previsto prima una fase di rilievo finalizzata alla comprensione dello strumento ed al ripristino della funzionalità. L’idea di progetto in questo caso prevede la realizzazione di un modello plastico da ricollocare nel punto esatto in cui è sistemato l’attuale che sarà spostato e “musealizzato”, esposto all’interno.

L’utilizzo degli orologi solari fu interroto quando Napoleone decise di dare un punto zero, un riferimento all’orologio, la mezzanotte, cambiando definitivamente la lettura del tempo, rendendola indipendente dall’avvicendarsi delle stagioni.

 

L’ultimo spazio visitato è stata la sala della biblioteca, sul cui pavimento è stata realizzata la Meridiana dal noto scienziato  Rocco Bovi. E’ importante porre l’attenzione sul lavoro di ripristino della funzionalità della Meridiana mediante un intervento sulla posizione reale del foro attraverso cui la luce passa per colpire opportunamente lo strumento e consentirne il corretto funzionamento. In realtà quella posizione è stata alterata negli anni durante da una serie di lavori di manutenzione, motivo per cui il meccanismo non era in grado di funzionare. Il pannello dell’architrave,dove alloggia il foro, è stato abbassato al fine di spostarne la posizione e consenrie il corretto passaggio della luce. Ci si è accorti di un clamoroso errore (ipotetico ma non vero) di calcolo da parte di Rocco Bovi che non poteva ovviamente sussistere.

Alla fine di questa mattinata è stato bello comprendere quanto le persone siano state partecipi  nell’affrontare una vera e propria lectio su una disciplina che sembra non essere accessibile a tutti, e soprattutto non più “utilizzata”, ma non per questo non ripristinabile e reintroducibile nel nostro sistema di misurazione del tempo nonche nell’architettura.

Si in architettura e, perche no, reintroducendola nella progettazione spaziale, correlando ad essa la dimensione temporale, riavvicinandoci ad un mondo antico, magari riproponendola sulle facciate dei nostri edifici ecosostenibili. Che torni ad essere dunque d’ausilio in vari ambiti e che possa riavvicinarci ad una lettura sensibile del tempo vero.

 

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