I LAND

Emozioni e riflessioni da una passeggiata consapevole per l’architettura: Instaura al Centro Direzionale di Napoli!

14-06-2016 redazione instaura - andrea damiati
INSTAURA Tour, INSTAURA LAB

Difficile spiegare l’impatto con questa passeggiata consapevole progettata con entusiasmo e la volontà di conoscere e far conoscere l’Architettura di un grande complesso a ridosso del cuore di Napoli, il Centro Direzionale.

Unica certezza è che l’emozione, condivisa e personale, da buon architetto nonché ex allievo di facoltà a Napoli, ha preso il sopravvento su tutto e per tutto. Vedere arrivare in sequenza e porsi innanzi ai nostri occhi, Antonio Lavaggi prima, Massimo Pica Ciamarra e Giovanni Multari subito dopo, a scambiarsi convenevoli e saluti, per poi mettersi a nostra completa “disposizione”, è stato qualcosa di inspiegabile solo con le parole.

Non a caso, ho preferito ovviare al problema e lasciare a Rossella (architetto del nostro instaura team) la possibilità di parlare dinanzi a questi grandi fautori di Architettura, per godermi, egoisticamente ed umilmente, lo spettacolo.

foto Laura Noviello

Instaura è al Centro Direzionale questo sabato, si! E vuole conoscere e scoprire l’architettura e chi l’ha progettata. Ma anche criticità, dubbi, perplessità su un complesso, città nella città, che sembra non funzionare più abbastanza, almeno non come si pensava potesse essere.

Inoltre assume il connotato di carattere dell’incompiutezza. Si, perché il grande masterplan di Kenzo Tange, noto architetto giapponese, chiamato a subentrare a Giulio De Luca, architetto napoletano, nella stesura del progetto generale in plano volumetrico (anno di presentazione 1982), non è mai stato perseguito in toto ed il progetto è restato incompleto. La parte orientale infatti, quella occupata dall’attuale, dismesso, ex mercato ortofrutticolo, non è stata mai realizzata. Motivo per cui oggi ci ritroviamo conclusa circa una metà di quella mastodontica idea direzionale.

La dimensione dell’intervento, dunque, è stata notevolmente ridotta. Corrispondeva infatti, numericamente parlando, a circa 110 ettari, pari all’intero Centro Antico della città.

Ed il progetto realizzato oggi è stato, nel complesso generale, fortemente criticato dai protagonisti che hanno preso parte a questa passeggiata, raccontando, da un lato, la personale esperienza nel singolo impalcato progettato, dall’altro elargendo le giuste considerazioni su una relazione/non relazione dell’intervento urbanistico con il resto della città.

Massimo Pica Ciamarra è stato il progettista di svariati edifici all’interno della cittadella, fra cui le due Torri Enel, un edificio basso per uffici annesso, altre due torri gemelle nella parte conclusiva del centro, ed il Palazzo di Giustizia, frutto di un concorso del 1971, vinto insieme a Capobianco. E’ stato il primo ad intervenire, con naturalezza e spontaneità, iniziando a narrare vicende ed aneddoti sulla progettazione delle due Torri dell’Enel, nate dall’estrusione di cavi d’acciaio verso l’alto, specificando la questione della cubatura, risolta, in virtù dei parametri “bloccati” dal progetto Tange, estraniando da essa i corpi ascensori, esportati all’esterno, cosi come analogamente  è avvenuto per gli impianti tecnologici. Interessanti i suoi incisi sulle norme del progetto Tange,non troppo felici a suo parere, a cominciare dal concept di “superficie specciante” delle facciate. L’architettura, secondo il maestro, non sta nelle facciate, c’entra ben poco con gli edifici: essa va letta e considerata come espressione di cultura immateriale. Ed in più deve essere “libera”.

La sua visione è chiara quando ricorda il progetto De Luca che, a differenza, di quello Tange, conferiva una certa libertà nella distribuzione dell’architettura nel perimetro. Libertà che, in ogni caos, è stata concessa a tutti, nel tempo e nello spazio, man mano che sono stati realizzati gli edifici dalla parte occidentale, attuale porta Salerno, alla parte conclusiva, laddove le superfici specchiate sono state completamente (o parzialmente) abolite per dare risalto alla composizione materica della pietra, uscendo dai parametri delle linee guida di Tange.

Del progetto dell’architetto resta comunque applicata la concezione di assialità (in parte, alcuni degli assi da lui previsti non sono stati più realizzati, eccezion fatta per l’unico completo, l’Asse Verde), la suddivisione in sovrapposizione dei traffico veicolare (che avviene solo a quote inferiori alla piastra di connessione fra gli edifici) e la circolazione solo carrabile a quota “calpestio” vivibile.

foto Andrea Damiati

Sulla grande esplanade sopraelevata sussistono opere particolarmente interessanti che, come da percorso, abbiamo osservato: il palazzetto dell’Olivetti, ad esempio, realizzato da un giovane, da poco “esordiente”, Renzo Piano, in cui evidenti i connotati del suo fare architettura, quali tiranti d’acciaio, elementi frangisole, lampade di design da lui disegnate che, da li a poco, sarebbero divenute brevetto di una nota casa produttrice di apparecchi illuminanti.

Subito dopo abbiamo intercettato alcune delle opere significative di Nicola Pagliara ed il suo uso, molto ricercato, di marmi di rivestimento. Le Torri del Banco di Napoli ne sono palese esempio ed un edificio per uffici di fronte, dai colori variegati, tale da esser ricordato dai napoletani con il vezzeggiativo de “la chianca”, richiamo evidente ad un interno di macelleria.

La chiesa di San Carlo Borromeo, opera di Spadolini, un altro interessante episodio, sui generis rispetto alle volumetrie fino a quel momento incontrate. Una sovrapposizione planimetrica di un elemento quadrangolare ed un triangolo. Il tutto a confluire in un’estrusione rastremata di cemento faccia a vista verso l’alto. Interessante e centrale nella composizione degli assi. Nello spazio antistante sussiste il cantiere in corso della Linea Metropolitana che connetterà con il centro di Napoli: l’opera dello studio Miralles & Tagliabue, prevede anche una piazza coperta da sinuose superfici ondulate, che richiama concettualmente un altro progetto dello studio citato, il mercato di Santa Caterina a Barcellona.

Immediatamente dopo, Antonio Lavaggi, architetto e docente al DiARC, sintetico ed ironico, ha raccontato la sua esperienza, il rapporto con gli operai, la scelta del travertino avvenuta a Tivoli, la definizione di ogni singolo dettaglio che ha avuto onore e piacere disegnare, di un’architettura compatta, austera, razionale, che ospita uffici e insiste, per dare un riferimento visivo, dinanzi a quella che oggi è la sede dell’Università Parthenope.

A questo punto, stanchi ma mai domi di avere dalla nostra ancora altra architettura, concludiamo la passeggiata dirigendoci prima verso il limen incompiuto del Centro Direzionale, uno spazio irrisolto, concluso in maniera approssimativa con elementi di cemento a far da parapetto al degrado circostante, sullo sfondo naturale del Vesuvio che osserva, incauto ed apparentemente pacato.

A conclusione della mattinata ci dirigiamo verso gli spazi di re work, all’interno del complesso, in mezzeria dell’asse verde, un’interessante realtà di coworking dove poter far confluire iniziative, mescolare idee, produrre lavoro compartecipato. Un’idea nuova, di questi ultimi anni, nata a cavallo della devastante crisi economica e che vuole agevolare i giovani professionisti ad avere spazi di lavoro compartecipati a costi accessibili e servizi annessi.

All’interno i ragazzi, allievi del prof. Multari, hanno proiettato i loro progetti sulle porte d’accesso al Centro Direzionale, offrendo ad esso servizi a supporto del tessuto residenziale, carente, di strutture pubbliche quali auditorium, teatri, cinema, palestre. La morfologia individuata, curvilinea, per le coperture, innesca un netto contrasto con la spigolosità dell’architettura preesistente. Un altro intervento significativo è stato quello di INWARD, una realtà che attraverso la promozione culturale di eventi artistici quali la street art si prodiga per la valorizzazione territoriale, riuscendo con successo ad installare le proprie opere in territori non facili, quali le periferie urbane napoletane.

Saluti finali, un piccolo aperitivo e tante emozioni condivise da tutti, amici, conoscenti, fotografi, grandi e piccoli (il figlioletto di Multari), giovani allievi di architettura, abitanti del CDN, persone curiose ed affascinate dalla città e da chi, come noi e tante altri giovani, fa qualcosa per parlarne, comunicarne, condividere bellezza, degrado, valori ed imminenti potenzialità future di cui, si spera, possiamo usufruirne tutti, dando il nostro apporto alla terra che viviamo.

Grazie.

 

Andrea damiati

Instaura team

 

 

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

La chiesa progettata da Spadolini. Foto Andrea Damiati

Gli architetti Massimo Pica Ciamarra e Giovanni Multari.Foto Stefano Perrotta

L'architetto Antonio Lavaggi dinanzi all'edificio da lui progettato. Foto Andrea Damiati

Il gruppo dei partecipanti ad Instaura Tour al Centro Direzionale

Gli architetti Massimo Pica Ciamarra e Giovanni Multari e le loro osservazioni sull'architettura. Foto Laura Noviello

L'edificio Olivetti progettato da Renzo Piano. Foto Andrea Damiati

Gli architetti Antonio Lavaggi e Giovanni Multari durante l'incontro da re.work. Foto Andrea Damiati

L'incontro, dibattito negli spazi di re.work con la presentazione dei progetti degli allievi DiARC. Foto Laura Noviello

Instaura team, ringraziamenti. Foto Laura Noviello

Instaura team con i protagonisti di questa meravigliosa giornata, Antonio Lavaggi, Massimo Pica Ciamarra e Giovanni Multari. Foto Laura Noviello

 

 

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