I LAND

Appunti di viaggio, conoscenza, riflessioni su Matera: il report dei due giorni Instaura #ontheroad 2016

06-08-2016 redazione instaura - andrea damiati
INSTAURA Tour, INSTAURA LAB

Inizio instaura #ontheroad

 

Ed anche quest’anno si è conclusa l’edizione di Instaura #ontheroad. La seconda dopo l'esordio lo scorso anno.

Quel senso di partenza che, a cavallo delle vacanze estive, le preannuncia e segna una fase conclusiva della prima parte dell’anno dedicata alla ricerca, scegliendo un intero brano di territorio da osservare, studiare, analizzare e vivere.

Vivere, si, in tutte le sue molteplici sfumature, come è accaduto in questa due giorni dedicata all’architettura si, ma anche alle storie umane, a concezioni sociali, a dinamiche che hanno condotto ai radicali cambiamenti di vita delle persone, dal sollevarsi del problema in poi. Eravamo intorno agli anni ’40 del Novecento.

L’architettura ed il suo peso, la sua sussistenza e consistenza ad intessere trame ideologiche e culturali, ad elaborare modalità esistenziali, a determinare relazioni – non relazioni. A cambiare il corso degli eventi.

E sullo sfondo quel ritrovarsi, dopo un viaggio sulla strada, in una piazza importante, di una città importante d’Italia, Matera, con la sua storia dii Recupero, iniziata dagli anni ’40, col passaggio alla fase di “sradicamento” del cuore antico, il Rione Sassi. Un incontro strano, ricco di volti curiosi, pronti ad affrontare due intense giornate alla volta della storia della città, dall’antichità alle nuove sperimentazioni urbanistiche ed architettoniche.

Il tutto coadiuvato dalla mano e voce esperta del territorio: architetti, storici dell’arte, persone che più o meno casualmente, avremmo di certo incontrato sulla strada, appassionati di bellezza.

 

Casa Cava

Si comincia da Casa Cava, un primo caso emblematico di Recupero di cavità abbandonate, dopo la fase estrattiva iniziale di materiale da costruzione. Un interessante intervento dell’architetto Renato Lamacchia, figura molto attiva su Matera, fra i protagonisti, insieme con il capogruppo l’architetto Tommaso Giura Longo nel 1975, di un progetto di rifunzionalizzazione dei Sassi, frutto di un concorso di idee atto a “far rivivere” i luoghi dell’identità materana. La presentazione del progetto su Casa Cava non può esulare dal racconto di quegli anni che furono, ricordando la crisi netta determinata dall’Unità d’Italia (1860), coltello che rigirò duri colpi nel ventre del Sud, impoverendolo e determinando per esso una situazione critica, in parte ancora irrisolta. L’emozione è palese nei suoi occhi e nella voce, quando ricorda i tempi in cui si viveva nei Sassi. Racconta dell’unico spazio atto ad ospitare la vita, dove accanto all’uomo anche l’animale, narra degli spazi collettivi letti e studiati durante infiniti sopralluoghi svolti, insieme agli altri del team, durante la fase iniziale del concorso per comprenderli, assimilarsi, e fare in modo da trovare per essi un’idea che si opponesse alla “musealizzazione”. Non cancellare, dunque, l’essenza umana d’origine di quegli spazi naturali, vivi, seppur nella loro insalubrità.

Per quanto concerne il progetto Casa Cava esso è un manifesto culturale: un esercizio progettuale volto a modellare e riplasmare gli spazi, ma con rispetto, agendo con elementi contemporanei atti alla distinguibilità dell’intervento, alla conservazione del palinsesto. Adeguata e ripensata come un  centro creativo atto ad ospitare manifestazioni di ogni genere ed in particolare musicali: una sala auditorium chiude le cavità, con la collocazione al centro di un palco per l’esibizione degli artisti ed intorno delle interessanti sedute apribili. Sottile e meticoloso lo studio dei dettagli e la grande attenzione data all’acustica e i suoi problemi essenziali, il riverbero e l’accavallamento delle onde, risolti attraverso l’idea di creare un grosso “farfallone” sospeso in corrispondenza del palco.

Con Eleonora, alla scoperta del cuore di Matera, il Rione Sassi 

Alla fine dell’incontro con l’architetto Lamacchia si presenta ai nostri occhi, lei, la storica dell’arte, anima lucana, Eleonora Sansone, tenace e ribelle con i suoi occhiali scuri, sostenendo essere la controfigura della Madonna della Bruna. Ed era cosi! Scherzi a parte, la sua preparazione sulla storia di Matera, sull’arte, l’architettura e la conformazione paesaggistica della città dei Sassi è evidente sin dall’esordio, dove, in pochi istanti, ha sovvertito tutti i luoghi comuni sul “dire storico” a proposito della civiltà contadina, degli anni duri dello sfollamento, e conseguente “cambio di vita” a cui furono sottoposti i Materani. La situazione odierna a Matera che, su un ideale asse di equilibrio, vede non proprio soddisfatte entrambe le parti, quella relativa alla rivitalizzazione dei Sassi e quella delle nuove edificazioni urbanizzate, va letta secondo una diversa chiave interpretativa. Innanzitutto considerandone l’aspetto antropologico, probabilmente l’abbandono della vita precedente non fu così traumatico, date le obiettive future possibilità di possedere una vera casa, di contro alle condizioni di “In-abitabilità” dei Sassi. Aderire alla modernità.

Il Sasso è una cavità, un insediamento rupestre, non ha dialogo con un concetto di abitazione formalmente intesa, con le sue spazialità, suddivisioni per ambienti funzionali. Non possiede “servizi” igienici o d’altro tipo. La pietra è viva e traspira emettendo umidità nell’aria. Si tratta di un unico ambiente promiscuo per uomini ed animali, coloro che erano l’essenza ed il motore della vita contadina. Nel borgo non vi erano solo coloni, però, ma anche artigiani e commercianti di diverso tipo. Ed infatti successivamente vedremo come anche nella nuova progettazione dei quartieri si è tenuto conto di questo parametro, soprattutto al borgo rurale La Martella.

Interessante il percorso fatto con Eleonora nel cuore del centro antico di Matera. Iniziando da Casa Cava, risalendo verso il Piano, fra l’architettura medievale e giungendo in Cattedrale. Notando man mano delle croci rosse, installate per indicare la presenza delle porte d’accesso alla città, ci soffermiamo su interessanti dettagli dell’architettura inglobata nelle mura preesistenti. All’interno della Cattedrale dedicata alla Madonna della Bruna, odigitria (un tipo di iconografia cristiana diffusa in particolare nell'arte bizantina e russa del periodo medioevale), di cui è esposto il quadro all’interno, Eleonora si sofferma su tante particolarità storiche, a cominciare dalla cappella del presepe su cui insistono lavori di scavo archeologico, per cui potrebbero riemergere importanti notizie su una probabile antica destinazione d’uso funeraria. All’interno della cappella artisti locali, fra cui Altobello Persio e Sannazzaro Panza, operarono nel 1534 per la stesura dell’odierna decorazione. Altra piccola, ma di rilievo, particolarità l’uso della cartapesta (altra interessante produzione tradizionale materana) nel rivestire l’altare ed il leggio, in accordo cromatico dorato, con il resto dell’apparato decorativo della Cattedrale.

Al di la di ogni precisa nozione storica raccontataci dalla brava storica lucana, interessante e fondamentale è stato il clima di immedesimazione psicologica che si è creato rivivendo quei luoghi, passeggiandovi, discutendo in quel larghi che prima erano fulcro vitale di vita comunitaria, mentre ora giaciono li, nella loro evidente consistenza materica (fra l’altro in stato di conservazione ottimale) fra possibili vocazioni turistiche di massa ed ideali ritorni alla vita precedente.

[Piccolo inciso schematico su quando è iniziato “l’interesse” per la tematica dei Sassi:

Anni ‘40: Carlo Levi,  con l’opera “Cristo si è fermato a Eboli” tra il dicembre del 1943 e il luglio del 1944 a Firenze e pubblicato da Einaudi nel 1945.

Carlo Lizzani, 1949, documentario sul mondo contadino 

Anni ’60: diversi film e docufilm, poi il "Vangelo secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini, 1964

Anni ’70: Concorso internazionale di idee per il restauro urbanistico ed il recupero dei Sassi, anno 1975. Parteciparono molti studi d’architettura, vinse l’idea del gruppo capeggiato dall’architetto Tommaso Giura Longo (il team, anche con R. Lamacchia).

Anni ’80: esce la Legge 11 Novembre 1986, n. 771 (GU n. 273 del 24/11/1986) Conservazione e Recupero dei Rioni Sassi di Matera. Questa legge fu determinante per l’adeguamento impiantistico del Rione, fu creata la rete madre dei servizi acqua – gas.]

 

A conclusione della passeggiata nei Sassi, altre interessanti riflessioni, inerenti le “cose” d’Architettura e del Paesaggio: la meravigliosa “ora blu”, che vede Matera sottostare ad un immenso cielo blu, mentre le prime luci, al crepuscolo, si accendono nelle case; un’altra si è avuta alla presenza dell’area cimiteriale collocata sulla copertura delle case sottostanti, da cui il motto «in Matera li morti stanno sopra li vivi». D’altronde a Matera è tutto un sovrapporsi, un correlarsi. L’approccio combinatorio fra le cose della vita.

Le chiese rupestri un altro tema osservato e studiato, entrando nella chiesa di Santa Lucia alle Malve, non più adibita al culto. Importante capire come il tessuto pastorale rupestre è stato anch’esso soggetto alla variazioni del tempo, fino a cadere in disuso, ospitando svariate destinazioni d’uso, cantine, stalle, depositi o addirittura abitazioni. All’interno delle due navate sussistono affreschi di epoca medievale conservati in ottimo stato, data la presenza successiva nei secoli, di nuovi strati di intonaco sovrapposto.

La rete dei palombari, le note cisterne pubbliche di Matera (per cui nel 1993 fu proclamata sito Unesco) il passaggio finale prima dei saluti, a sera inoltrata. Non m mi ci soffermo molto ma non per disinteresse, piuttosto per palese stanchezza elaborativa. Da vedere e capire, ammirare di certo anche e soprattutto per la struttura ingegneristica.

Una piacevole passeggiata nel cuore di Matera, approfondita con passione e professionalità dalla brava Eleonora che, di tanto in tanto menzionava anche sua nonna in questa bella storia, paradossale quasi, ma vera, che ha segnato il Rione Sassi.

I quartieri nuovi, il gran laboratorio di urbanistica ed architettura: La Martella e Spine Bianche

Un bravissimo giovane architetto, Marco Lamacchia, ci accompagna nel “sogno di una vita migliore”, in quelli che dovevano rappresentare i quartieri “riscatto”. Posticipiamo di un’ora, dati ancora i postumi della giornata precedente ai Sassi e via, si riparte, cominciando dal Borgo La Martella, progettato nel 1952 dall'architetto Federico Gorio insieme a Ludovico Quaroni, Piero Maria Lugli, Luigi Agati, Michele Valori. Esso rappresenta l’unico episodio realizzato di cospetto ai cinque previsti, a seguito di un intenso periodo di studio a carattere interdisciplinare, dove intervennero sociologi, psicologi, antropologi, architetti ed altre notevoli figure professionali, atte a risolvere “il problema Sassi”. Lo scopo era raggiungere la soluzione attraverso l’edificazione di un “nuovo mondo” che rispecchiasse l’identità del popolo materano, e che fosse funzionale a tal uopo.  Le unità abitative progettate erano di tre tipologie, ognuna relata all’attività economica svolta: fu progettata la casa per le attività commerciali, con spazi di lavoro e per la vendita, fu progettata la casa per l’artigiano che, a pianterreno, aveva la sua bella bottega; fu progettata la casa per il colono che, oltre a possedere due livelli “vitali”, sul retro aveva spazi per ricovero degli animali (fra l’altro l’animale rientrava nella concessione, insieme alla casa).

Tutto funzionava.

Il momento più intenso? Di certo l’incontro con l’anziano signore, proprietario di una casa “contadina” che, non appena ci ha visti all’esterno, si è precipitato a capire cosa stessimo facendo. E noi, tutti i partecipanti, a parlare con lui, a farci raccontare dai Sassi in poi cosa fosse cambiato…si è rivelato gentile, ci ha condotto nella sua corte abitativa, ci ha mostrato la terra coltivata. Era felice di aver cambiato vita.

Anche se resta quel velo di malinconia per l’abbandono di una vita che era legata all’essere dei materani. Forse tornerebbe nei Sassi a vivere, chissà..

E’ stato emozionante, davvero.

Vorrei soffermarmi a spiegare il resto ma credo che se siete arrivati fin qua con il racconto già è tanto. In breve, elenco quello che si è visto/ fatto/vissuto successivamente: la chiesa del Borgo, progettata da Quaroni nel 1953, dedicata a San Vincenzo de' Paoli, con la sua importante spazialità e dettagli sull’illuminazione; alcune nuove tipologie abitative, realizzate negli anni ’90 dall’architetto Mauro Saito, vincitore di un premio PAN, che in fase progettuale ha ripreso l’idea di Quaroni, sviluppandola in base alle esigenze di nuove epoche in corso.

La considerazione finale importante va fatta sul concetto di “inattuale utopia” avutasi con la progettazione di questo nuovo quartiere. Progetto che dopo poco è fallito, forse per la volontà di chi amministrava, piuttosto che per la funzionalità stessa di un progetto frutto di una compartecipazione multidisciplinare.

Ultimo piccolo inciso, sul Rione Spine Bianche, opera di un team di progettazione capeggiato da Carlo Aymonino di cui parleremo in approfondimento nell’Osservatorio: una progettazione variata più volte ma che aveva come leitmotiv la presenza di un ambiente totale, fatto da abitazioni su asse allineato ed grandi polmoni di verde pubblico centrali e vitali. L’architettura del rione è piuttosto decorosa, non presenta degrado assolutamente. Mattoncini rossi faccia a vista e sequenze di abitazioni progettate inizialmente senza affaccio balcone ma sono con finestre o balconcino a filo.

Interessante, prima del saluto davvero finale, l’edificio progettato dall’architetto Giancarlo De Carlo, accanto alla chiesa. Il suo volere distaccarsi da alcuni canoni del Modernismo, l’opporsi ad una concezione legata esclusivamente ai “cinque punti” dell’architettura lecorbusierana, il suo volere una sorta di Rinascimento, riproponendo un porticato, un patio all’ultimo piano, l’idea di tetti a falde.

Spero di non avervi tediato e che abbiate resistito, mi rendo conto, ma era troppo complesso sintetizzare tante nozioni ed emozioni.

Emozioni, si quelle che dopo una settimana ancora sentiamo addosso, per aver vissuto un brano di vita lucana, per aver assaporato diversi secoli di architettura e poesia- La vita è un continuo in questo senso e la storia continuerà a produrre casi nuovi, e ritornerà sui suoi passi e poi riprodurrà. Quello che conta però è poterla trasmettere, anzi il doverla trasmettere, questo peso immane e questa responsabilità di non cancellare memoria storica, anzi, preservarla, tramandarla e averne sempre ferma e viva l’immagine anche e soprattutto nei casi di nuova progettazione architettonica. Il ruolo dell’architetto, come quello del sociologo, lo psicologo, il giornalista, l’antropologo, e tutti, davvero tutti i mestieri e professioni, devono assurgere a tutto ciò. Il passato non va cancellato. Ed in qualche modo pur volendo non vi si riesce, riemerge, persiste. Evidente il caso dei Sassi, il cui ricordo è vivo ed indelebile come realtà abitativa legata a valori sani, veri, di condivisione, dovuta di certo anche all’esigenza, ma che talvolta, esigenza a prescindere, “serviva” ad alleggerire il peso dell’esistenza. Rientriamo in ambiti archetipali, antropologici.

Il passato non si cancella no, nemmeno se rimuoviamo l’immagine.

 

Ringrazio e ringraziamo di cuore tutte le persone che ci hanno supportato nell’organizzazione di questo evento, l’architetto Marima De Pace, in primis, mia amica di studi universitari a Napoli, Pierangelo Laterza, bravissimo professionista fotografo di storie ed architettura a Matera, Eleonora Sansone, una delle guide più in gamba che io abbia mai conosciuto, non solo come guida ma anche come persona e relativi pensieri sulla vita, Marco Laterza, architetto appassionato ed in continua ricerca sperimentale sulla progettazione architettonica…sono certo che farà grandi cose per la sua terra. Poi Renato Lamacchia, all’accoglienza nella sua meravigliosa Casa Cava, architetto storico della città e che tanto ha dato e continua a dare.

Ringrazio tutti i partecipanti che come sempre, con entusiasmo, ci seguono in questa follia per l’architettura!

Andrea Damiati

Instaura team

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

Eccoci tutti in preda alla bellezza dei Sassi

All'intenro di Casa Cava, gli architetti Renato Lamacchia e Marima De Pace. Foto di Pierangelo Laterza

All'intenro della Cattedrale con Eleonora, foto di Pierangelo Laterza

 

All'esterno della Cattedrale ,una bellissima foto di Mariateresa Napolitano architetto

All'esterno della chiesa nel borgo La Martella, foto fi Pierangelo Laterza

 

Il prospetto della chiesa del borgo La Martella, opera di Ludovico Quaroni, foto di Andrea Damiati

Testimonianze dirette nel borgo La Martella

Tutti insieme al Rione Spine Bianche con l'architetto Marco Laterza foto di Pierangelo Laterza

.C'eravamo quasi tutti ancora! I partecipanti folli ad Instaura #ontheroad. Saluti finali, Autoscatto idea di Pierangelo Laterza!

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