I LAND

Da Ottaviano ad Ottaviano: storie di ritorni o forse di andate. Instaura tour per (ri)vivere i centri storici della terra vesuviana.

28-09-2016 redazione instaura - andrea damiati
INSTAURA Tour, Salva un bene

Due anni fa in una località dell’areale vesuviano interno nacque Instaura.

Ebbene si, siamo tornati all’origine. E non senza difficoltà. L’idea del progetto nacque e si sviluppò in una giornata nella città di Napoli, culla della nostra bella Architettura, ma noi promotori provenivamo "da dentro".Due anni dopo, Instaura torna ad Ottaviano o forse meglio dire “arriva” con il suo programma di recupero e valorizzazione in una delle terre più antiche ed affascinanti, la Terra Vesuviana, con la sua forte identità, legata al Vulcano che feconda e distrugge e di nuovo feconda. E noi tutti, suoi abitanti e figli, a ricostruire, a persistere, usando lo stesso frutto dell’eruzione per difendercene. La storia, infatti, quella antica, che permane e si traspone, è viva e presente nella pietra vesuviana, nel basolato che segna il tracciato viario del centro storico, nelle mura, nelle cortine, nelle chiese e nella venerazione ai santi correlati. In primis alla Madonna del Carmine, su cui l’immenso (non troviamo migliore epiteto) professore Carmine Cimmino, ha esautorato “tutto” il suo scibile con parallelismi e digressioni che dall’arcaico sopraggiungono ad oggi. Dal culto di Iside agli odierni seguaci, I battenti, o fujénti, della Madonna dell’Arco e relate, evidenti, analogie.

la chiesa di San Giovanni, di riconfigurazione medicea nel XVII secolo

Ma facciamo un passo indietro. Cosa voleva essere Instaura tour ad Ottaviano? Quale obiettivo si poneva? In primis far conoscere e riconoscere il valore storico, artistico, culturale, sociale, antropologico di una delle cittadine storicamente più floride e ricche dell’area vesuviana.. Una delle località che nei “recenti” secoli (insieme a Gerace, città calabrese) è stata governata da una sola famiglia feudale. Per circa quattro secoli, infatti (1567 – 1860 e oltre) la famiglia Medici ha governato il territorio, gestendone la distribuzione dei beni e la produttività, in particolare del vino. Siamo ad Ottaviano, uno di quei luoghi dove, da sempre, storicamente, vigeva la “dissimulazione vesuviana” , cioè la capacità inversa al simulare, dunque quel tendere a celare quello che, in realtà, si è. Peccato che questa capacità sia incompatibile con i repentini scoppi d’ira della Montagna…

Dissipata in qualche modo l’emozione iniziale si procede a ritmo incessante verso l’iter previsto: dopo una premessa sul quartiere San Giovanni, storicamente dedito alla produzione di lino e canapa e detentore di importanti cantine ipogee (utilizzate dai signori produttori di vino, da tutta l’area e da Napoli)  si fa incursione nella chiesa di San Giovanni, laddove il racconto parte dall’immagine fino a toccare significati teologici profondi (il caso del Crocifisso dai piedi non incrociati). Interessante anche la storia della famiglia Saggese ed il soprannome Matafone, riferimento al tappo della botte di 300 litri. Il nome di questa famiglia (insieme ai Guastaferro) è scolpito sul marmo di un altare laterale dove, sotto il distacco dell’intonaco, si è rivelata l’immagine parziale di un affresco dell’antica cappella rurale precinquecentesca.

la "scalata" al Monte Carmelo con tutti i partecipanti ad Instaura Tour, !capeggiati! dal professore Carmine Cimmino

 

Subito dopo inizia la scalata al Monte Carmelo, risalendo un primo tratto del centro storico, la via Carmine, dedicata alla Madonna Maria del Carmelo (o Madonna del Carmine, la Madonna Bruna) risiedente in cima, nell’omonima piazzetta, antico luogo sacro e di energia  (il “templum” in latino e “temenos” in greco) .Una sosta interessante è stata fatta a metà strada, in quel tratto architettonicamente ancora “autentico” di quartiere, date le successive manipolazioni cementizie (anni post ’80), per ammirare la bellezza di uno spazio ipogeo atto alla conservazione dei vini. Accolti dall’ing. Autorino e moglie, in un clima di piacevolissima ospitalità, evidente tradizione ed abitudine ottavianese, scendiamo sotto il livello stradale per ammirare un monumento, sapientemente recuperato (come tutto lo stabile, secondo un lavoro dignitoso di restauro conservativo, filologico da un lato e d’innovazione dall’altro). All’interno un torchio collocato in un angolo e qualche altro dettaglio “espositivo” di un concetto culturale conservato per il significato che assume, a prescindere dall’attuale effettivo inutilizzo da parte del proprietario. Accanto una grande cisterna dalla duplice funzione, raccolta acque e mantenimento di giusto grado di umidità all’interno della cantina per la conservazione dei vini. All’interno davvero interessante il lavoro di recupero svolto dai sistemi voltati ai solai lignei in travi e “chiancarelle”, fra cui è stato interessante notare la trave detta a “turcituro”, dalla fondamentale funzione statica, per il moto inverso che offre di contro alla spinta del solaio.

Tornando al “temenos” (τέμενος in greco), interessante la digressione del professore Cimmino dai culti pagani ai nostri giorni e la necessità di installare un “Tempio” nei luoghi d’energia, luoghi che nel passaggio al cristianesimo, hanno visto conservata la loro funzione, per il posizionamento delle architetture ecclesiastiche.

A questo punto avviene il passaggio al “secondo” centro storico, il più antico e prima edificato, perché sorto intorno al maniero fortificato longobardo (l’attuale, riconfigurato, palazzo Medici). Passiamo al quartiere San Michele e ci dirigiamo alla chiesa detta dell’Oratorio (Congrega Santa Maria Visita Poveri), laddove oltre allo spettacolo figurativo del complesso architettonico settecentesco (gli affreschi con le scene dei santi prodotti, si dice, da un rifugiato che si nascose all’interno e per ringraziare dell’ospitalità avrebbe realizzato l’opera!)è necessario porre l’attenzione alla funzione sociale della Congrega. A quel tempo le congreghe rappresentavano “enti” preposti e autorizzati a prestare danaro (non esistevano banche, siamo già in pieno Ottocento)per risolvere la fame della comunità. Non esisteva, dunque, un sistema finanziario degno di uno stato moderno, motivo per cui si innescò quel processo che potremmo poi definire, parafrasando Peter Brown, col titolo di fabbrica dei santi e  mercato dell’elemosina. Il culto della religiosità popolare ha un fascino diverso proprio per tale motivo, per la “gestione della fame”.

Altre connotazioni storico, artistiche interessanti, sono rappresentate dalla presenza di Angelo Mozzillo, importante artista nostrano dell’epoca, in una tela del 1789 da lui firmata,  il “Memento mori”, a cui abbiamo assistito nella cripta ipogea della chiesa, con lo scolatoio per il prosciugamento dei cadaveri.

Conclusioni. L’incontro presso “La cantina del Parco” è stato il degno finale di una passeggiata stancante ma che ci ha arricchiti e ci ha invogliati alla necessità di studiare a diversi livelli di lettura, compenetranti, la storia dell’antica civiltà vesuviana, i meccanismi che l’hanno condotta ad essere quale si presenta oggi, la persistenza di alcuni riti ancestrali nella quotidianità, il rapporto con la Montagna, il Vesuvio, il “mugitor”, il “formidabil” e “sterminator” (citando in ordine Valerio Flacco e Giacomo Leopardi) ma anche alastor e demone distruttivo contemporaneamente. Il tutto affinché conduca a quella beneamata consapevolezza, che deriva dalla conoscenza dei luoghi che viviamo, di dover conservare, tutelare, rispettare, recuperare e trasmetterne i valori d’antichità, d’atmosfera, di artisticità, d’identità di questa meravigliosa, importante, Terra Vesuviana.

Grazie a tutti i partecipanti e a chi ci ha condotto ed accolto e divulgato tutto ciò!

Andrea Damiati

 

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

L'inizio di Instaura tour, chiesa di San Giovanni

 

Il professore Carmine Cimmino, docente in lettere classiche, cultore della Terra Vesuviana

la "scalata" al Monte Carmelo con tutti i partecipanti ad Instaura Tour, "capeggiati" dal professore Carmine Cimmino

La cantina ipogea di proprietà dell'ing. Autorino, foto di Sara Iaccarino

La cantina ipogea di proprietà dell'ing. Autorino,  foto di Sara Iaccarino

La cantina ipogea di proprietà dell'ing. Autorino  foto di Sara Iaccarino

Il quartiere San Michele, l'omonima salita verso la Chiesa Madre ed il Palazzo Mediceo

 

L'interno della chiesa di Santa Maria Visita Poveri, la Congrega

L'interno della chiesa di Santa Maria Visita Poveri, la Congrega

!Instaura and his friends!

La presentazione del progetto Instaura, dentro "la cantina del parco"

La presentazione del progetto Instaura, dentro "la cantina del parco"

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i vini de"la cantina del parco", il famoso Lacryma Christi vesuviano, prodotto dalla storica azienda Saviano, proprietaria della cantina.

 

 

 

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