I LAND

L'architettura verrà...o forse no

20-11-2016 redazione instaura
UN'INTERVISTA A.....
  • Cos’è per te l’architettura? Vogliamo la tua sensazione.

    L'architettura è uno di quei parametri essenziali che regolano la modulazione delle infinite frequenze di cui è costituito lo stare al mondo. Suscita riflessioni e consapevolezza nell'individuo, determina relazioni e comportamenti all'interno di una collettività.

 

  • Quando hai capito, se lo hai capito, di voler diventare architetto?

    La mia famiglia desiderava che intraprendessi gli studi in Giurisprudenza. Amici e parenti erano certi che invece avrei scelto Filosofia. Io fin da piccolo avrei voluto fare Cinema...

Stefano Perrotta

 

  • Di cosa ti occupi oggi? Studi ancora, sei architetto o hai cambiato strada?

    Principalmente mi occupo di fotografia e di grafica per l'editoria. L'architettura verrà....o forse no

 

  • Quale materia studiata all’università ti ha affascinato di più? E perché?
     
    Restauro su tutte. Perché lo studio della base teoretica del restauro permette l'accesso ad un dibattito vivissimo e centrale nella vita delle città contemporanee. Non è solo un sapere tecnico che viene applicato ogni qual volta l'azione che si sta compiendo lo richieda; è una conoscenza in continuo divenire che si avvale di contributi in costante aggiornamento.

 

  • Quale libro o film ti ha condizionato l’esistenza? (Questa è bella)

    Tutto il cinema visionario e allucinato di autori quali Lynch, Cronenberg, Jarmusch, Lars Von Trier...il fantasmagorico mondo di Švankmajer...la delicatezza dei personaggi animati di Miyazaki...la lucida consapevolezza sullo stato delle cose di Wenders...l'Italia barbarica raccontata da Ciprì e Maresco; sono tutte visioni che mi hanno evidentemente condizionato. Ma se dovessi citare un solo film, beh allora direi "2001: Odissea nello Spazio": una comprensione che continua a sfuggirmi Da piccolo, poi, sono sempre stato attratto da alcune suggestioni: l '"attesa" dentro un tempo che sembra non sgretolarsi (Giovanni Drogo, protagonista del Deserto dei Tartari di Buzzati, sempre in attesa di un combattimento, unica ragione di vita; Estragone e Vladimiro in attesa di Godot, Aspettando Godot di Samuel Beckett, di cui si manifesta la sola assenza) e il peso insostenibile dell'incomunicabilità di realtà emotive (la trasformazione di Gregorio Samsa in un insetto mostruoso in La Metamorfosi di Kafka; gli occhi rimasti asciutti di Meursault durante le esequie della madre in Lo straniero di Camus).Di recente il crudo resoconto di una Napoli umiliata e insozzata fin sotto l'epidermide (La pelle, Curzio Malaparte) ha violentemente ridestato timori e tremori che credevo definitivamente perduti.  

 

  • Cos’è per te la fotografia? E’ presente nella tua vita, in qualche modo?

    Sono persuaso dall'idea che la fotografia sia una scomposizione di realtà complesse mediante l'isolamento di elementi significativi. L'isolamento dei frammenti così ottenuti (simili a tessere che compongono un mosaico pavimentale) permette l'esplorazione conoscitiva di temi e contenuti. Attraverso procedimenti di assemblaggio, tali tessere concorrono alla definizione di un disegno nuovo, ma riconoscibile, in grado di veicolare messaggi più o meno complessi. Davanti a noi, dunque, il configurarsi di un arcipelago linguistico che invita alla libera navigazione.

 

  • L’architetto che stimi di più oggi? Ed uno del passato? Che ne pensi di te, in relazione a loro? Esistono davvero gli archistar?

    Alejandro Aravena. L'urbanizzazione del mondo procede a ritmi allarmanti imponendo condizioni abitative inumane ad una rilevante percentuale della popolazione mondiale (più di 1 miliardo di persone vive in slums, favelas, villas, musseques e il numero potrebbe drammaticamente raddoppiare entro il 2030). I flussi migratori che attraversano l'Europa lasciano solchi ricolmi di sangue e miseria:  chi sopravvive spesso si ritrova segregato "provvisoriamente" in moderne giungle fatte di tende, container e catapecchie. L'emergenza abitativa è una realtà, le politiche di edilizia popolare una necessità. L'Architettura da sola può fare poco, ma tramite la sua capacità di sintetizzare problemi complessi è in grado di partecipare alle infinite sfide del nostro tempo. "La sfida dell'architettura è quella di partire dal di fuori dell'architettura stessa" con queste parole Aravena presenta la Biennale di Architettura da lui diretta.
    Durante i miei studi di storia dell'architettura contemporanea mi è spesso capitato di soffermarmi e di riflettere sulla poetica della grande dimensione: proposte progettuali a metà strada tra architettura e urbanistica che fondano i loro contenuti sulla necessità di innestare nelle moderne metropoli interventi che abbiano nella polivalenza e nella plurifunzionalità la loro essenza programmatica, prefigurando strutture mobili e mutevoli in stretto rapporto con i processi di trasformazione socio-economici. È evidente il mio riferimento all'opera dell'architetto e urbanista Kenzo Tange e alle proposte del gruppo Metabolism.
    Non credo ci siano relazioni tra me e questi grandi maestri se non la mia assoluta e profonda ammirazione per il loro lavoro e per il loro pensiero.
    Ogni sistema commerciale, apparato organizzativo o struttura mediatica che sia, è provvisto di un proprio star system: non mi sorprende dunque che anche l'Architettura abbia il suo.
     
  • Cosa suggeriresti ad un giovane che si accinge ad iscriversi in una facoltà d'architettura? Vale la pena studiare una materia così complessa?

    Nonostante l'evidente spessore culturale di cui è equipaggiato, l'architetto non trova nel logorante mercato italiano un' adeguata collocazione: un profilo che, a quanto pare, è tristemente destinato a dissolversi. Ma il mercato italiano non è l'unico, nel mondo credo ci sia ancora bisogno di validi architetti. Penso dunque che possa essere una buona scelta intraprendere questo percorso, fin dai primissimi passi, all'estero.

 

  • Cosa pensi del Restauro Architettonico? L’hai studiato? Ti interessa? Anche se no, dimmi cosa vedi intorno a te, nel contesto in cui vivi, in relazione alla tematica del recupero…

    Specialmente nell'area vesuviana e nell'agro nocerino sarnese (le aree geografiche che maggiormente frequento e vivo) vedo interventi discutibili dettati, forse, da una eccessiva attenzione alle logiche della tutela e della conservazione. La matericità degli edifici viene spesso celata compromettendo l'epifania e l'estrinsecazione dell'immagine; questo comporta una lettura distorta dell'opera d'arte pregiudicandone la contemplazione. La lezione di Brandi non è stata compresa da tutti.

 

  • Un aneddoto riguardante il tuo lavoro o gli studi.

    Una volta la docente di una materia complementare  in sede d'esame mi disse: "Lei è il miglior studente di questo corso". Ero l'unico iscritto...

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