I LAND

Velostazione di Bologna, messaggio per un viaggiatore in treno

10-12-2016 Marco Pontrandolfi


Quando scendi dal treno in stazione a Bologna, se non sei di Bologna e non conosci la città, ti si
presentano due possibilità. La prima, buttarti su un autobus, più o meno a caso, tra i tanti che
intasano il traffico dei viali davanti alla Stazione Centrale, per poi abbandonarlo ad una fermata
qualsiasi del centro. La seconda, risalire a piedi la prima via centrale che si incontra e cioè Via
dell'Indipendenza. Fino ad un anno fa avrei consigliato di sicuro la seconda ipotesi: ti vedi un po' la
città, se non ti fai subito prendere dallo sconforto potresti anche raggiungere Piazza Maggiore,
fotografare le Due Torri, comprare qualcosa di inutile ma molto piacevole nei negozi lungo il
percorso.

Ma veniamo ad oggi, facendo prima un salto all'anno scorso. Il 25 settembre 2015 apre a Bologna
“Dynamo la Velostazione”. Ed eccoti la terza ipotesi se scendi dal treno a Bologna e non sai come
fare per goderti il momento.


La Velostazione è qualcosa di nuovo, al punto che è difficile definirla. È un garage per biciclette. È
un locale dove suonano musicisti indipendenti e dj. È un negozio di biciclette e accessori, ma anche
un bar per aperitivi e brunch. È una galleria per esposizioni artistiche di arte contemporanea. Ospita
mercati cittadini, conferenze, corsi di cucina
.

Insomma da un anno puoi scendere dal treno,
scavalcare il traffico dei viali con i suoi bus, c'è un passaggio pedonale un po' pericoloso ma è solo
un attimo lasciarselo alle spalle, risalire Via Indipendenza per qualche decina di metri e poi entrare
alla Velostazione.


La storia degli ambienti che la ospitano è lunga e articolata. Ah, prima di tutto, è utile sapere che per
quanto è ampia al sua interno così è piccola invece la vetrina con l'ingresso. Si trova sotto alla
scalinata del Pincio
, ingresso monumentale al Giardino della Montagnola, lato Via Indipendenza.
Bene, la sua storia. Allora, l'edificio è stato costruito nel 1896. Data la sua posizione interna e
nascosta, è stata prima di tutto un deposito del Comune. Durante la Seconda Guerra Mondiale sono
stati aggiunti due tunnel, scavati oltre la sala principale sotto al giardino, e il complesso si trasformò
in un rifugio antiaereo. Ha salvato più di 2000 bolognesi dalle bombe, forse anche mia nonna.
Colpisce molto ancora oggi attraversare i tunnel, se ci si pensa. Oggi la Velostazione utilizza quei
due tunnel per esporre opere di artisti internazionali, presenta esposizioni temporanee. Dopo la
guerra i locali interni del Pincio divennero invece un garage per auto.
Ed eccoci ad oggi. Da un anno puoi arrivare alla Velostazione, entrare, noleggiare una bici, chiedere
indicazioni e poi raggiungere la meta pedalando. Puoi poi, una volta finita la visita in città, berti al
ritorno un aperitivo, ascoltare musica, comprare un regalo per i tuoi e poi ripartire. La stazione dei
treni è a cinque minuti di camminata.
Secondo me “Dynamo la Velostazione di Bologna” dimostra che è possibile puntare
sull'innovazione sostenibile e avere successo, anche in Italia. È davvero un luogo utile e divertente
allo stesso tempo. Il suo staff, associazione Salvaiciclisti-Bologna, sta portando avanti in città un
messaggio semplice e attuale: sostenibilità ambientale e luogo di incontro per le persone. Cultura,
ambiente e vita cittadina possono non solo essere seguiti in maniera parallela, ma possono diventare
parti dello stesso settore di sviluppo. E il progetto sta avendo molto successo.
Se quindi ti capita di passare da Bologna non perderti la Velostazione e, già che ci sei, fatti una
pedalata fino a Via del Pratello, fidati.

Foto e report di Marco Pontrandolfi

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