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iL CENTRO DIREZIONALE DI NAPOLI: DA KENZO TANGE AD OGGI

08-02-2017 Valentina Solano
racconti d'architettura

 

Il Centro Direzionale di Napoli è ancora oggi un’area al centro di molte polemiche, nata come insula avveniristica configurata in una zona strategica della città. L’area, che si estende per circa 110 ettari, venne identificata nel 1975 per l’elaborazione di un piano di massima a cui seguirono varie revisioni, dovute in parte agli adeguamenti antisismici post terremoto dell'80, e con una rielaborazione conclusiva dell'urbanista giapponese Kenzo Tange.

«Il concetto base di questo progetto è di offrire al popolo napoletano un ambiente confortevole, salutare e di grande valore sociale e culturale. Non si tratta solo di un gruppo di edifici ma di un centro amministrativo, di affari e residenziale nel suo insieme unitario, con funzioni interrelanti tra loro». Era il 1982 e con queste parole Kenzo Tange presentava alla città di Napoli il suo progetto. Prevedeva una soluzione allora innovativa: la divisione su due layers distinti di traffico veicolare e traffico pedonale. Il primo si concentra nel livello sotterraneo in cui si trovano anche i parcheggi, mentre gli ampi viali superiori con sistemazioni a verde sono riservati esclusivamente alla circolazione pedonale. L'area è divisa in diciotto isole, e le costruzioni si classificano in due categorie: piastre, ovvero edifici di altezza inferiore ai 25 metri, e torri alte tra 50 e 100 metri.

L’intervento viene spesso associato erroneamente solo al nome dell’architetto nipponico, dimenticando tutti i suoi colleghi italiani che hanno contribuito alla realizzazione, come ad esempio Nicola Pagliara, Massimo Pica Ciamarra, Renzo Piano . “In realtà Kenzo Tange fu soprattutto un supervisore a distanza del progetto, del quale si limitò a prescrivere una serie di direttive principali per garantire l’unità formale dell’insieme, lasciando poi ai suoi colleghi la progettazione dei singoli manufatti per evitare l’«incubo» di decine di palazzi tutti uguali” ci ricorda Nicola Pagliara.

Vista dall’alto o da Spaccanapoli, la cittadella del Centro Direzionale è certamente un punto su cui cade l’attenzione poiché contrappone le sue linee moderne all’antichità del centro storico. Proprio questo rappresenta uno degli aspetti più critici del Centro Direzionale poiché, nei suoi espliciti riferimenti all’architettura americana, non ha minimamente rapporti con la città storica. Pur essendo un’opera di grande interesse dal punto di vista del suo impianto urbanistico, vive unicamente durante gli orari d’ufficio, dimostrando di aver perseguito solo uno dei suoi obiettivi iniziali, vale a dire quello amministrativo. Con gli anni è diventata una zona socialmente degradata e abbandonata a sé stessa, off limits dalle prime ore del pomeriggio in poi. La scarsa manutenzione, che ha portato le strutture in evidente decadenza, ed i collegamenti verticali di scale mobili ed ascensori fermi da tempo, l’ hanno resa una location lontana dagli standard di sicurezza, amata soprattutto dagli skater e parkouristi napoletani per il suo aspetto un po’ underground

 

Testo e foto di Valentina Solano

 

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