I LAND

Il report di instaura alle Masserie di Battipaglia, una passeggiata di conoscenza, riflessioni, confronti

16-09-2017 redazione instaura - Andrea Damiati
EVENTI INSTAURA REALIZZATI

Una mattinata di ricerca, passione, curiosità.

Il tema affrontato, l’architettura rurale, spesso erroneamente definita “minore” individuata geograficamente, in questo caso, nella Piana del Sele.

E’ il momento di dedicarsi alle importanti “comunità rurali” in abbandono e degrado nella località di Battipaglia, paese dalla storia antica e assai recente, legata in particolare agli interventi di bonifica preunitari ad opera del Regno borbonico che agevolò il ripristino dell’attività economica agreste, almeno fino al momento ultimo di vita “utile”, coincidente con l’incedere di nuovi processi d’industrializzazione massiva.

L’identità del luogo, fortemente delineata da un’infinita serie di comunità rurali autonome, si manifesta e realizza all’interno dell’Architettura delle Masserie, grandi complessi, alcuni dei quali di origine monastica, altri di proprietà di ricchi possidenti terrieri, all’interno dei quali la vita accadeva secondo un concept comunitario, familiare, condiviso, cui inquadrare la logica commerciale del latifondo.

Gli spazi progettati per esse, diretta derivazione di esigenze lavorative ed esistenziali nello stesso tempo, di antica genesi culturale, si compenetrano e diramano, mescolando e descrivendo momenti di vita vissuta. Addendi di necessità, postproduzione dal duro lavoro nei campi, ricovero per vite parallele.

Aver pensato ad un Instaura tour all’interno di questi complessi è stato un po’ come scardinare idee e pensieri, andare oltre pregiudizi e amarezza: l’impatto con i partecipanti, non a caso, ansiosi e sorprendentemente determinati, in attesa alla stazione, è stato piacevole, come immediata l’intesa.

Il loro essere partecipi ha dimostrato il desiderio di conoscere il territorio, l’identità dei “propri” luoghi, la bellezza del Paesaggio, pur nel suo degrado, la memoria storica, labile, ma ancora vivida e pulsante, nella materia che resiste, negli occhi di chi ancora, la studia, la rileva, la racconta. Come alcuni appassionati architetti che abbiamo conosciuto.

Le masserie incontrate

La prima sosta dell’iter previsto, accompagnati dall’architetto Luca Casaburi, è stata presso il complesso architettonico di San Mattia, (purtroppo non accessibile), architettura rurale di fondazione benedettina, la cui origine si ascrive intorno al secolo XI. Il complesso nacque come abbazia, successivamente diventò priorato e, infine, prepositura ospitando monaci e contadini del luogo incaricati di coltivare le terre.

L’architettura di questo luogo arreca fascino per le sue spazialità, volumetrie sovrapposte che compongono un’immagine molto interessante, frutto di stratificazioni nei secoli, fino all’epoca dei rifacimenti seicenteschi: oggi, nel dettaglio, è riconoscibile ancora la tipologia della pianta a tre navate e, all’interno della cappella, un ciclo decorativo di affreschi, databili al nucleo originario di fondazione.

Interessante, in linee generali, è stato recepirne il concetto comunitario per lo sviluppo di attività correlate alla coltivazione delle terre, in perfetta autonomia gestionale. Una riflessione che tornerà utile a fine instaura tour, durante il dibattito su “come ed in che modalità” recuperare il sistema masserie.

 

Complesso di San Mattia, foto di Giusi Novi

 

La Masseria Fosso Pioppo, accompagnati dall’architetto Gennaro Martello, la cui architettura si presenta lineare, tipologicamente ad “elle”, con portale d’accesso e mura di cinta, sostituite dal corpo principale edificato, a destra, rispetto all’accesso, molto probabilmente in diversi momenti storici.

E’ costituita da un primo nucleo, su due livelli, cui ne venne addossato un altro, indipendente e connesso all’altro tramite un ballatoio semi - coperto, il tutto a conferire involontari ma interessanti giochi di composizioni/sovrapposizioni volumetriche, evidenti soprattutto dall’esterno dell’elemento fortificato. Il concept è palese richiamo all’ordine benedettino, detentore della proprietà all’epoca dell’edificazione, compresi i latifondi annessi, motore dell’economia rurale della Masseria.

Il primo nucleo edificato, probabilmente nel Cinquecento, rivela degli ambienti voltati al pian terreno, destinati a deposito agricolo (ma anche a ricovero dei briganti, durante la relativa epoca storica!), stalle per il ricovero degli animali. 

Il piano superiore, raggiungibile attraverso una scala esterna, custodiva la casa del colono, sul cui prospetto, lungo tutta la lunghezza, correva (ed ancora è motivo d’architettura), la colombaia, struttura forata per l’allevamento dei colombi, che, a differenza della tradizionale morfologia a torre, in questa particolare distribuzione formale e geometrica, si distribuisce lungo tutto il prospetto.

Particolarità dell’architettura rurale risulta essere questo spontaneo “addendo” volumetrico, realizzato con disinvoltura all’occorrenza di nuove esigenze spaziali: sul lato destro rispetto al punto di vista frontale con una sequenza di arcate ed un’altra partizione verticale esterna sono state successivamente addossate al progetto iniziale.

Sul retro, inoltre, furono progettati e posati in opera dei contrafforti per consolidare l’edificio, rinvigorendone lo spessore murario. ricavando una serie di involontari terrazzini esterni e volumi per servizi igienici.

Fondamentale l’incontro con l’architetto Gennaro Martello, che gentilmente e con passione ci ha mostrato il suo immane lavoro di studio, ricerca e progetto sulle masserie della piana fino a Pontecagnano, lo studio sulla tipologia architettonica delle “bufalare”, strutture dedicate alla lavorazione del latte (una delle quali è sita in località Grumola, Salerno)

Grazie all’architetto abbiamo avuto la possibilità di vederne gli spazi interni, visionare il progetto redatto circa trent’anni fa, la rivisitazione dello stesso da parte di sua figlia Annarita Martello, architetto, operante in ambito di Restauro a Roma, con l’intento di rendere la Masseria un polo culturale, produttivo, ricettivo con al suo interno un Museo di opere d’arte dedicato alla piana del Sele.

 

Masseria Fosso Pioppo, foto di Alessandra Plaitano

La Masseria Farina di Fiorignano con l’intervento dell’architetto Grazia Notari, autrice di una tesi in Restauro Architettonico sulla stessa Masseria, con studio preliminare di tutte le architetture rurali individuate nella piana del Sele e per cui sarebbe auspicabile immaginarne una rete, conferendo ad essi una serie di servizi carenti nel comune di Battipaglia.

Nelle sue forme attuali si mostra come a fine dell’Ottocento, inizi del Novecento, con una struttura a corte aperta su un lato e numerosi elementi tipici delle masseria della piana, come la distribuzione funzionale, la scala esterna di collegamento e la loggia che, con tre grosse arcate, rappresenta un elemento architettonico notevole. Particolarmente interessanti, sono le emergenze dei silos adibiti al deposito dei cereali. Molte le particolarità, in dettaglio, rilevate dall’architetto Notari, di un complesso oggi abbandonato ed in attesa di qualcosa: una fra esse è la presenza di un’intercapedine fra gli ambienti voltati al pian terreno, utile al deposito del grano, con apposito vano di areazione, dall’esterno visibile come una semplice finestra che si allinea alle altre del prospetto centrale; il vano è ispezionabile dal solaio del piano superiore.

Racconteremo in dettaglio la storia di questa e tutte le altre Masserie sicuramente nell’Osservatorio Instaura, dove registreremo ogni singolo episodio architettonico.

 

Maseria Farina di FIorignano, foto di Raffaele Pisani

La Torre di Raj, con cui abbiamo concluso la mattinata di ricerca, di proprietà della Regione (interporto), risalente al Settecento, di cui si riconoscono interessanti elementi in tutto il piano terra, e nel portale ad arco in pietra e la torre laterale con la particolare trifora al secondo piano e coronamento in mattoni con archetti pensili.

 

Concludere con una riflessione, senza polemizzare, mantenendo intatta la voglia, il desiderio, la necessità di parlare, comunicare, credere nell’obiettivo, appannaggio di una buona resilienza, è fondante. Quello che ci è restato, oltre alla bellezza di una vetustà ancora viva, è un concetto di “pulizia dell’ambiente”, del luogo naturale in cui insistono le architettura rurali in abbandono come primo fondamentale passo verso il recupero, verso il (futuro) restauro. Aver visto ripulita l’aia della Masseria Fosso Pioppo, non a caso,  è stato come veder ancora in vita la stessa, quasi come fosse già restaurata. Alleghiamo all’operazione comunicativa la necessità di tener puliti i luoghi, dalla la vegetazione spontanea ed infestante ma anche e soprattutto da sversamenti abusivi e paradossali (come a Torre di Raj).

E infine, ringraziamo tutti.

Ci rivedremo presto!

 

Andrea Damiati

Instaura

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

Maseria Farina di FIorignano, con l'architetto Grazia Notari

Maseria Farina di FIorignano, foto di Raffaele Pisani

Maseria Farina di FIorignano, foto di Giusi Novi

Maseria Farina di FIorignano

Maseria Farina di FIorignano

Masseria Fosso Pioppo, foto di Giusi Novi

Masseria Fosso Pioppo

Masseria Fosso Pioppo, foto di Alessandra Plaitano

Masseria Fosso Pioppo, foto di Alessandra Plaitano

Masseria Fosso Pioppo, l'incontro con l'architetto Martello e la visione dei progetti

La torre di Raj, accompagnati dall'architetto Luca Casaburi

Il gruppo Instaura di Battipaglia, a fine passeggiata, dinanzi la Torre di Raj

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