I LAND

Sentire i luoghi, Il Goleto, una meraviglia dell’architettura derestaurata. Cairano, le relazioni felicitanti. Instaura tour, il report.

22-10-2017 redazione instaura - Andrea Damiati
INSTAURA Tour

Sentire i luoghi, Il Goleto, una meraviglia dell’architettura derestaurata

Cairano, le relazioni felicitanti

 

INTRO

Una scoperta di quelle belle davvero in territorio irpino, sabato scorso, con Instaura tour. Trascorsi alcuni giorni a ripensare a quella giornata, siam pronti ora a raccontarla, cercando di essere sintetici rispetto all’emozione prevalente. Oppure no, dipende. Cominciamo.

Sin dalle prime luci del mattino l’adrenalina preannunciava l’ignoto che ci attendeva dall’altra parte del nostro tragitto. Il paesaggio, quello innanzitutto, non avrebbe mai deluso le aspettative, date le innumerevoli, meravigliose, immagini che, dal web, ci avevano letteralmente conquistato. Eccoci giunti al Goleto, il complesso abbaziale edificato nel XII secolo da padre Gugliemo da Vercelli, spedito in missione in un luogo a dir poco strategico nella sua posizione geografica territoriale.

Accolti da due, finallora sconosciute, persone, Angelo Verderosa architetto e, suo amico, Dario Bavaro, imprenditore ed artista, ci immergiamo senza troppe esitazioni nel cuore dell’abbazia, edificata nel mezzo del paesaggio naturale irpino. I riferimenti geografici sono immediatamente percepibili, il fiume Ofanto, limite e confine con l’antica Lucania, la Basilicata (i cui monti, i Picentini, erano dispiegati ai nostri occhi dalle terrazze del complesso), la via della transumanza, passaggio di pellegrini e scambi commerciali, tra l’antica Picentia, avamposto degli Etruschi e il santuario longobardo dell’Arcangelo Michele nel golfo di Manfredonia. Insomma una geografia di passaggio quasi obbligato, come lo furono in età romana le vie consolari. 

la visione del paesaggio irpino dalla terrazza sulla biblioteca

 

IL COMPLESSO ARCHITETTONICO RELIGIOSO DEL GOLETO

L’abbazia del Goleto è custodita, oggi, dopo una lunga storia, anche di periodi di abbandoni, da una comunità di monaci della compagnia di Charles de Foucauld, i quali, presenti all’incontro, nell’accoglierci ci hanno mostrato tutta la loro gran propensione alla conservazione della memoria storica e grande sensibilità alla tematica del recupero e del restauro. Ci hanno parlato di passione “che fa la differenza” e questa affermazione ne è chiara evidenza. Con loro era presente, fra l’altro, anche padre Tarcisio Gambalonga, responsabile dei Beni Culturali dell’Arcidiocesi (unione delle diocesi di Conza, Nusco, Bisaccia, Sant’Angelo dei Lombardi), il quale attraverso un preciso excursus storico h amessoe in risalto un altro episodio chiave nella lettura del monumento, il devastante terremoto del 29 novembre 1732.

Quel momento è stato atto scatenante di frenetiche ricostruzioni che avevano condotto all’edificazione di interessanti architetture, quali ad esempio la chiesa del SS. Salvatore, nel complesso del Goleto, opera di Domenico Antonio Vaccaro, architetto ed artista napoletano, sulle rovine di quella precedente.

Dopo una lunga storia di abbandono e degrado (nel 1807 fu soppressa l’Abbazia) spoliazioni e tentativi di riutilizzo, giungiamo al 1975, anno in cui, sventato un progetto per attrezzature sportive,  che avrebbe cancellato ogni memoria storica del luogo, si avviò un primo lotto di lavori, ben documentati nei manoscritti e nelle foto di Padre Lucio (ricostruzione della foresteria adiacente alla cappella di S. Luca, ricostruzione del piano terra del convento femminile, copertura in cemento armato della cappella di S.Luca).

Giungiamo poi al terribile terremoto del 23 novembre 1980 in cui un nuovo stravolgimento emotivo ha condizionato fortemente le sorti di un luogo: si è avuta una prima fase definibile di sensibilità “invasiva ed ostativa” nei riguardi dell’episodio accaduto, motivo per cui palese risultava la voglia di “tagliare” con il passato, come per “rimuovere” quel vissuto. In una seconda fase, invece, una diversa sensibilità ha predisposto verso non una “ricostruzione”, bensì una “ricomposizione” del monastero. Parliamo dell’opera realizzata negli anni 2002/2003, in cui l’architetto Verderosa ha iniziato a dirigere i lavori nel complesso religioso, conferendo nuova facies del monumento.

l'inizio di Instaura tour all'ingresso dell'abbazia del Goleto, accolti dai frati e dall'architetto Verderosa 

 

IL RACCONTO DELLA STORIA DEL RESTAURO E DE RESTAURO DEL GOLETO

Dopo il terremoto del 1980, per il consolidamento statico della cappella di S.Luca,  intervenne la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze col preside, Prof. Salvatore Di Pasquale. Successivamente, fino al 1992, i lavori furono portati avanti dalla Soprintendenza di Avellino e Salerno con incarico affidato dal dirigente Arch. Mario De Cunzo all’Arch. Carmine Gambardella (ricostruzione dell’ex convento maschile, sistemazione dello scalone di accesso – pavimentazioni e ruderi della Chiesa del Vaccaro, sistemazione  a terrazzo del secondo livello dell’ex convento femminile, ricostruzione parziale dei Casali, pavimentazioni varie in pietrame, sistemazione a giardino del chiostro femminile, sistemazione del viale di accesso).

Il lavoro del professore Gambardella ha previsto la creazione di una biblioteca, ispirata formalmente a villa Malaparte a Capri, con un analogo scalone d’accesso al terrazzo. Il suo intervento previde materiali e tecniche costruttive totalmente diverse dall’impalcato tecnologico e culturale locale, per cui emersero con il tempo molti errori rispetto soprattutto a delle precise condizioni climatiche. A titolo di esempio fu utilizzata una pietra di Trani su cui fu versato del liquido nero, una sorta di olio, per scurirne la superficie, il solaio del terrazzo, fu rivestito con pavimentazione in cotto, non adatta ad esterni sottoposti a carichi consistenti di neve, anche i lucernari furono fortemente criticati data l’assenza d’areazione. Le criticità di questo intervento furono anche sottolineate negativamente anche dalla rivista “Restauro”, diretta negli anni ’90 dalla docente arch. Stella Casiello, la quale sottolineò anche la presenza di alcuni ruderi completamente demoliti per far spazio alla nuova opera, fra l’altro mai utilizzata.

Lo studio Verderosa si è occupato dell’opera di restauro del complesso e del derestauro dell’architettura su cui negli anni precedenti si era intervenuto. La modalità adottata dall’architetto Verderosa è di un “Restauro Partecipato”, inteso sia come coinvolgimento emotivo e materiale di chi vive i luoghi, sia dei luoghi stessi, nell’accezione naturale anche non antropizzata, intesa come capire l’esigenza del luogo, i cicli delle stagioni, l’uso di materiali locali stessi che riescano a sentano il luogo, temprati per i cicli di gelo e la neve.

Nel capitolato speciale d’appalto redatto nel 2002/2003 si definì che non si sarebbe dovuta trasportare la sabbia dalla cava, cosi, in primis, da non distruggere le montagne e poi recuperare, reimpiegare il materiale in situ, dalle rovine. SI produsse quindi la malta dal macero del materiale accumulato, attaccandosi al materiale preesistente senza alcuna delle tecniche tradizionali, sottosquadro (scuola romana) e uso di lacerto in materiali laterizi (scuola napoletana).

Nell’altro cortile è evidente l’uso del nuovo intonaco con il colore che tende la rosa, affiancato alla pietra irpina, un conglomerato calcareo, dalla grana particolare.

Chiudiamo questa parte dedicata alla storia del Goleto, parlando della meravigliosa accoglienza dei monaci all’interno del loro spazio abitativo e soprattutto del modo in cui ci hanno invogliato a conoscere i luoghi in modo da tale da poterli “sentire” e, da architetti, essere in grado di intervenire in maniera degna sul paesaggio storicizzato.

Le foto raccontano il resto, torneremo presto al Goleto!

Il meraviglioso paesaggio irpino. Foto Rossella Troncone

 

CAIRANO

La poesia del luogo, il centro storico, l’accoglienza con il pane, pizza, formaggi, vini, la figura di Antonio, panettiere e tanto altro, il suo racconto, le sue passioni, la grotta, poi il cantiere dell’Architetto Verderosa, il comparto architettonico restaurato con progetto di un centro culturale per la musica ed il teatro, grazie al supporto dell’imprenditore, originario di Cairano, Franco Dragone, noto artista di fama internazionale per i suoi spettacoli performanti acrobatici.

Il comparto urbano prevedrà anche degli alloggi, a supporto degli stage e degli spettacoli che si terranno, un punto ristoro, degli spazi tecnici per gli artisti: all’interno un blocco in acciaio, ascensore e partizioni verticali, colmano i dislivelli del comparto adagiato su un declivio naturale. I materiali adoperati nel recupero e restauro di questa porzione del paesaggio cairanese sono stati, in sequenza sparsa, il legno lamellare per le nuove coperture, acquistato a Calitri, secondo il principio della filiera corta, ed installato secondo le recenti normative antisismiche; blocchi di calcarenite per la tessitura muraria portante; la malta, fatta con sabbia silicea, di origine locale, dal colore giallo chiaro; lana di legno e lana di roccia per la coibentazione. Interessante le modalità di contratto stipulate con l’impresa, secondo cui o si recuperava o si prendeva del nuovo materiale, il budget era definito in partenza, in modo tale da invogliare maggiormente al recupero, inteso come primaria azione progettuale dello studio Verderosa.

Cairano è stata una poesia vera e propria, ha innescato riflessioni e non solo. L’incontro con il luogo e le persone, in particolare con Antonio, panettiere, artigiano, artista, fotografo, un uomo che da solo è in grado di dare cura e slancio al paese in cui risiede, pur non essendoci nato, ci ha indotto a capire come per i piccoli paesi sia necessario coinvolgere tutti, sia necessaria la sinergia, sia importante la collaborazione con tutti gli attori necessari. Un lavoro che, quotidianamente, può portare a recuperare davvero dei luoghi che, chiaramente soffrono ancora dopo il sisma del 1980, oltre che per mancanza di interconnessioni, di infrastrutture capaci di connettere e connettersi fra loro. Oltre alla figura di Antonio, di Angelo, l’architetto, un’altra guida all’interno del borgo biologico è stato Dario, amico di Angelo, persona che possiede una casa davvero “particolare” all’interno dei viottoli meravigliosi di quel luogo. Al suo interno, figure e colori, affreschi d’amore, parole, riflessioni ed i “siensi”, regalatici con affetto e poesia, dei piccoli insetti colorati in cartone che portano lontano il messaggio di Cairano. Anche il libro, scritto a più mani sulle emozioni provate da persone che hanno vissuto o incontrato quel luogo. E per chiudere e ringraziare, il momento sulla rupe, da cui un mondo ed un paesaggio naturale si è dispiegato innanzi ad i nostri occhi, mentre distesi fermavano il tempo ed innescavano la nostra “relazione felicitante” con il luogo e con chi in seguito avremmo incontrato.

Grazie a tutti!

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

Foto Rossella Troncone, Andrea Damiati, Piero Zizzania

 

 

 

 

 

 

 

 

Interno della chiesa settecentesca del Vaccaro. Autoscatto, Piero Zizzania foto

 

 

CAIRANO, IL BORGO BIOLOGICO

Foto Rossella Troncone

 

A casa di Dario Bavaro, con i "siensi". Autoscatto, Piero Zizzania foto

 

 

 

 

 

 

 

 

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