I LAND

Vivere i centri storici vesuviani - Instaura tour - il report della seconda edizione ad Ottaviano

05-11-2017 redazione instaura - Andrea Damiati
INSTAURA Tour

Sabato scorso per la seconda volta, dopo il primo anno, siamo tornati con Instaura tour ad Ottaviano, per una seconda passeggiata di conoscenza che speriamo far diventare più frequente o l’inizio di un programma più esteso.

L’attesa del mattino, del ritrovarsi, in pochi o in tanti, disvela immediatamente l’incipit di una gran bella giornata, intensa e formativa. L’arrivo del professore Carmine Cimmino coincide con l’inizio della narrazione. Più forte di lui raccontare immediatamente le vicende, la storia di questi luoghi, di questo paese, ricco bellezza e contraddizione. Una di queste, ad esempio  ineriva, storicamente,  la “gestione dei flussi lavici” (o post lavici), frutto delle frequenti eruzioni del Vesuvio, il quale oltre all’eruzione in sé, provocava anche danni “indiretti”, ex post, dovuti al dilavamento fangoso lungo le pendici del monte Somma, su cui è arroccata la cittadina. In tale circostanza molte persone morivano per imprevidenza, come quando nel 1906, nella chiesa di San Giuseppe (comune che era storicamente parte di Ottaviano), ben 227 persone rimasero schiacciate dalla copertura collassata per la cenere accumulatasi, mentre si erano recate a pregare per “difendersi” dall’eruzione. Altro episodio, a testimonianza della difficile gestione delle alluvioni, riguarda i carcerati intrappolati ed annegati nel fango sotto piazza Municipio, dove a fine Settecento, era allocata la prigione, nei piani ipogei del complesso.

Non a caso interviene nel discorso la figura di Bartolomeo Grassi, regio architetto, ispettore di ponti e strade del Regno delle Due Sicilie, progettista del sistema di alveo con catene, per la frantumazione del flusso fangoso verso la piana sottostante, tecnica che, per prima, fu adoperata in Ottajano e poi riprodotta in tutto l’areale vesuviano. Sua, inoltre, l’idea architettonica del frontone decorato a doppia voluta del palazzo che chiude la quinta scenica in piazza Annunziata (un altro esempio è a largo Taverna). All’interno di quest’abitazione il leit–motiv dell’architettura vesuviana, con androne d’accesso voltato, corte aperta caratterizzata da pozzo e forno, elementi di arredo, design vesuviano si, ma anche connotazione sociale di una vita comunitaria di un tempo che fu, gravitante intorno a singoli aggregati in pietra lavica (fra essi va annoverato anche il famoso “lavaturo”, il lavatoio per il lavaggio a mano di indumenti).

Inizia la nostra passeggiata salendo da piazza Annunziata verso la Chiesa dell’Oratorio, la Congrega di Santa Maria Visita Poveri, notando bene dove andavano a poggiarsi i nostri piedi: il selciato del centro storico di Ottaviano, costituito dallo storico basolato in spuma, la cui posa è fra le attività tipiche dell’area ottavianese e boschese (gli ultimi che vediamo attualmente sono quelli antecedenti l’eruzione del 1906). In età borbonica si ebbe l’intelligenza di classificare il materiale utilizzato nelle costruzioni e, nello specifico, è possibile individuare ben 11 tipi di basoli, di cui due grandi categoria generali, quelli di spuma (materiale usato anche per fare i portali d’accesso, cornicioni, decorazioni, etc) e quelli “passa e non passa” perché li si poteva scalpellare ad incrocio, usarli per la pavimentazione affinchè l’acqua potesse incanalarsi o a destra o a sinistra, senza correre nel centro della strada. La strada che percorriamo, fra l’altro, fu la prima via lastricata nella provincia di Napoli; fu “basolata” infatti nel 1743, per merito di un signore di Ottaviano (c’è la lapide che ricorda l’episodio, accanto alla villa di sua proprietà all’epoca). La strada, via Salita del Principe serviva ai Principi di Ottajano per giungere nella loro dimora.

Il 7 dicembre, a tal proposito, il professore Cimmino terrà una mostra sui mestieri ottajanesi dell’Ottocento, fra cui ritroveremo altri “operatori del prodotto lavico”, i muratori ottajanesi del lapillo, abilissime persone che venivano chiamate, fino a dopo la seconda guerra mondiale, a Napoli e provincia per impermeabilizzare le coperture dei palazzi (realizzavano il famoso “lastrico battuto”). ­­­

Giunti alla Congrega, veniamo subito informati del profondo significato di quel luogo, dove il tema della morte diventa componente essenziale della psicologia di questo territorio:  raccontata lungo le pareti affrescate, è presenza forte incombente, viva, tangibile: il Vesuvio e le sue eruzioni, di cui facciamo riferimento per quando riguarda le documentazioni, a quella del 1631, anno in cui si è accentuata notevolmente la componente misteriosa, “nera”, legata ad un flusso malefico, ad un’ombra che da sempre ha contraddistinto questi luoghi. Interessante pensare a questa tematica, poi, in relazione all’Illuminismo incedente nel resto d’Europa.

Tornando alla storia e al ruolo della Congrega nel ‘700 e ‘800, è bene ricordare come fungesse da ammortizzatore sociale: era un luogo dove si incontravano i ricchi e potenti del paese ed i “poveri cristi”. I primi mettevano a disposizione del paese una piccola parte del loro denaro, o pacchi di pasta da mangiare o i cosiddetti “matrimoniali” per le figlie che non potevano permettersi le doti per sposarsi, ottenendo in cambio la redenzione (o il paradiso o quel che sia), mentre i secondi ricevevano denaro, restituendolo nel tempo.

I priori che gestivano la Congrega (le loro famiglie “duravano” nel tempo a lungo!) ottenevano da queste operazioni di “scambio” dei vantaggi clamorosi, in termine di tassi di interesse che maturavano nella restituzione del denaro.

Dopo aver visitato la meravigliosa chiesa, la sagrestia con la presenza dell’artista, pittore del ‘700 napoletano, Angelo Mozzillo (che rivedremo anche a San Michele), ci dirigiamo nell’ipogeo dove si seppellivano i confratelli della congrega, con gli spazi destinati agli scolatoi per i monaci. Inevitabile non riprendere il discorso della morte, della presenza della magia nera sul territorio e dei flussi magnetici negativi della lava del Vesuvio: non a caso il professore ci menziona De Renzi, un grande medico napoletano dell’ ‘800 che reportava esserci un legame diretto fra le persone che esercitavano il ruolo di “fattucchiere” ed il vulcano, motivo per cui non si spiegavano scientificamente alcune situazioni.

Proseguiamo la scalata del centro storico, passaggio e legame fra la sommità regale, amministrativa e le masserie allocate nella piana sottostante, insieme ai campi di proprietà della Signoria regnante (ricordiamo che i Medici erano grandi produttori di vini, di oli, avevano in mano il mercato del grano con la Puglia, di cui non a caso il legame con il culto micaelino), giungendo a visitare una casa vesuviana, alloggiata su dei gradoni che colmano il dislivello con la piazza San Michele. L’abitazione è disegnata secondo la tipologia e morfologia della casa nata dalle esigenze del tempo: l’androne d’accesso (portale ad arco), conduce verso una corte comune, da cui si diramano le diverse abitazioni: Dunque il tema della corte, il cortile che smista ed accomuna, dove erano disposti gli elementi di vita comunitaria, di cui all’inizio: pozzo, forno e lavatoio. Il momento vissuto è anche induzione a riflettere su come e perché conservare queste abitazioni del centro storico e su come intervenire in termini di restauro, nonostante alcune disdicevoli operazioni compiute dal dopo sisma del 1980 ad oggi.

Giunti alla chiesa di San Michele, immediatamente ci dirigiamo verso la coppia di tondi, opere meravigliose di pittura di Carlo Cignani, autore dell’”Estasi di Santa Maria Egiziaca”e Guido Reni, autore di “San Giovannino”. Un passaggio necessario di fronte alla statua di San Michele, santo patrono della città ed alla Croce Santa, che veniva portata attraverso i vigneti ed i castagneti, soffermandosi in undici posti diversi; in quella occasione la gente pregava che quel frammento versasse il sangue benefico sui frutti, dunque il sangue di Cristo diventava fecondatore della natura, oltre che dello spirito.

Chiudiamo la passeggiata, attraverso la salita nel centro storico, al Palazzo Mediceo, uno splendore di palazzo, che molto probabilmente (l’ultima tipologia pervenutaci, sedimentata su un nucleo preesistente d’epoca longobarda) è opera del noto architetto napoletano Ferdinando Sanfelice. L’opera nasce come esemplare straordinario di palazzo di campagna che sintetizza i due tipi architettonici, quello sul mare (ad esempio le ville del Miglio d’oro), le cosiddette architetture di ristoro o di delizia, e quello dell’interno, le note Masserie Circumvesuviane, (come la masseria Figliola a Pollena e tante altre, prettamente dedite alla produzione.

Il Palazzo Mediceo era connubio delle due funzioni, sia di ristoro, per la Signoria, che amministrativo del patrimonio: il primo piano ad esempio era tutto adibito ad uffici e al mattino prendevano servizio 50,/ 60 persone, fra funzionari che amministravano il patrimonio dai vigneti ai granai fino a Nola e Sarno. All’interno del giardino prendono parola due allieve della facoltà di Architettura, Elisa Visone (di Ottaviano) ed Emanuela Russo (di Caivano), le quali hanno progettato in occasione della loro tesi di Laurea Triennale una biblioteca letteralmente assemblabile all’interno dello spazio che storicamente ospitava la scuderia del Palazzo. Uno spazio semplice, regolare, rettangolare  e voltato,  con elementi in piperno e pietra lavica per gli abbeveratoi dei cavalli: l’intervento spiegato dalle ragazze ha previsto la presenza di un elemento ligneo che fungesse da biblioteca, ma anche da ludoteca per i piccoli, avesse elementi per la lettura, usando la doppia altezza, traguardando l’esterno e relazionandosi con esso. Un emblema di positività, legato alla cultura che nasce anche dall’esigenza o meglio dalla carenza di una biblioteca comunale dove poter accogliere ragazzi e chiunque voglia occuparsi di studio e ricerca sul territorio.

Abbiamo chiuso l’iter visitando la mostra “A passi di biodiversità”, organizzata dall’Ente Parco all’interno della stessa scuderia.

Ringraziamo di cuore le ragazze, il professore Carmine Cimmino, il Comune di Ottaviano, l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio.

Alla prossima fermata di Instaura tour!

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

foto di Rossella Troncone

chiesa dell'Oratorio, la Congrega, Santa Maria Visita Poveri

chiesa dell'Oratorio, la Congrega, Santa Maria Visita Poveri

ipogeo della chiesa dell'Oratorio, la Congrega, Santa Maria Visita Poveri

ipogeo della chiesa dell'Oratorio, la Congrega, Santa Maria Visita Poveri: lo scolaio.

una casa vesuviana, all'interno del centro storico, nell'androne d'accesso

una casa vesuviana, lo storico forno, fra gli elementi della dimensione sociale di un popolo

la chiesa di San Michele, dettaglio della cupola

la chiesa di San Michele, interni, con i tondi dei C.Cignani e G. Reni

la chiesa di San Michele, interni, San Michele e la croce santa

la salita del centro storico verso il Palazzo Mediceo

una casa vesuviana nel centro storico 

attraversando il centro storico di Ottaviano

una casa vesuviana in abbandono nel centro storico

l'ìingresso al palazzo Mediceo

 

il professore Carmine Cimmino nei giardini del Palazzo Mediceo; sullo sfondo la chiesa di San Michele

Interno dei giardini del palazzo Mediceo

 

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