I LAND

Instaura tour, una doppia fermata, per conoscere i nostri luoghi. Somma Vesuviana, il borgo e la villa romana, la sintesi di un'interessante passeggiata.

15-02-2018 redazione instaura - andrea damiati

Abbiamo vissuto un’altra importante passeggiata di conoscenza a Somma Vesuviana, fra il cuore antico vivo della città, il borgo Casamale e l’anima archeologica di un luogo, fonte di immane ricerca e conoscenza, di scavi ancora in corso, la villa romana dionisiaca. In un solo giorno un iter completo, accompagnato da una piacevole sosta al Museo della civiltà contadina, collante ed espressione di un territorio che sull’economia rurale ha fondato, storicamente, le sue origini.

L’appuntamento è stato fissato e rispettato, per le ore 10.00, lungo la parte finale di via Giudecca, accanto alla murazione cosiddetta aragonese, con il bravo Franco Mosca, presidente della proloco di Somma Vesuviana, coltivatore vitivinicolo e grande appassionato di storia e storie del territorio summano. Iniziamo con lui il percorso ricostruendo virtualmente le porte d’accesso alla città, costeggiando la murazione che, ovviamente, era stata edificata molti secoli prima, dai Normanni precedentemente, dagli Angioini successivamente per poi giungere all’ultimo “restauro” aragonese.

Interessante è stato soffermare l’attenzione ad alcune storie, attraverso le quali, rispetto ai documenti ritrovati, abbiamo potuto identificare e riconoscere un luogo, un’abitazione, una strada. Uno fra tanti è l’edificio (nel borgo storico le architetture ad oggi pervenuteci sono del 1600 – 1700), in cui risiedeva una donna, Costanza Scozia, proveniente da Taranto, la cui storia ci ha incuriosito molto per la vivida fermezza di chi ha lottato, nella sua epoca (parliamo del 1700), senza inibizioni per il rispetto della propria figura, rispetto alla prevaricante presenza maschile su quella femminile. Ella, si narra, aprì una sorta di centro culturale fra le mura della sua casa, luogo dove si produceva poesia, si parlava di letteratura. Davvero interessante sapere che in alcune vestigia edificate, oggi purtroppo spesso rimaneggiate, possa aver vissuto una persona che, fra le altre, emergeva per sensibilità alla cultura letteraria. Cosi come lo era Giovannina Papa, un’altra donna “storica” del Casamale, di cui furono pubblicate moltissime poesie, strenna natalizia e pasquale molto in uso nei secoli che furono.

Ad un angolo di strada, nei pressi di una delle corti caratteristiche del borgo, poco prima di giungere alla Collegiata, la chiesa più importante del Casamale, inevitabile che Franco non facesse accenno alla Festa delle Lucerne, di origine pagana, trasposta nel tempo e nei luoghi (infatti non era una festa locale, ma è stato il paese di Somma Vesuviana a farla diventare tale, portandone innanzi la tradizione). La festa religiosa nasce per devozione alla Madonna della Neve, di cui se ne celebra il culto, proprio in quel periodo dell’anno (ad agosto…quest’anno si ripete, come sempre, dopo quattro anni). E’ bello ricordare come le lucerne siano “nate” come sistema di illuminazione, prima dell’avvento dell’energia elettrica (basti immaginare che nel territorio vesuviano, come in gran parte del Sud Italia, è accaduto nel primo trentennio del Novecento!), il che rende l’immaginario collettivo rivolto ad un periodo storico in cui la suggestione era alimentata “per natura”, da un tipo di illuminazione che, in qualche modo, rimandava e connetteva con il mondo dell’aldilà.

Quest’anno per chi vorrà conoscere e capire questo rituale, potrà ad inizio agosto venire a conoscere il borgo Casamale, osservandolo cosi come si presentava “illo tempore”. Giunti alla Collegiata ci è soffermati per molto tempo, per avere diversi livelli di lettura di un monumento complesso, dedicato alla collettività, un’opera pubblica gestita dall’intera comunità. Non a caso tutte le storiche processioni iniziano dalla Collegiata, quasi a come fossero funzioni pubbliche di natura laica piuttosto che religiosa. Si è parlato dal concept di “chiesa collegiata”, poi delle opere d’arte al suo interno, quali soprattutto sull’altare il coro ligneo la pala d’altare, datata   1495 – 96, opera dell’artista Angiolillo Armenio;  inoltre si è osservato con attenzione il soffitto cassettonato ligneo, completamente dorato.

Interessante è stato menzionare, il che è diventato una sorta di motivo, di filo conduttore del resto della giornata, della cultura popolare, della tradizione rurale in terra summana – vesuviana, diretta trasposizione di un culto dionisiaco molto professato, il che è testimoniato soprattutto dai rinvenimenti della nota villa cosiddetta “dionisiaca” o “augustea”, sita in località Starza della Regina, in Somma Vesuviana.

Prima di concludere la prima parte di Instaura tour ci siamo recati presso il Castello d’Alagno, da qualche anno ormai “restaurato” in  maniera apparentemente approssimativa (almeno per quanto concerne la facciata, letteralmente ritinteggiata senza un motivo preciso), dove il buon Franco non ha potuto non raccontare la storia di Lucrezia D’Alagno, la donna che amava re Alfonso d’Aragona. Intorno alla figura di Lucrezia si è parlato molto, per la sua storia con il re, per la sua audacia a raggiungere Roma per chiederne il divorzio dalla moglie: intorno ad essi si narrarono storie vere, fantasie, si edificarono palazzi, si modellarono paesaggi ed architettura. Oltre alla sua figura, legata all’edificazione del palazzo d’Alagno, su cui sorse successivamente il (quasi attuale) castello fortificato, con bastioni annessi, un’altra persona lega il suo nome (o meglio il suo cognome, ma erroneamente) a quello del noto fortilizio, il principe Antonio De Curtis, in arte Totò, principe della risata, assiduo frequentatore della terra vesuviana.

I partecipanti ad Instaura tour, guidati da Franco Mosca, presidente della Pro Loco di Somma Vesuviana

Prima del secondo tempo della nostra passeggiata alla volta della villa romana dionisiaca, abbiamo scelto il Museo della civiltà contadina, anche per una sosta culinaria, nell’adiacente Osteria Summa Terra, visitando gli spazi allestiti con gli attrezzi utilizzati nella tradizione rurale e non, anche utensili usati in casa per stirare, lavare, riparare…un significativo riconoscimento di valori storici, relati ad un’istanza di natura psicologica, che sono stati “persi” in qualche modo, con l’avvento di nuove tecnologie. Bello è stato anche vedere l’immagine stampata di Carlo Russo, lo storico fondatore del Museo, negli anni Novanta che ha lasciato una grandissima eredità nel territorio di Somma Vesuviana.

La villa dionisiaca romana. Il progetto internazionale compiuto dagli archeologi giapponesi ha messo in luce, attraverso un’opera di scavo che va fra gli 8 ed i 15 metri di profondità, un’imponente villa, di stampo imperiale, per la dovizia di dettagli e ricerca di finiture, elaborate, fini ed eleganti, nonché per le dimensioni, gli spazi di rappresentanza e quelli di produzione, il che fa riflettere sulla questione che essa fosse un’azienda rurale produttiva. Un’architettura con carattere di voluta, ricercata, monumentalità, dunque, dettata dagli immani spazi voltati, dalla ricerca della raffigurazione parietale, dal rinvenimento di due statue d’età romana, il dioniso, stavolta non vecchio e panciuto, ma giovane, cosa rara nella raffigurazione iconoclasta sia pittorica che scultorica, con il cucciolo di pantera ed un’altra scultura, una peploforos, una donna con il peplo.

Per molti anni si è pensato, prima di compiere opportune verifiche, riferendosi a Tacito e Svetonio, che la villa fosse la storica dimora dove Augusto visse e mori, a loro detta “apud Nolam”. La ricerca dell’abitazione dove l’imperatore morì è, ad oggi, ancora in corso, data l’incertezza del dato sulla villa rinvenuta a Somma, rispetto ad alcune date certe, quali l’eruzione del Vesuvio del 472 d.C., che ricoprì definitivamente la villa e le sue circostanze. Eruzione che è leggibile nella stratigrafia del terreno, nello scavo in sezione.

L’architettura di questa villa è monumentale, espressa nel suo spazio centrale di rappresentanza, scandito da un porticato costituito da pilastri binati, sui generis rispetto al territorio, a rimarcare una scenografia prospettica verso il complesso Somma Vesuvio. Un portale d’accesso , che mirava probabilmente ad un viale in direzione della montagna, su cui molti simboli pagani convalidano la compresenza del paganesimo durante la “già ufficializzata” cristianizzazione dell’impero, si impone nella spazialità antistante il salone. Dalla rappresentanza si passa, poi, per successivi spazi terrazzati, verso ambienti di produzione, caratterizzati da due absidi affrescati ed un ambiente mosaicato. Nel salone di rappresentanza furono rinvenute due statue, il dioniso e la peploforos, di cui le copie sono allocate nelle nicchie sovrastanti. Gli originali sono esposti al Museo Archeologico di Nola.

Una frase bella e fondata rispetto ad anni di studio sul paesaggio vesuviano, detta da Franco, conclude il nostro doppio instaura tour: la terra vesuviana è l’orto del tempo, le sue antichissime colture, quali ad esempio le viti, hanno avuto larga diffusione nei tempi e nei luoghi, commistionandone la cultura, la tradizione vitivinicola, la cura e la conservazione del paesaggio.

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

Inizio di instaura tour con il bravo Franco Mosca, presidente della Pro Loco di Somma Vesuviana

All'interno della Collegiata

La Collegiata, il prospetto. Foto di Martina Cozzolino

Il prospetto di una casa nel centro storico - foto di Martina Cozzolino

Scorcio del centro storico. Il Casamale. Foto di Martina Cozzolino

Scorcio del centro storico. Il Casamale. Foto di Martina Cozzolino

Il portale decorato all'interno della villa romana dionisiaca, Somma Vesuviana. Foto di Martina Cozzolino

La parete che ospita la nicchia con la peploforso, la donna con il peplo (copia). Foto di Martina Cozzolino

La parete che ospita la nicchia con il giovane Dioniso. Foto Instaura

 

 

 

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