I LAND

Partecipazione a “Borghi abbandonati, Borghi ritrovati”, Comune di Pistoia, 26 e 27 ottobre 2018. Momenti di confronto, crescita e conoscenza di un sentire comune.

28-10-2018 redazione instaura - Andrea Damiati
LUOGHI ABBANDONATI

Partecipazione a “Borghi abbandonati, Borghi ritrovati”, Comune di Pistoia, 26 e 27 ottobre 2018.

Momenti di confronto, crescita e conoscenza di un sentire comune.

Due giorni di importanti riflessioni, considerazioni, stimoli a produrre, innanzitutto attenzione, alla tematica dell’abbandono dei luoghi storici disseminati sulla penisola italiana ed oltre. Certo, dire oltre è necessario, perché ciò che è emerso dalle due giornate di Pistoia, dal titolo “borghi abbandonati, borghi ritrovati”, promosso dall’Associazione culturale 9cento, può essere assimilato ad un filo conduttore univoco, analogo, praticamente identico, nelle sue diverse accezioni, sfumatura, specificità. Si tratta di una linea sottile che accomuna sorti, un filo che percorre i borghi storici, quelli nati spesso in condizioni di “geografia impossibile” e che la storia, con le sue trasformazioni repentine e fugaci, ne è stata deterrente di celebrazione prima e distacco poi. Per poi tornare, un giorno, a ri- celebrare, attraverso una “nuova attenzione”, un sentire comune, un processo di “nostoi”, che si sta avvertendo in questi ultimi anni, da quando si è innescata la riflessione sul tema del recupero, restauro, valorizzazione territoriale. Ed allora pensiamo a concetti emersi quali “disperanza”, fusione di “disperazione e speranza”, per dirla alla Vito Teti, docente di antropologia culturale all’Università della Calabria, intervenuto al convegno, ma di conditio che ben descrive quel senso dannato di “rassegnazione” che impregna i luoghi abbandonati, soprattutto al Sud Italia, come abbiamo verificato in questi anni, attraverso i percorsi di conoscenza del paesaggio di Instaura, ma anche attraverso altri racconti ascoltati al convegno, come quello di Antonio Mocciola, e le sue “belle addormentate”, report e narrazione di borghi abbandonati in tutta Italia e per le diverse condizioni, motivi di dissesti, alluvioni, terremoti, ma anche cause antropiche, psicologiche, di sdegno per episodi che hanno tacciato quel luogo inesorabilmente di “vergogna”.

Sin dall’apertura del convegno, da parte di Luca Bertinotti, presidente dell’associazione promotrice e, ovviamente, in prima persona, persona coinvolta e travolta dalla passione verso i luoghi dimenticati, verso paesaggi scomparsi o in stati intermedi o incipienti la fine, sono emersi degli aspetti importanti legati alla tematica, affrontata durante il convegno, con il giusto taglio emozionale, da un lato, e con un ricco apporto tecnico scientifico, dall’altro, grazie ad interventi di docenti, ricercatori e studiosi che, dati alla mano, hanno riportato condizioni di stato dei luoghi e possibili soluzioni.

Si è parlato di storia della civiltà contadina, dunque, aspetti di Antropologia, ad esempio, anch’essa inevitabile disciplina che accomuna i luoghi del mondo, legata al fattore ancestrale dell’essere venuto al mondo e le sue immateriali “tradizioni”, si è parlato di riti, rituali, canti popolari, modi di curare il corpo, scacciando il male, spostandone la mira. Tutto è correlato, rispetto ad un mondo che sembra essere scomparso, ma non lo è. Bisogna fare in modo da conservarne i connotati materici, il contenuto oltre la forma. In merito a questo, in interdisciplinarietà, attraverso l’apporto dell’Architettura è possibile intervenire, dopo un’accurata conoscenza, primo passaggio essenziale, propedeutico all’azione diretta sul Monumento, sul Paesaggio. A tal proposito è emerso il concetto di vocazione del territorio, ciò che il luogo è preposto ad essere, a fare, sin dalla sua nascita. Il mondo arcaico che torna, nei suoi straordinari esempi mostratoci nel convegno, dalla Calabria alla Campania, dal Molise al Friuli, ovunque! Sulla montagna pistoiese, ad esempio, dove in alcuni borghi storici, si sono attivati processi di partecipazione consapevole ai luoghi, quali ad esempio San Marcello Pistoiese, un paese che gravita intorno al Castello di Mura, riattivato grazie all’associazione Valle Lune.

Tanto si dovrebbe ancora dire, si è davvero tanto parlato, ascoltato, dibattuto e molte sono le “cose” emerse. Provo a sintetizzare, per dare spazio ad ulteriori riflessioni, lasciando questo senso di incompiuto, necessario, affinché tutto davvero si compia per natura, per vocazione e per sentimento dei luoghi. E allora ricordiamo di concetti emersi quali l’antropologia della restanza, la rete del ritorno, rispetto a luoghi della Calabria, narrati da Vito Teti, di universo sommerso di potenzialità, ovvero il passato, che deve “tornare”, la gradazione dell’abbandono, raccontata dal docente Rossano Pazzagli, Università del Molise, la deriva delle aree interne, la “storia in discesa” citata, sulle parole di Italo Calvino, nel 1946, concetti di Boom e Sboom, evoluzione che fu involuzione per le aree interne, per le quali la soluzione potrebbe essere sottrarsi ad una assurda competitività, rispetto a dei modelli standard di valutazione, quali i canonici dati Istat, secondo cui è necessario trovare nuovi indicatori, nuovi parametri di valutazione, rispetto “a ciò che c’è ancora”, e non rispetto a “ciò che non è più presente”, per ovvi motivi, data la trasformazione del mondo. Altri concetti, la conoscenza che diventa coscienza, la possibilità di rendere le aree interne dei Laboratori di conoscenza, di produzione, l’utilizzo dei territori che è pur sempre temporaneo, rispetto a determinate fette di economia, abbattendo la retorica della crisi, come sosteneva l’architetto urbanista Moreno Baccichet, asservendo la possibilità che la comunità legga in maniera diversa i luoghi, variando il modo di vedere gli stessi, rispetto ad una identità forse “bloccata” e che oggi è trasformata, attraverso l’apporto di persone che provengono da “fuori”, rispetto al luogo di nascita o che occupano un nuovo luogo, innestando in esso la nuova comunità che vi nasce e nascerà.

Chiuderei, elencando cosi, in ordine sparso, alcune località che sono emerse dai due giorni di Pistoia, borghi storici abbandonati, sguardi di mondi dimenticati, ma che sono ancora la. Ringrazio a nome di instaura l’associazione 9cento, prima di tutto, per aver creato questo importante momento formativo e da cui scaturiranno altre situazioni di riflessione, altre progettualità e per averci dato un piccolo spazio di intervento. Grazie.

Borgo santa Lucia (Pistoia), località di Croci (Pistoia), Africo (Reggio Calabria), San Felice del Molise, Pietrabboddante, Castel del Giudice (Molise), Lollova (Sardegna), Roscigno vecchia (Cilento), Toiano (Puglia), Cadia (Puglia); Craco vecchia (Basilicata) Triora (Liguria), California (Veneto). E mi fermo, ma sono tanti, tantissimi luoghi abbandonati, dimenticati e che stanno tornando, in un modo o nell’altro…

 

Andrea Damiati

Instaura

 

FOTO 

+

 

foto ufficiali del CONVEGNO

https://www.facebook.com/Associazione9cento/?fref=pb&hc_location=profile_browser

Social Media: