I LAND

Il riuso sostenibile di una manifattura tessile dismessa: lo stabilimento Marzotto a Salerno.

29-10-2018 Anna Gallo
racconti d'architettura, LUOGHI ABBANDONATI

Lo stabilimento tessile Marzotto Sud di Salerno rappresenta una delle esperienze più significative del settore manifatturiero in Campania. Realizzato nel gennaio del 1958 sul tratto orientale del Lungomare di Salerno, fu dismesso nel 1983 e da allora versa in stato di degrado e di abbandono. Il complesso, unico esempio dell’esperienza Marzotto nel Sud Italia, è una testimonianza delle potenzialità e dei valori architettonici insiti nelle costruzioni industriali: da qui la proposta di riuso della fabbrica come luogo di produzione della lana rigenerata, in linea con il principio della sostenibilità. La lavorazione di scarti tessili è finalizzata a restituire alla città un luogo emblematico, rilanciando, attraverso la cosiddetta “economia circolare”, la tradizione della produzione tessile salernitana.

La proposta, rispettando il principio del minimo intervento, privilegia la conservazione della materia e prevede interventi compatibili, distinguibili e reversibili.

Anna Gallo

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

Figg. 1-2 Stato di fatto dell’esterno del complesso. Si notino l’utilizzo del laterizio faccia vista, la struttura in calcestruzzo cementizio armato, il sistema di copertura del tipo a shed con finestroni apribili, in cui è possibile riconoscere i tipici serramenti in ferro-finestra (Foto di Alessandra Landi).

Figg. 3-4 Stato di fatto degli interni del capannone principale in cui si può apprezzare il degrado diffuso e la vegetazione infestante (Foto di Alessandra Landi).

Fig. 5 Particolari dello stato di fatto di alcuni elementi in calcestruzzo cementizio armato del capannone principale. Da sinistra: pilastro del fronte sud-ovest con evidente espulsione del copriferro e dove è possibile apprezzare il sistema di armatura costituito da barre lisce; esempio dell’accoppiamento dei pilastri interni; capriate della copertura a shed. Le indagini preliminari hanno permesso di individuare i principali sintomi del degrado e le alterazioni, per i quali sono stati proposti interventi finalizzati, dove possibile, al ripristino e/o alla conservazione della materia.

 

Fig. 6 Proposta di recupero. Pianta quota (+1,20) e Prospetti.

 

 

 

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