I LAND

Un viaggio a Firenze con Instaura, rinnovarsi alla vita, ritrovarsi con l’Architettura. La sintesi e le foto del primo Instaura tour #ontheroad a Firenze

11-11-2018 redazione instaura - Andrea Damiati

La sveglia al mattino, di sabato, dopo una settimana di lavoro, non è mai tanto piacevole. Ma non per gli amici di Instaura, ragazzi audaci, appassionati, non necessariamente e sempre allievi di architettura e giovani professionisti promettenti, dediti ad essa. La vita può essere sempre una gran bella sorpresa, soprattutto se si desidera scoprire le città , i centri storici, il paesaggio, conoscerne la storia, l’evoluzione, la trasformazione di cui oggi, se ne è parte, più o meno consapevole. Instaura tour a Firenze, insomma, “la culla del Rinascimento” nelle arti, nell’architettura, nella letteratura, in tanti ambiti disciplinari che frammentarli ed “affrontarli”, studiandoli, singolarmente, non basterebbe una vita!

Una giornata che promette bene anche climaticamente, ricca di sole, ci ha accolto all’incontro con tutti al Piazzale della Stazione Santa Maria Novella, da dove abbiamo iniziato volutamente il nostro percorso di conoscenza. Si, volutamente, dall’architettura moderna, emblema del “secolo breve”, il Novecento, contraddistinto dalla ricerca del razionalismo, della funzionalità, della bellezza nelle geometrie, nell’essenziale, nella purezza della linea, rispetto ad un orpello fortemente superato, anche grazie all’introduzione dei nuovi materiali da costruzione, fra cui il cemento armato, che aprivano nuove strade a linguaggi di dinamismi e libertà morfologiche mai realizzate prima. La stazione Santa Maria Novella, opera emblematica del Movimento Moderno è la nostra prima tappa, dunque, insieme al nostro amico Gianfranco, guida turistica abilitata sul territorio nazionale, ad Elisa, tecnico specializzato di cantiere in restauro, e a tutti noi che dibattiamo e riflettiamo costantemente nell’apporto dell’architettura nei nostri cuori. Qualche cenno storico, sulla preesistenza della stazione Maria Antonia, forse anche “troppo addossata” alla città e all’abside della chiesa di Santa Maria Novella, a pochi passi, poi il salto a quel lontano, ma non troppo, 1932, anno del rinnovo e del concorso per la riqualificazione architettonica ed urbanistica di un luogo, la stazione, con lo scopo di renderne lo spazio soprattutto funzionale. La vittoria, dopo non poche polemiche, fu assegnata al Gruppo Toscano,  cinque giovani architetti con a capo il maturo Giovanni Michelucci, che si espresse con un deciso progetto da Movimento Moderno pieno, semplici forme, funzionalità assoluta, fermezza di stile, ben accetta dal regime fascista, un’antica muraglia lineare che si erge nel cuore della piazza della Stazione, non senza notevoli accorgimenti materici, opportunamente curati dal Michelucci, sintomo di grande sensibilità verso il dialogo con i luoghi e la storia, per cui “tipici” della città fiorentina e della Toscana, quali, uno su tutti, l’uso della pietra forte in facciata, rivestimento ed espediente cromatico di “concinnitas, per dirla alla Alberti.

Non staremo qui a raccontare tutto, non basterebbero poche righe, proveremo bensì a sintetizzarne l’iter, contenendo l’emozione, di cui ancora ci sentiamo ricchi. Dopo il racconto sull’opera fra gli emblemi di Architettura del Novecento ed averne visto anche la mostra fotografica all’interno della stessa stazione, ci siamo diretti nel cuore della città storica, partendo dalla piazza Santa Maria Novella, dove, innanzi alla facciata albertiana della chiesa, abbiamo accolto le nozioni storiche di una città che ha vissuto molte vicissitudini, legate alle famiglie storiche che ne presero il dominio, una fra tutte quella dei Medici, ovviamente, di nascita ricchi banchieri, alla ricerca di un ambito titolo nobiliare che fortemente ottennero poi. Dalle considerazioni sulla facciata dell’Alberti, sul prezioso contenuto della chiesa all’interno, in termini di opere d’arte, dalle riflessioni sulla figura di Leon Battista Alberti, artista, scultore, pittore, architetto ma soprattutto grande teorico e teorizzatore dell’arte e dell’architettura (e della figura dell’architetto), che si distinse, proprio per tale aspetto, dagli altri grandi del suo tempo, che “si limitarono” ad essere degli artigiani, con delle grandi conoscenze soprattutto pratiche, rispetto al grande sforzo teorico compiuto dell’Alberti, confluito nelle sue opere più rilevanti, i famosi trattati.

Da Piazza Santa Maria Novella ci siamo addentrati nel cuore della città, osservando prima la facciata del palazzo Davanzati, una delle abitazioni fiorentine diventate poi “Museo della casa fiorentina antica”, al cui interno è possibile vedere in maniera non del tutto autentica, date le ricostruzioni sia dell’architettura che dell’opera antiquaria e le riproduzioni pittoriche, come fosse strutturata in origine un’abitazione medievale a Firenze. Successivamente abbiamo dato uno sguardo ad alcune case torri, notandone il ridimensionamento ed il loro essere inglobate in altre postume abitazioni. Una fra esse su cui ci siamo soffermati è stata la Torre Amidei. risalente all’alto medioevo, ma fortemente “scapitozzata”, per la riforma che nel Duecento ne previde il ridimensionamento in alzato.

Subito dopo l’iter ha avuto prosieguo verso il quartiere santa Croce, alle cui spalle, abbiamo avuto modo di scoprire la scuola del cuoio, antica arte di lavorazione fiorentina, ripresa e rielaborata nella scuola artigiana nata all’interno di uno degli spazi conventuali del monastero di Santa Croce. Dopo ci si è andati alla volta del grande complesso delle Murate, di cui abbiamo stampato anche delle planimetrie a supporto della comprensione spaziale del luogo e delle sue trasformazioni, da monastero a carcere, per divenire, in ultima analisi, complesso residenziale popolare (ai piani superiori), culturale e commerciale (ai piani terra). Interessante è stato scoprirne la storia, l’origine, legata allo storico ponte Rubacone, di cui a supporto diverse iconografie storiche, dove è evidente notare la tipologia di ponte, analogo in parte a Ponte Vecchio, progettato, fra l’altro, da Giorgio Vasari. Interessante parlarne anche e soprattutto in virtù del fatto che è fra i ponti italiani ricostruiti dopo la seconda guerra mondiale ed in stile moderno, nella cui progettazione (ex novo, non fu ricostruito com’era) vi fu anche Giovanni Michelucci.

Le Murate. Per la lettura del luogo, abbiamo circoscritto la grande muraglia che serrava la città rispetto all’architettura interna che appare, al momento del recupero e riqualificazione, dunque negli anni antecedenti il 2000, nella propria tipologia e morfologia prettamente carceraria, con lunghi vestiboli e l’applicazione del sistema “panopticon”, secondo cui si poteva vigilare più carcerati restando nello stesso punto di osservazione e senza nemmeno farsi scorgere. Dalla parte retrostante, dove confluiscono i due bracci inclinati, oggi è un parcheggio, il cui ingresso presenta un interessante giardino verticale, mentre l’interno, a nostro avviso, è funzionalmente (e non solo) sprecato. Il resto del complesso visitato si presenta con le due corti accessibili, che precedentemente erano i cortili per l’ora d’aria: oggi questi spazi connotano due nuove piazze, una della Madonna della Neve, dove si stagliava l’antica omonima chiesa (e di cui oggi ne resta una cappella laterale, unico sbocco sulla strada laterale di percorrenza), un’altra denominata “piazza delle Murate”, su cui affacciano un caffè letterario ed un Centro di Arte Contemporanea, sorto all’interno degli spazi del carcere duro, dove v’erano celle singole dalle dimensioni minime, oggi conservate allo stato in cui sono state abbandonate, al momento della dismissione del carcere. Il progetto fu realizzato dagli architetti Melosi e Pittalis, secondo linee guide Unesco definite da Renzo Piano, attraverso incontri e workshops. Del progetto generale di riqualificazione dell’ex area carceraria, si ha notizia di idee e proposte sin dall’inizio del Novecento, per opera di letterati, quali ad esempio Piero Bigonciai, ed architetti, fra cui, ancora una volta Giovanni Michelucci.

Chiudiamo il report allegando le foto, considerata la difficoltà di raccontare, con degna sintesi, le mattinate che dedichiamo all’architettura con Instaura, poiché solo vivendole si è in grado di assaporarne aspetti e consistenza culturale, Sperando di avervi coinvolti, vi diamo appuntamento al prossimo giro di conoscenza Instaura!

Grazie a voi tutti che avete preso parte a questa importante esperienza #ontheroad nella bella Firenze!

 

Andrea Damiati

Instaura team

 

GALLERIA FOTOGRAFICA - foto Elena Monticelli e Instaura team

Incontro al piazzale della Stazione Santa Maria Novella, con il nostro amico Gianfranco

Interni della galleria di testa,Stazione Santa Maria Novella

La mostra all'interno della stazione

Piazza Santa Maria Novella

Di fronte a palazzo Davanzati

Santa Croce, interni del monastero, in cui è stata installata la scuola del cuoio

Interni della Scuola del Cuoio

Complesso delle Murate

La brava Elisa, tecnico specializzato di cantiere di Restauro

Il gruppo dei partecipanti all'Instaura tour #ontheroad a Firenze!

 

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