I LAND

RECUPERARE UN PASSATO INDUSTRIALE: L’EX LANIFICIO DI STIA RIQUALIFICATO A MUSEO DELLA LANA

03-01-2019 redazione Instaura - Elisa Pieralli
racconti d'architettura

L’ex lanificio Lombard di Stia (Arezzo), è composto da differenti edifici che ricoprono una superficie totale di circa 4.600 mq. Il più antico dei fabbricati, costruito in archi e volte, risale al XVIII secolo, mentre le restanti parti sono state aggiunte tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Esternamente i soli edifici principali sono realizzati in muratura di pietrame decorata con gronde ed archi in mattone faccia vista. All’interno le strutture presentano pilastri tubolari in ghisa, travi di ferro e volticciole in mattoni. Un solo edificio, innalzato negli anni ’50, presenta una volta a botte in latero-cemento. Esternamente la funzione decorativa è affidata alla presenza di capichiave in ghisa a motivo floreale innestati negli archi in mattone facciavista.

Le origini del lanificio risalgono alla seconda metà del Settecento, quando Pietro Ricci acquistò alcuni opifici che sorgevano lungo il torrente Staggia. Il lanificio Ricci nel 1878 impiegava già 500 operai, si estendeva per una superficie di 23.000 mq e disponeva di macchinari avanzati per la produzione dell’energia. Quest’ultima veniva ricavata dall’utilizzo di turbine idrauliche alimentate dall’acqua del torrente e veniva utilizzata per azionare le macchine tessili e per l’illuminazione dello stabilimento. Nel 1924 gli impianti vennero modernizzati e dotati di turbine idrauliche più potenti, fruttando sempre il principio della spinta idraulica del torrente.

La fortuna economica del lanificio la si deve alle forniture militari di panni di lana per le divise dell’esercito, ma ancor più per la produzione del ‘panno del Casentino’, utilizzato a lungo per cappotti, ornati di pelliccia e per i Montgomery. La fabbrica Ricci nel 1957 passò nelle mani della famiglia Lombard, dando inizio ad un rapido declino fino al 1979, anno in cui l’attività principale dello stabilimento venne definitivamente chiusa.

Il progetto di recupero porta il nome dello Studio COMES di Carlo Blasi, Francesca Blasi e Susanna Carfagni ed il committente è la Fondazione Luigi e Simonetta Lombard di Firenze.

L’obiettivo dell’intervento architettonico è stato quello di recuperare le principali costruzioni dello stabilimento, conservandone la realtà di edifici industriali dismessi, e di allestire al loro interno un museo con funzione didattica, espositiva e conservativa mantenendo attiva la memoria di quella che era stata la tipologia produttiva dell’intero complesso.

Dove possibile, le strutture murarie e le finiture sono state mantenute così come ci sono pervenute, realizzando un intervento manutentivo e ripristinando interamente le sole coperture e gli impianti tecnologici e di servizio. L’edificio così ripristinato è stato valorizzato mediante l’inserimento di un museo dedicato alla produzione della lana con una parte espositiva su tre piani, dove sono stati installati attrezzi e macchine tessili dal XVIII al XX secolo, un laboratorio didattico, una sala per proiezioni ed una sala conferenze.

Per il superamento delle barriere architettoniche, è stata aggiunta una doppia rampa in una galleria vetrata esterna, unico segno aggiunto all’architettura originaria.

Per dare risalto alla funzione dell’acqua nella storia dello stabilimento, sul piazzale sterno è stato creato un nuovo volume, un’onda in vetro e pannelli di zinco e titanio. All’interno del nuovo elemento architettonico sono state installate le vecchie ed originali turbine, un tempo custodite all’interno dell’edificio, che, revisionate e rimesse in funzione, producono energia elettrica grazie all’antico sistema idraulico che sfrutta le correnti ed i salti di quita del fiume.

Sempre con l’ottica di sottolineare l’importanza dell’acqua per la lavorazione della lana, è stata inoltre ricreata una grande ruota a testimonianza della ‘ruota della tintoria’, di legno, presente un tempo sul torrente e che serviva ad azionare l’asse motore dei telai sfruttando un complesso sistema di rinvii cinghia/puleggia.

 

BIBLIOGRAFIA

 

  • P.L. della Bordella, ‘L’Arte della Lana in Casentino’, Cortona, 1984.
  • M. De Vita, ‘Architetture nel tempo, Dialoghi della materia, nel Restauro’, Firenze 2015.
  • Documentazione fotografica dal web https://www.museodellalana.it/homepage.

 

Report di Elisa Pieralli

 

GALLERIA FOTOGRAFICA - foto web

 

  

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