I LAND

Le gualchiere di Remole. storia e architettura di un luogo importante di produzione in abbandono

05-02-2019 redazione Instaura - Elisa Pieralli
racconti d'architettura

Il più importante impianto di gualchiere dell’alto corso dell’Arno, realizzato intorno alla metà del Trecento, è quello di Remole, in corrispondenza dell’abitato delle Sieci.

Esse costituiscono uno dei pochi esempi di opificio industriale di epoca tardo-medioevale esistenti ancora oggi in Italia, simbolo dell’antica manifattura laniera fiorentina. Di proprietà di alcune delle più importanti famiglie fiorentine, Albizi, Rucellai e Valori, nel 1541 furono acquistate dall’Arte della Lana, che gestì l’attività fino al 1728, anno in cui la corporazione fu soppressa. La gualchiera entrò così a far parte dei beni di Santa Maria del Fiore. In epoca napoleonica l’intero impianto passò in consegna alla camera di Commercio di Firenze ed infine fu acquisito dal Comune di Firenze.

La nascita delle gualchiere di Remole si deve all’alluvione che nel 1333 colpì Firenze e che, oltre ad arrecare danni alla città, distrusse tutti i mulini e le gualchiere che all'epoca erano collocate su grandi zattere di legno ancorate alle sponde dell'Arno. Una delle cause della calamità furono proprio queste che, insieme alle pescaie che le alimentavano, impedirono il libero corso del fiume. Il comune deliberò quindi che nessuna nuova gualchiera o mulino potesse essere ricostruito per 400 braccia a valle del Ponte alla Carraia e per ben 2000 a monte del Ponte di Rubaconte (l'odierno Ponte alle Grazie). La decisione aveva in realtà anche altre ragioni poiché si cercò di migliorare le condizioni igienico sanitarie del centro città (il grande uso di orina come ammorbidente delle fibre di lana non rendeva l'aria molto salubre) e di ridurre il  disturbo della quiete pubblica dovuto al continuo battere dei magli giorno e notte.

Il complesso è costituito, oltre che dal corpo di fabbrica principale dotato di due torri merlate, da una pescaia posta a monte, paratie per indirizzare l'acqua verso la gora e un porticciolo (distrutto dall'alluvione del 1966) per l'approdo delle merci, ovvero dei panni che giungevano da Firenze a dorso d’asino e che venivano scaricati sulla riva opposta del fiume. L’impianto delle gualchiere, con gli spazi adibiti alla produzione, venne presto affiancato da locali di servizio, cantine e depositi; il complesso era circondato da mura e vi si accedeva attraverso due porte (distrutte dai Tedeschi nel 1944 insieme ad una porzione del fabbricato).

Dopo aver cambiato varie destinazioni d'uso (mulino, colorificio) dal 1980 l'edificio è in disuso. Pur essendo considerato uno dei maggiori esempi di archeologia pre-industriale d'Europa, lo stato attuale delle Gualchiere è di enorme degrado e dichiarato inagibile. Gli unici abitanti rimasti a combattere contro l’abbandono totale del borgo da parte delle amministrazioni, sono lo scultore Piero Gensini e la moglie, che affascinati dal luogo, hanno qui lo studio ed il laboratorio.

 

DATI BIBLIOGRAFICI

  • G. Guanci, Guida all’archeologia industriale della Toscana, anno 2012
  • www.castellitoscani.com
  • www.fondoambiente.it/luoghi/gualchiere-di-remole
  • www.pierogensini.it
  • Rai Storia, ‘I grandi dimenticati: le gualchiere di Remole’, puntata del 28 gennaio 2019

 

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