I LAND

Gli “edifici mondo”: concorso per il recupero del centro antico di Salerno.

27-02-2019 Anna Gallo
racconti d'architettura

Nel 1997 il Comune di Salerno bandisce un concorso internazionale di idee per il recupero del centro antico nord della città. L’area oggetto del concorso, denominata Plaium o Planum Montis e posta alle pendici del monte “Bonadies”, si presenta come una ex cittadella conventuale il cui sviluppo, a partire dal IX secolo, è legato alla sua particolare conformazione, isolata dal centro abitato e protetta dalla cinta muraria.

La conversione alla fede cristiana da parte dei Longobardi, che dominano Salerno dal 646 al 1076, è decisiva per la trasformazione delle piccole chiese cittadine in vere e proprie comunità religiose. I primi complessi conventuali a Salerno sono di ordine benedettino, come il caso dell’abbazia di San Benedetto la cui chiesa rimanda all’impianto di Montecassino. A partire dal IX secolo si assiste, poi, alla diffusione dei nuclei religiosi che interessano l’intera area oggetto del concorso: il precursore è San Massimo, voluto dal principe Guaiferio che trasferisce la sua reggia nella zona alta di Salerno determinandone l’urbanizzazione.

Seguono, fino al secolo XI, San Giorgio, San Michele, San Lorenzo, San Nicola alla Palma, Santa Maria della Pietà, tutti monasteri benedettini.  Successivamente, con l’avvento degli ordini mendicanti, l’area in questione si estende verso il centro cittadino, senza superare la perimetrazione storica: nascono, così, San Francesco (XIII sec.), San Domenico e Sant’Agostino tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo. Seguono il Convento di San Pietro a Maiella e San Giacomo (XIV sec.) e il Convento di Santa Maria della Consolazione nel XVI secolo. Con le leggi napoleoniche del XIX secolo e la soppressione degli ordini monastici, la maggior parte dei conventi viene adibita a nuova destinazione, solitamente d’uso militare o di carceri come nel caso degli “edifici mondo”, definiti tali in quanto per dimensioni costituiscono delle vere e proprie realtà urbane inserite in un contesto più ampio, presentando le caratteristiche di piccoli centri cittadini con cortili, giardini, percorsi interni, ecc.

Gli edifici oggetto del concorso sono quattro: Palazzo San Massimo (o Maiuri), l’ex Convento di San Francesco, l’ex Convento di San Pietro a Maiella e San Giacomo, l’ex Convento di Santa Maria della Consolazione. Il concorso, presieduto dall’urbanista Bernardo Secchi, si sviluppa in una prima fase in cui si richiede un’idea di massima circa il recupero della parte settentrionale del centro antico e di uno tra gli “edifici mondo”; una seconda fase che consiste nella progettazione architettonica di massima di tre “edifici mondo”, ristretta a dodici partecipanti (quattro invitati ed otto selezionati). Ai progettisti è richiesto il raggiungimento degli obiettivi principali del concorso, quali il recupero funzionale dei quattro “edifici mondo”, la riqualificazione generale dei complessi e degli spazi aperti ad essi annessi, il recupero sociale e funzionale dell’area. Tra le varie proposte vengono individuati due vincitori: lo studio SANAA degli architetti giapponesi Kazuyo Sejima & Ryue Nishizawa per la progettazione degli spazi pubblici, Monestiroli e De las Casas per il restauro degli “edifici mondo”. La proposta giapponese si basa sulla riscoperta del centro storico di Salerno, con le sue differenze di altitudine, il panorama e gli spazi definiti dagli edifici, puntando alla creazione di una “città-giardino” attraverso tre livelli di intervento: serre, percorsi (sistema di percorsi pedonali e mezzi meccanici di risalita), spazi aperti (punti panoramici, per la sosta, il tempo libero). Dall’altra parte, Monestiroli propone la costruzione di una piazza e di un giardino terrazzato, studiando un sistema di percorsi costituito da gradonate e scale mobili. Inoltre, il recupero degli edifici mondo si basa sul rispetto degli elementi, dei materiali e dei colori della tradizione salernitana.

Ad oggi i progetti restano su carta, abbandonati come gli “edifici mondo” che, nonostante siano esempio della storia e delle stratificazioni architettoniche della città di Salerno, non meritano alcuna attenzione da chi di dovere per un’opera di restauro coscienzioso.

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

 

Report e foto di Anna Gallo

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