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IL REPORT DELLA GIORNATA - Speciale Michelucci: il sacrario ai caduti di Kindu a Pisa - Instaura #ontheroad

18-12-2019 Sara Policheni - instaura team
EVENTI INSTAURA REALIZZATI

Il percorso di Instaura prosegue sulle orme dell’architettura del Novecento, che questa volta ha avuto come protagonista uno dei maggiori esponenti del panorama dell’architettura moderna italiana: Giovanni Michelucci.

Il Sacrario ai caduti di Kindu è l’unica opera realizzata di Michelucci a Pisa, in quanto i progetti da lui elaborati per altri edifici in città non andarono mai in porto.

La nostra visita è stata guidata dalla bravissima storica dell’architettura Alessia Domenicchini, che ha introdotto e approfondito le complesse vicende che contraddistinguono la storia di questa architettura.

La commessa per il Sacrario arriva a Michelucci nel 1961 dal presidente dell’INA Casa, Arnaldo Foschini che conosce l’architetto sin dagli anni ’30, a seguito del terribile eccidio in cui l’11 novembre dello stesso anno tredici aviatori della 46° aerobrigata di Pisa perdono la vita a Kindu, in Congo, durante una missione umanitaria ONU. L’evento sconvolge l’opinione pubblica innescando grande solidarietà tra gli italiani, tanto che nel giro di pochissimo tempo vengono raccolti 264 milioni di lire, di cui parte viene destinata alla realizzazione di un monumento commemorativo in ricordo delle vittime. Da qui l’incarico a Michelucci, che inizia a produrre nel giro di pochi giorni una grande quantità di disegni, come tipico del suo modus operandi. Il luogo scelto per realizzare l’opera è un lotto di forma triangolare nei pressi dell’aeroporto di Pisa, in quanto per motivi logistici e di fruibilità dell’area viene abbandonata l’idea iniziale di collocare il monumento dentro il perimetro aeroportuale.

Il progetto iniziale del monumento, datato all’inizio del 1962, prevede una grande piazza sopraelevata, cui si accede tramite differenti percorsi e rampe, nel cui sottosuolo è ricavata una cripta. È evidente l’influenza del progetto della coeva Chiesa di San Giovanni Battista a Campi Bisenzio (meglio conosciuta come la Chiesa dell’Autostrada), di cui Michelucci riprende il motivo della ‘vela’ di copertura, che seppur in proporzioni modificate apparirà nel Sacrario realizzato, e del sistema di percorsi di accesso, a tutti gli effetti parte integrante dell’opera.

Mentre inizia l’iter di approvazione del progetto, il 23 febbraio 1962 vengono ritrovati e identificati i corpi delle vittime, che modificano la destinazione dell’opera architettonica: non più monumento commemorativo, ma cappella funeraria nella quale andranno accolti gli avieri. Il primo progetto viene pertanto bloccato dalla Curia Pisana (il parroco voleva ‘una chiesa pure e semplice’) e ne viene richiesto un nuovo a Michelucci, che inizialmente si rifiuta di procedere ma alla fine elabora una nuova soluzione per una cappella a pianta trapezoidale e a doppia altezza il cui basamento sarà realizzato in calcestruzzo con copertura ‘leggera’ metallica sostenuta da massicci pilastri, anch’essi metallici. Grandi vetrate contraddistinguono la facciata principale e fanno sì che lo spazio interno dell’aula unica, la cui configurazione ricorda un hangar, si apra sull’aeroplano dirimpetto - uno dei due che portò a Kindu i tredici avieri -  insieme ai sepolcri delle vittime, rivestiti in lucido marmo nero e visibili anche dall’esterno. I tredici massi di marmo bianco di Carrara, donati dalla città, ribadiscono il ricordo delle vittime e la loro presenza in loco.

Terminato nel 1963, il Sacrario – i cui lavori sono stati sovraintesi da Aldo Pasquinucci, fidato collaboratore di Michelucci - viene consacrato il 13 marzo dello stesso anno alla presenza di alte cariche dello Stato -  presidente del Consiglio Amintore Fanfani e ministro della Difesa Giulio Andreotti – ma senza Giovanni Michelucci, che rimasto amareggiato dalle vicende susseguitesi decide di non presenziare all’evento. Il Sacrario è divenuto negli anni ’80 Parrocchia militare e successivamente per esigenze liturgiche alcuni gli arredi sacri sono stati riprogettati, mentre purtroppo nel corso dei passati lavori di restauro molte suppellettili originarie sono state trafugate e mai più recuperate.

Nonostante sia frutto di complesse vicissitudini, che non consentirono a Michelucci di realizzare l’opera da lui sentitamente progettata agli esordi dell’incarico, il Sacrario costituisce una validissima testimonianza del suo lavoro e altresì il ricordo di un triste paragrafo della storia del nostro Paese che l’opera di questo grande architetto ha contribuito a non far cadere nell’oblio.  

Report di Sara Policheni architetto

GALLERIA FOTOGRAFICA

Immagini dal web: gli schizzi di progetto di Giovanni Michelucci

 

 

 

 

 

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