I LAND

Visualizza il tuo dopoguerra

14-12-2013 andrea damiati

Sembra il titolo di uno spot. Ma non lo è, o forse si. Però è questa la sensazione che provo e condivido con chi mi ritrovo a parlare, giovani e vecchi, o indistintamente fra loro. Siamo nel nostro personalissimo dopoguerra, un layout personalizzato, composto da scenari fumanti di depressione, rassegnazione, statica empatia. Dubbi, forti dubbi e soprattutto zero certezze, ma nell'intimo di ognuno di noi/ loro, quando il cervello si raffredda dai bollori della crisi, qualcosa cambia.

Basta riflettere, cercare un’idea, guardarsi intorno, anche andare un po’ via (il viaggio in questo senso aiuta molto) e decidere a sbrigliarsi, per vedere in positivo le situazioni che, oggettivamente, sono disastrose.

Ora scrivo di un luogo comune, della solita vecchia ormai frase,"dalla crisi si riparte, senza crisi non c'è crescita", ed altre quali "la crisi è un'opportunità", "dai diamanti non nasce niente..." etc, metti insieme un po’ di pezzi qua e là (comprese illustri citazioni) e componi una melodia nuova, tutta tua, semplice, non eccessiva, ma coinvolgente, in modo da creare quel riflesso di propositività generale. E qualcosa si muoverà, qualcosa già sta cambiando, ecco perché parlo di un nostro dopoguerra.  

Si, ma, ho parlato, blaterato ed affermato cose senza mettervi un soggetto.

Parliamo di architettura, ad esempio, di edifici, di contesti, di luoghi, spazi e situazioni ad esse correlate. Parlo di quando intervistando chi si ritrova a "gestire" in un modo o nell'altro un bene architettonico dismesso, magari anche una volta imponente emblema di un paese, centro nevralgico dell'economia di un dato settore, quale può essere ad e empio una masseria, muore dentro e fuori, perché non sa “cosa farne”, non sa o meglio non è più in grado di riconoscerne il vero valore….ancora più grande oggi, perché arricchito di storicità, stratificazione di vita.

Allora, qua mi fermo già, per dare adito a semplici riflessioni o a chi, semplicemente voglia intervenire con un proprio appunto sulla cosa, che ben vengano le idee, generatrici di spunti ed iniziative, capaci cambiare il mondo o per lo meno deterrenti di una possibilità: almeno smuovono le acque, anche se alla fine non si è ottenuto in toto ciò che si voleva, almeno lo si è fatto, c’è stata reazione. Conseguenza di un’azione dei corsi e ricorsi storici che vogliono far andare e venire le crisi, come scosse necessarie a migliorare un tessuto.

Bravo chi agisce, per me, meno bravo chi riflette, in disparte, ma poi però scrive e condivide. Onore all’idea.

 

 

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