I LAND

un architetto, un uomo, un letterato...

03-02-2014 Alberto Barone
UN'INTERVISTA A.....

Un architetto, un uomo, un letterato...non una sua personale definizione (lui è molto umile), ma una nostra, dovuta, sensazione diretta, immediata, dopo averne letto la sua intervista....

Onorati ed emozionati, ascoltiamo il suo verbo....architetto Alberto Barone, a lei la parola. 

                        

  Nome Cognome  

  Alberto Barone

  Nostra Personale definizione  

  Un architetto, un uomo, un letterato...

 

 

 

foto di simone de Iulliis

  Cos’è per te l’architettura? Voglio la tua sensazione.

Sarò un illuso sognatore, ma credo che l’architettura sia una delle possibilità dell’uomo  per introdurre all’interno della propria esistenza termini di qualità.

Visto che in ogni caso l’architettura impone una modificazione dell’esistente, mi piace pensare che essa generi una addizione, e non una sottrazione. Tanti esempi del passato ne sono una conferma, come invece e purtroppo tanti esempi del presente ne sono una smentita. Ma essendo un ottimista, non voglio rinunciare e continuo a crederlo. 

Quando hai capito, se lo hai capito, di voler diventare architetto?

A 18 anni, anche se non in maniera netta. Avevo terminato gli studi tecnici – diplomato geometra – ma la mia aspirazione era il liceo: motivi familiari condizionarono la scelta di allora. Ma poi la facoltà l’ho decisa in autonomia e, senza rinnegare quanto compiuto, ho intrapreso il corso di studi che in qualche modo soddisfacesse i miei interessi per la cultura umanistica. Anche se non in piena coscienza avevo visto nel giusto.

   Di cosa ti occupi oggi? Studi ancora, sei architetto o hai cambiato strada? Sincera, però….

Sono architetto e mi piace studiare, nel senso che mi piace affrontare ogni nuovo progetto come se fosse il primo. E’ l’unico modo perché il progetto ti restituisca qualcosa che non sia una soluzione ma una esperienza i cui effetti non si esauriscono nello specifico ma entrano nella tua vita.

Progettare una scuola non significa solo fornire una risposta normativa o tecnica, ma porsi domande sull’importanza dell’insegnamento, sul rapporto con i giovani, sul ruolo dei docenti, sulla conoscenza come valore: e tutte queste cose vanno ad alimentare il patrimonio esclusivo della persona prima che dell’architetto. Solo che, in questi casi, il veicolo diventa il progetto di architettura.

E non parliamo poi quando si progetta una chiesa.

Quale materia studiata all’università ti ha affascinato di più? E perché? Ma ci interessa poi? Fa un po’ tu.

Invito a leggere questa risposta insieme con la seconda: la storia dell’architettura, almeno fino al quinto anno, quando ho incontrato un docente come Antonio Rossetti che mi ha introdotto alla progettazione fornendomi gli strumenti culturali per affrontarla.

A lui devo molto, soprattutto la logorante capacità critica.

Per tornare alle materia, la storia dell’architettura mi ha svelato un mondo di esperienze, un patrimonio che a volte ci opprime, ma di cui non possiamo/dobbiamo  liberarci.  

Quale libro o film ti ha condizionato l’esistenza? (questa è bella)

Non esiste un libro specifico, ma più libri: mi piace leggere e non ho mai smesso, forse ho cambiato interessi a favore di romanzi e storie. Trovo che la letteratura riesca a cogliere il senso delle cose meglio di tanti autori specialistici il cui linguaggio, spesso criptico ed indecifrabile, non aiuta e mi lascia un senso di vaghezza e di impotenza.

Oggi mi sono appassionato alle biografie, ho appena terminato Michelangelo, ora sono su Caravaggio.

Dovendo indicare qualche titolo: Il ponte sulla Drina di Ivo Andric (l’ultima pagina, è un elogio dell’architettura, quella poi che ha influenzato la risposta n.1)

‘Può darsi che questa lurida fede che mette in ordine, pulisce, ripara e rifinisce ogni cosa per poi divorare e demolire tutto immediatamente dopo, debba diffondersi su tutta la terra; può darsi che dell’intero mondo di Dio farà un campo vuoto per le sue insensate costruzioni e per le sue barbariche distruzioni, un pascolo per il suo insaziabile appetito e per le sue incomprensibili brame. Tutto può essere. Ma una cosa non può accadere: non può accadere che scompaiano del tutto e per sempre uomini grandi, saggi e generosi che per amore di Dio innalzeranno durevoli edifici, affinché la terra sia più bella e l’uomo vi possa vivere più facilmente e meglio. Se essi scomparissero, ciò significherebbe che anche l’amor divino si è spento ed è scomparso dal mondo. E questo non può succedere’ 

E le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, nel quale ci sono due passi che ti cito:

Costruire, significa collaborare con la terra, imprimere il segno dell’uomo su un paesaggio che ne resterà modificato per sempre; contribuire inoltre a qulla lenta trasformzione che è la vita stessa delle città.

Ho ricostruito molto: e ricostruire significa collaborare con il tempo nel suo aspetto di ‘passato’, coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo, quasi, verso un più lungo avvenire; significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti.

Non è un caso che Adriano usi sempre il termine collaborare: da una parte la terra e dall’altra il tempo.

Dove trovi definizioni più belle di queste per il senso dell’architettura e del restauro!

Cos’è per te la fotografia? E’ presente nella tua vita, in qualche modo?

Siamo immersi nel mondo delle immagini, da quelle di lavoro a quelle di studio e di viaggio. Come prescinderne? Ma una cosa è certa: per un architetto l’esperienza dei luoghi deve essere diretta; la figura umana deve immergersi nello spazio, annusare l’aria, vivere le relazioni, sentirne i contrasti, ascoltare le voci delle persone, seguirne i gesti, accompagnarli con lo sguardo nella quotidianità. La fotografia non può mai offrire tutto questo. L’esperienza sensoriale viene prima di tutto e non ti nascondo che a volte rinuncio a fotografare proprio per vivere al meglio quella esperienza.

Se poi parliamo della fotografia come espressione artistica ed allora l’orizzonte si apre ad altre valutazioni che attengono  al linguaggio specifico della arti figurative.

L’architetto che stimi di più oggi? Ed uno del passato? Che ne pensi di te, in relazione a loro? Esistono davvero gli archistar?

Ce n’è più di uno. Ancora una volta il mio maestro Antonio Rossetti e non solo per motivi affettuosi ma per riconoscimento del suo valore, aggiungo Umberto Riva, Giancarlo De Carlo, Carlo Scarpa, Cino Zucchi fino a Zumthor e Alvaro Siza. Tutti architetti la cui produzione è improntata alla sobrietà, al rigore professionale, alla ricerca paziente, alla discrezione, alla eleganza formale, alla capacità di porsi nel tempo.

Ma il cuore batte per Alvar Aalto, come un primo amore che non si scorda. A lui ho dedicato il mio primo viaggio di architettura: le sue opere, indimenticabili.

Quanto alle archistar: esistono come prodotto mediatico; sul reale valore, come in tutte le cose dell’arte solo il tempo potrà stabilirne la effettiva portata. Ma ho pure l’impressione che da parte di qualcuna di loro ci sia parecchia furbizia nell’alimentare il personaggio creato, fornendo parecchia legna da ardere.

Cosa suggeriresti ad un giovane che si accinge ad iscriversi in una facoltà d'architettura? Vale la pena studiare una materia così complessa?

Suggerimenti ad un giovane? Di affrontare gli studi con entusiasmo e passione, non credere che si tratti solo di materia da banchi ma fare in modo che ti attraversi la vita, fino a dormire con quei pensieri. Potrà bastare per diventare architetto? Non lo so, ma senza rimane difficile. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, con il tempo, vista la crisi e l’alto numero di architetti che sono sul mercato non sono più tanto convinto che ne valga veramente la pena, soprattutto se ne valutiamo le ricadute in termini occupazionali e economici; per il resto credo che la risposta sia un po’ distribuita tra le altre che ti ho fornito. O no? 

Cosa pensi del Restauro Architettonico? L’hai studiato? Ti interessa? Anche se no, dimmi cosa vedi intorno a te…

Ancora una relazione tra risposte: leggi questa con la 4); se è vera quella ovviamente il corso di restauro mi piaceva molto, difatti ho avuto anche un buon voto. Ma solo con il compianto prof. De Felice  - che mi ha introdotto all’architettura di Carlo Scarpa quando nella facoltà napoletana nessuno ne parlava – ho colto le potenzialità espressive del restauro da intendere come progetto di architettura nel suo insieme e non come altro, magari in contrapposizione con l’architettura, come a volte avviene presso le Soprintendenze.

Aggiungi la citazione di Yourcenar e il cerchio si chiude.

Intorno a me e soprattutto in Italia vedo un grande disinteresse per l’architettura ed i luoghi; è come se mancasse la capacità di cogliere la immensa portata del nostro patrimonio. Una frase che uso spesso: Il Padreterno di più non poteva darci … Ma non ti nascondo che a volte sono un po’ scoraggiato.

Un aneddoto riguardante il tuo lavoro o gli studi.

Un aneddoto: il viaggio in Finlandia e la visita allo studio di Aalto. Arrivammo intorno all’ora di pranzo, lo studio era deserto ma la porta era aperta. Entrammo lo stesso e curiosammo tra i tavoli, i disegni, facemmo foto furtive e poi ci fermammo nella corte giardino sui gradini di pietra disposti ad arena.

 

 

Grazie e BUONA FORTUNA, AMICO MIO….e viva l’architettura sempre!

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