I LAND

degrado o bellezza?

08-02-2014 andrea damiati

Un titolo comune, ma una riflessione non dajavascript:void(0) poco. Che ogni volta si riproporrà. Si spera. Anche perché significherebbe riflettere su un argomento  ad oggi “poco interessante”, dunque riaccendere un fiammifero nei pressi ed illuminarlo per pochi, silenziosi, attimi.

Perché, strano a dirsi, accade che talvolta il degrado sia (esso stesso) bellezza.  Ah si, mi scuso, è questo l’argomento, per intenderci….Ti fermi, contempli, ammiri, scatti fugacemente una foto, poi la riosservi e rifletti. E magari pensi a come sia sottile quell’equilibrio, opaco, incerto, indeterminato, fra le due parole.

Scatta il paradosso, l’ironia, la burla: spesso mi capita di uscire e, casualmente o meno, imbattermi in situazioni architettoniche di indiscussa bellezza, ma fortemente degradate, e forse per questo più fascinose, intriganti, belle. La bellezza sembra esser conferita dal degrado stesso, dall’incommensurabile sterpaglia che annienta lo sfondo, dalla sforzo della tua vista a cercar di carpire, dall’oscuro ed eccitante senso di mistero che avvolge il corpo-architettura, come un velo semitrasparente, un effetto vedo/non vedo voluto dal tempo e dall’atmosfericità.

Sono estasiato, lo ammetto, mi piace, godo. E se domani mattina qualcuno mi svelasse quel mistero recondito nell’animo, se mi dicessero che è stato solo un sogno, mi denudassero di quella intima veste, e scoprissi che non è come volevo o almeno immaginavo?

Risposta: non importa se - e solo se - si interviene col cuore, attraverso una docile, rispettosa, minuziosa operazione di restauro architettonico. (cioè?)

Disciplina talvolta ferrea, ma sincera. Deteriorante, ma pulita. Sembra incomprensibile, appare rigida,       (spazio voluto per il nulla mentale del momento)            , bloccata, vincolante. Non è così, secondo me, punta alla verità, affronta una difficoltà quasi intangibile, quella di inseguire e carpire, nel mondo del possibile, l’autenticità, un fattore amorfo, astratto  ma che, se per magia o miracolo che sia, la si riuscisse ad intercettare, significherebbe aver dipinto un quadro di degrado e bellezza nello stesso volto umano, lasciandolo inalterato nei suoi valori semantici, nudo di fronte all’effettivo implacabile “pantareismo” della vita.

Che ti costringe a fare cose che non vorresti mai fare o che almeno non avresti disegnato nel tuo immaginario collettivo.

E devo dire che  mi sono divertito di gusto a coniare termini (qualche rigo prima)

Chiudendo, (anche se non sono obbligato, ma ho scoperto di essere un tipo che ama le conclusioni (di capitolo, di paragrafo, di articolo, di giornata)) -be qua avrei bisogno di una parentesi quadra - stravolgo sempre quel concept di articolo di giornale, dove non è necessario delineare un cerchio a ciò che si è scritto precedentemente, ma  talvolta, spesso,  si lascia insospesa la questione (forse per far riflettere il lettore, bo) ……io, invece no, la chiudo….

Degrado è bellezza?

 

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