Dettaglio Struttura

Piscina Mirabilis

DATA REGISTRAZIONE:  29-12-2015
CENTRI STORICI

La Piscina Mirabilis è una mastodontica cisterna romana, un unicum al mondo per architettura e dimensioni, in quanto rappresenta la più grande cisterna nota costruita dagli antichi romani,

Essa è assimilabile ad una basilica, alta 15 metri per una lunghezza di 72 e larghezza 25, ricoperta da una volta a botte, sostenuta da 48 enormi pilastri cruciformi, disposti in quattro file, a formare cinque lunghe navate. Costituiva il serbatoio terminale dell’acquedotto augusteo (Aqua Augusta) che, dalle sorgenti di Serino (AV), con un tragitto di 100 chilometri, portava l’acqua a Napoli e nei Campi Flegrei.
Fu anche disegnata da Giuliano da Sangallo per il suo interesse architettonico.

Una spazialità semplice e maestosa, interamente scavata nel tufo e capace di contenere circa 12.000 metri cubi d’acqua.

 

Perché Mirabilis? L’aggettivo è legato alla sensazione avuta dal poeta Francesco Petrarca, il quale, in viaggio a Napoli, si reca in visita alla grande cisterna, ormai all’epoca già in stato di degrado e abbandono, ancora piena d’acqua, definendola nel suo report di viaggio, opera “ammirabile” dunque meravigliosa, straordinaria. Sensazione legata di certo all’architettura e al contesto paesaggistico circostante (XIV secolo…visuale libera verso le isole, il golfo etc)

 

Come fu costruita – dettagli tecnici

Fu costruita da Marco Vipsanio Agrippa, generale ed architetto, per la flotta di Miseno, la sopracitata Classis Praetoria Miseniensis, che aveva anche funzione di guardia del corpo della famiglia imperiale.  Scavata nel tufo, fu ricavato il perimetro (70 x 25 metri) e innalzati 48 pilastri quasi tutti cruciformi, realizzati in blocchetti di tufo (tufelli): la forma dei pilastri a croce dimostra l’attenzione alla statica conferita dagli antichi romani, per la distribuzione dei carichi; situazione “controllata” anche nelle pareti laterali in opera reticolata ed inserti in laterizio a fare da rompitratta (riducendo il tratto in altezza) e ridurre il carico sulle singole porzioni di muratura. Interessante anche il rivestimento in cocciopesto impermeabilizzante, realizzato in calce, pozzolana e pezzi di laterizio. Altro accorgimento dei romani, angoli fra i pilastri smussati a 45 gradi. E in basso un cordolo ad evitare infiltrazioni e depositi.

L’acqua arrivava attraverso un condotto nei pressi della scala, dall’acquedotto augusteo che partiva da Serino (Avellino) compiendo un giro di circa 100 km e distribuendo acqua anche altre città romane quali Pompei, Ercolano, Neapolis, Nola, Puteoli, Cuma.

L’acqua arrivava per caduta e confluiva nelle terme di Baia. Attraverso un condotto l’acqua arrivava nelle cisterne, ma poi per fuoriuscire qualcuno sosteneva si utilizzassero dei secchi, (ma è un’ipotesi quasi assurda considerando il gran lavoro dei Romani); probabile piuttosto l’uso di meccanismi idraulici di sollevamento, una sorta di pompa che, calata dai fori sulle navate, prelevava l’acqua che poi veniva canalizzata al porto, secondo schemi precisi studiati dagli ingegneri romani.

Distrutto l’acquedotto augusteo, intorno al IV – V secolo dC, la Piscina non è stata più utilizzata. Sostanzialmente svuotata dell’acqua si presentava come la ritroviamo oggi, salvo una fase in cui era piena di materiale, utilizzato successivamente per la pavimentazione in terra battuta della villa comunale di Bacoli (non è la pavimentazione odierna). Al centro della cisterna c’era 8e c’è tutt’ora) una vasca di decantazione, profonda 1.10 mt, la vasca limaria, che serviva da punto di raccolta dell’acqua per poi ripulirla da tutti materiali che incontrava lungo il tragitto o si asportavano dalla pareti.

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