Dettaglio Struttura

Masseria La Marra

DATA REGISTRAZIONE:  29-06-2016
CONTESTI RURALI

Registriamo nell'Osservatorio Instaura una masseria circumvesuviana, su segnalazione di Claudia Mele, architetto.

Il complesso rurale denominato Masseria “La Marra”, sito nel Comune di Sant’Anastasia (NA),  è limitato a Nord e ad Est da Via Circumvallazione, a Sud da Via Marra e ad ovest dai fondi di altrui proprietà; tutti i fondi agricoli che una volta erano parte integrante della Masseria risultano di proprietà di terzi. Attualmente il rapporto con l’intorno è diverso da quello originario.

Il complesso esistente sin dal XVI secolo all’origine dominava un vasto fondo coltivato delimitato a nord dall’attuale S.S. n.268 e ad est dall’attuale asse di collegamento Sant’Anastasia-Pomigliano D’ Arco (S.P.9) , beneficando degli attributi tipici di un luogo ameno in termini di clima e panoramicità.

Dal “borghetto” si accedeva alle terre del podere attraverso l’ideale “porta rurale” del complesso, costituita dall’imponente edificio della torre colombaia. Nel 1953 il fondo era  ancora costituito da ben 33 moggi di antica misura, pari a circa 111.050 mq di terra. In passato era stato probabilmente più vasto, punteggiato da stalle, altre case coloniche e comodi rurali sparsi sul territorio.

Oggi le corti, pur a livello del terreno circostante, risultano ormai depresse rispetto alle strade che circondano la Masseria sui tre lati a seguito della loro realizzazione in sopraelevata eseguita negli anni 80 del XX secolo, l’area di pertinenza è ridotta a 11.000 mq circa, nei quali si sono conservate tutte le strutture architettoniche.

Nel corso dei secoli, come si evince dalla ricerca archivistica, si sono succeduti vari proprietari. Dal volume 2923 ASN- Monasteri Soppressi il possedimento viene citato come “La Marriana”, dal nome degli originari fondatori, proprietà della Certosa di San Martino.

Dal Catasto Onciario si è pervenuti all’ anno di acquisto del podere, 1592 da parte di Giacomo Antonio Compesano e al 1662 la cessione dello stesso a Don Gabriele della Marra, il quale procede alla costruzione della Masseria nel 1665, informazione data dal documento contenente le misure della fabbrica.

La famiglia “della Marra” faceva parte della nobiltà più antica del regno, prima fedele agli Svevi poi agli Angioini, ed era legata alla terra di Somma sin dai tempi più remoti. Gabriele della Marra, notaio, aveva casa nel centro della terra del Casamale, dove oggi è ubicato il convento dei Trinitari. Il Don Gabriele della marra, proprietario della masseria, è l’erede omonimo del notaio e suo discendente diretto.

Nel 1777 il complesso risulta dal Catasto Onciario come “Masseria con casino” di proprietà dei Baroni  Antonio Maria e Vincenzo Maria  Vitolo di Somma. Nel volume 2923 ASN- Monasteri Soppressi è presente anche l’atto di cessione della proprietà alla famiglia Vitolo in cui l’acquirente Domenico Vitolo si impegna a non modificare in alcun modo il complesso. Ancora nel 1799 la masseria apparteneva ad un Vitolo di Somma.

Il fondo rustico è appartenuto per un periodo al conservatorio di San Francesco Saverio, come prova il documento accanto, appartenente alla “Collezione delle Leggi e dei Decreti Reali del Regno delle Due Sicilie, Anno 1858, Semestre I, da gennaio a giugno, Napoli, dalla Stamperia Reale, 1858.”

 

In seguito o per successione o per matrimonio, nel corso dell’ottocento la Masseria passò ai Marchesi Quinto di Cameli, la cui famiglia era originaria di Napoli ma si era trasferita a Sant’ Anastasia nel corso del XVIII secolo.

La Masseria rimase nelle mani dei Quinto sino alle soglie del XXI secolo, quando l’ultimo erede ne cedette la proprietà.

   E’ al XXI sec. che risalgono le uniche modifiche apportate al complesso; anno in cui sono iniziati i lavori di  restauro che hanno portato al tamponamento di alcune aperture, all’ apertura di varchi e alla costruzione di un piano intermedio nel cellaio, lavori interrotti nello stesso anno grazie ad un intervento della Soprintendenza. Oggi il complesso versa in uno stato di totale abbandono, la torre colombaia è ancora distinguibile nonostante la “minaccia” del vicino cimitero.

 

Segnalazione e testo di Claudia Mele

Foto di Andrea Giglio, Angelo Piccolo, Lidia Salvati e Alfonso Vitolo

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