Dettaglio Struttura

La villa romana di Somma Vesuviana

DATA REGISTRAZIONE:  13-11-2016
AREE ARCHEOLOGICHE

La villa, rinvenuta negli anni '30, conquistò immediatamente gli accademici dell’epoca che ne compresero nell’immediato l’importanza. Per dare inizio alle ricerche ufficiali fu necessario, però, attendere fino al 2002, anno in cui si attuò un programma di ricerca multidisciplinare dell’Università di Tokyo.  Le trowel ed i picconi degli archeologi riuscirono a rimuovere buona parte degli spessi strati vulcanici dell’eruzione del Vesuvio del 472 d.C. che la ricoprivano quasi interamente, riportando alla luce strutture della prima età imperiale che perdurarono fino al V secolo d.C., cambiando nel tempo carattere e funzione.


Il sito ha già restituito ricche decorazioni, mosaici, statue e pitture, suscitando sempre di più l’interesse degli addetti ai lavori e fornendo materiale per mostre ed esposizioni, allestite nel corso degli anni proprio con i reperti provenienti da questa imponente residenza, come quelle in Giappone (ad Aichi ed a Tokyo) in occasione dell’expo del 2005.

Nel corso dell’ultima campagna di scavo infatti, diretta dal Prof. Masanori Aoyagi dell’Università degli studi di Tokyo su progetto del Prof. Antonio De Simone dell’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, sono state messe in luce le mura perimetrali di una grande cisterna per il contenimento delle acque.
 

Oggi è possibile visitare una parte della villa, alcuni ambienti dal carattere monumentale e di rappresentanza. La stanza più grande è costituita da un lato da un colonnato, due pareti con nicchie, un’arcata sorretta da pilastri e, dall’altro, da una parete decorata con temi legati al dio del vino Dioniso.

 

ALTRE NOTIZIE, FONTE apollineproject

Il sito in breve


Le strutture finora riportate in luce fanno parte di un ampio edificio romano, costruito nella prima età imperiale che continua a vivere fino al V secolo d.C., cambiando nel tempo carattere e funzione, fino alla eruzione vesuviana del 472 d.C., che lo seppellì per oltre la metà della sua altezza.
 

La prima scoperta nel periodo fascista

 

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La scoperta dell’edificio avvenne intorno agli anni ’30, dopo il rinvenimento casuale di strutture murarie durante lavori agricoli. La ricerca archeologica cominciò grazie all’interessamento di Alberto Angrisani, dottore e farmacista di Somma Vesuviana, sotto la supervisione di Matteo Della Corte, suo caro amico e direttore degli scavi di Pompei. Lo scavo riportò alla luce una piccola parte delle strutture murarie e “colonne e capitelli di marmo, pavimenti in mosaico, bellissimi frammenti statuari di un personaggio in abito eroico, stucchi policromi”.
Considerando la monumentalità dell’edificio e la sua ubicazione, si ipotizzò che la villa potesse essere la residenza dove morì l’imperatore Ottaviano Augusto, come ci tramandano alcuni autori latini. Nonostante il grande interesse del popolo di Somma, che inviò anche una richiesta di finanziamento a Mussolini per la prosecuzione dello scavo, non fu possibile andare avanti a causa della mancanza di fondi.
 

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La ricerca sul sito è ricominciata nel 2002, con il progetto di ricerca multidisciplinare dell’Università di Tokyo.
Il visitatore può oggi osservare alcuni ambienti dal carattere monumentale e di rappresentanza. La stanza più grande è costituita da un lato da un colonnato, due pareti con nicchie, un’arcata sorretta da pilastri e, dall’altro, da una parete decorata con temi legati al dio del vino Dioniso.

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In una delle nicchie è stata rinvenuta una donna con veste greca, forse una divinità, mentre in un’altra in origine era collocata una statua di Dioniso giovane con cucciolo di pantera; entrambe sono ora al Museo di Nola. In una delle ultime fasi di vita, questa stanza e tutte le altre furono destinate alla produzione agricola.
Ad ovest è una stanza con numerose porte e finestre, in origine con pavimento a mosaico e tarsia marmorea, successivamente divisa in due parti, una stalla ed una dispensa. In una fase tarda, a seguito del crollo del tetto, in un angolo fu posto un forno.
Verso valle, collegata con la stanza principale da due scale, è un’area terrazzata con colonnato in mattoni e, verso est, un’aula absidata con arcata e fregio con Nereidi e Tritoni. Da questa stanza si accede ad un’altra, ugualmente absidata e con pavimento a mosaico decorato con motivi geometrici e delfini che saltano fra le onde. Fra le scale per la terrazza superiore, in una fase tarda furono poste due cabalette e tre “cisterne/silos”, all’interno delle quali sono stati trovati un torso di cileno, un’erma ed un’iscrizione funeraria.
Dalla terrazza mediana si accede, tramite una scala, ad una cella vinaria posta più in basso.

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Oltre la parete con decorazione dionisiaca è una vasta area, con due muri orientati nord-sud ed originariamente pavimentata con basoli di lava. In una fase successiva, parte dei basali fu rimossa e furono posti alcuni grandi contenitori panciuti (dolia). Poi anche i doli a furono rimossi e, sul terreno accumulatosi, sono state rinvenute tracce di solchi arati ed impronte di animali, probabilmente in fuga al momento dell’eruzione.

Sebbene i dati finora acquisiti non supportino l’ipotesi che questa sia la villa di Augusto, la ricchezza ed unicità dei reperti aiutano a capire molto della Campania antica fino alla data tradizionale della fine dell’Impero Romano d’Occidente.

 

 

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