Dettaglio Struttura

Abbazia del Goleto

DATA REGISTRAZIONE:  19-10-2017
AREE MONTANE

L’abbazia del Goleto si trova in Alta Irpinia, alle sorgenti dell’Ofanto, in un territorio da sempre attraversato da transumanze, pellegrinaggi, scambi commerciali tra il Tirreno e l’Adriatico, tra l’antica Picentia, avamposto degli Etruschi, e il santuario longobardo dell’Arcangelo Michele nel golfo di Manfredonia. La zona del Goleto però è anche una «terra inquieta»: dal 1694 al 1980 sono stati più di sette i terremoti distruttivi che hanno lacerato la regione. Uno dei più devastanti fu proprio l’ultimo, quello del 23 novembre, al quale seguì la ricostruzione. Ricostruzione che – in alcuni casi, forse per la fretta, forse per la voglia di speculare, per la cattiva gestione, per il desiderio di sperimentare degli architetti – si trasformò in un nuovo atto di devastazione. In quegli anni sembrò che amministratori, politici, architetti provassero vergogna nei confronti delle macerie crollate in strada e perciò, invece di ridare loro dignità, si preferì far piazza pulita, cancellare: ricostruire. Fortuna volle che gli abitanti, inseguendo il miraggio della villetta autonoma, abbandonarono i centri storici, preservandoli intatti fino a oggi.

L’abbazia del Goleto rientra a pieno titolo in questo gruppo di luoghi ritrovati, da restituire alla loro antica dignità. La sua storia è ricca. Potremmo farla risalire al 1132, quando il giovane eremita Guglielmo da Vercelli (poi santo patrono dell’Irpinia), per ultimare la visita dei luoghi sacri del tempo, dopo i pellegrinaggi a Santiago di Compostela e a Roma, diretto in Terra Santa, fu costretto a passare dall’Irpinia, dove si fermò. Dal Goleto non riuscì più a ripartire. Qui, nella sua «terra santa» fondò, sui resti di un monumento funerario di un nobile romano, un importante monastero, tra i primi a essere concepito come doppio, sia femminile che maschile. Il convento femminile – che accoglieva ragazze provenienti dalle famiglie più illustri del Regno di Napoli – fu più prestigioso di quello maschile. Sotto la guida di celebri badesse come Febronia, Agnese e Scolastica la comunità si arricchì di terreni e opere d’arte. Il culmine dello splendore artistico del Goleto si ebbe con la costruzione della cappella di San Luca – dove fu collocato l’avambraccio dell’evangelista – gioiello architettonico medievale al quale lavorarono le maestranze di Federico II di Svevia. Nel corso dei secoli molti furono i terremoti e le distruzioni, e molte le ricostruzioni. Abbandonata nel 1807, trafugati portali e pietre, crollati i tetti e le mura, l’abbazia del Goleto fu riscoperta nel 1973 da padre Lucio De Marino che per primo si batté per il recupero materiale e spirituale del Goleto. Dopo il terremoto del 1980 intervenne la facoltà di Architettura di Firenze che consolidò la cappella di San Luca. I lavori continuarono con incarico affidato a Carmine Gambardella, il quale ricostruì l’ex convento maschile, lo scalone di accesso alla chiesa del Vaccaro e buona parte dei casali. Dal 1990 i Piccoli Fratelli della Comunità Jesus Caritas abitano nuovamente il monastero dopo secoli di silenzio. 

Il Progetto integrato abbazia del Goleto è partito nel 2004, co-finanziato dal Por Campania 2000-2006. L’Accordo di programma tra Soprintendenza, Comune e Arcidiocesi, con la progettazione e la direzione lavori di Angelo Verderosa, ha mirato a realizzare il completamento-ricostruzione del primo livello del monastero (abitato dai monaci) e a rendere funzionale l’abbazia, recuperando inoltre l’invaso spaziale di accesso e realizzando un punto ristoro. Il monastero oggi ospita 20 posti letto e potrebbe diventare il nucleo di un sistema turistico – anche religioso – dell’Alta Irpinia.

 

Fonte testo Angelo Verderosa architetto

Fotografia, Rossella Troncone

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