Dettaglio Struttura

Bisaccia

DATA REGISTRAZIONE:  09-04-2018
CONTESTI URBANI

Bisaccia (IPA: [bi 'sa tʃ:ia], Vesazza in dialetto bisaccese) è un comune italiano di 3 801 abitantidella provincia di Avellino in Campania.

Ha origini medioevali, sebbene scavi archeologici abbiano rivelato che il luogo era già abitato nel X secolo a.C.

Il clima è molto rigido, a causa della sua altitudine (860 m. sul livello del mare) e della forte continentalità presente su tutto l'altopiano irpino. I luoghi più caratteristici del paese sono il Convento, il Castello Ducale, la Cattedrale in piazza Duomo e la chiesa dei Morti.

Età antica

Il luogo dove sorge adesso Bisaccia era abitato fin dall'età del bronzo. In recenti scavi archeologici sono state rinvenute sulla collina del cimitero vecchio tracce di capanne databili al periodo del bronzo medio (circa 1400 a.C.), su cui si sono sovrapposte le case del periodo arcaico (VI-V secolo a.C.) a loro volta ricoperte dall'abitato del IV.[5]

Nel IX secolo a.C. la civiltà di Oliveto-Cairano, proveniente dalla sponda adriatica e approdate in Puglia presso l'Ofanto, risalendo il fiume, fondò villaggi a Cairano e a Bisaccia.[5] A Bisaccia e Lacedonia i nuovi abitanti ne sostituivano altri dell'età del bronzo.[5] Qui vi costruirono una necropoli (IX-VIII secolo a.C.) con tombe a fossa e tombe dell'età del ferro che convalida l'antica origine di Bisaccia.

In seguito, secondo la tradizione, i Sanniti costruirono sul luogo dove sorge adesso Bisaccia l'antica città di Romulea, dove concentrarono le loro maggiori ricchezze.[7] In realtà l'identificazione tra Bisaccia e Romulea è controversa, e alcuni studiosi hanno proposto che Romulea andrebbe in realtà identificata con Carife.[8] Secondo un'altra ipotesi, che concilia le due precedenti, non è da escludere Romulea fosse un pagus sannita, ovvero una vasta regione comprendente i territori dei paesi attuali di Bisaccia, Carife, Flumeri, Trevico, Vallata, Castel Baronia, San Nicola Baronia, San Sossio Baronia, Vallesaccarda.[9] La città rimase in mano sannita fino al 296 a.C., anno in cui fu attaccata e depredata dal console Publio Decio Mure o, secondo un'altra fonte annalistica, dal console Volumnio: circa 2.300 uomini furono uccisi e 6.000 furono fatti prigionieri

Dopo la sua presa nel 296 a.C., solo Stefano di Bisanzio cita in seguito la città di Romulea, il che potrebbe essere un segno di rapido declino.[7] Tuttavia gli itinerari di epoca romana, come l'Itinerario antonino e la tavola di Peutinger, attestano la presenza, sulla via Appia, di una stazione per far riposare i cavalli (mansio), chiamata Sub Romula, che viene identificata dagli studiosi con Romulea.[7][11] Inoltre un'epigrafe di epoca augustea attesta la fondazione di una colonia romana avente il nome di colonia romulensis ad opera di Gaio Vibio Postumo, un generale vittorioso vissuto ai tempi di Augusto;[12] l'identificazione di questa colonia Romulensis con Romulea appare però dubbia.

Nel I secolo, sotto Augusto, il territorio degli Irpini, a cui apparteneva Romulea, fu separato dal Sannio e aggregato alla Regio II Apulia et Calabria; nel tardo impero gran parte delle città irpine, se non tutte, furono aggregate alla provincia di Campania. Sono stati rinvenuti nella zona dove sorgeva Romulea dei resti di ville rustiche di età romana.

Età medioevale

Comunque fino all'arrivo dei Longobardi non si hanno notizie dirette di Bisaccia. Nel 591 i Longobardi conquistarono l'Irpinia e il territorio di Bisaccia entrò a far parte del gastaldato di Conza, circoscrizione amministrativa longobarda.

I Longobardi governarono Bisaccia fino all'arrivo dei Normanni che, guidati da Roberto d'Altavilla detto il Guiscardo (ovvero l'astuto), soggiogò tra il 1076 e il 1079 l'intero gastaldato di Conza.[15] Durante l'epoca normanna Bisaccia divenne un feudo e nel Catalogus Baronum era specificato che in caso di pace il feudatario di Bisaccia doveva fornire sei soldati a cavallo e dodici inservienti, ma in caso di guerra ne doveva fornire il doppio (dodici soldati a cavallo e ventiquattro inservienti). Considerando che ogni milite costava 20 once d'oro, si può ricavare che la rendita minima del feudo di Bisaccia nel XII secolo era di 60 once d'oro all'anno, mentre quella massima il doppio. Proprio in questo periodo si hanno le prime testimonianze scritte dell'esistenza di questo borgo. Per quanto riguarda l'origine etimologica del nome "Bisaccia", sono state avanzate diverse ipotesi: secondo alcuni studiosi deriverebbe dal latino bis facta (cioè "fatta due volte"), secondo altri da vis ("forza") e acies ("schiera"), secondo altri ancora da castrum Byzacii.

Nel 1246 il Signore di Bisaccia Riccardo di Bisaccia venne privato del suo feudo dall'imperatore Federico II in quanto reo di aver preso parte alla congiura di Capaccio.[17][18] Il castello venne ristrutturato da Federico II,[6][19] il quale lo utilizzò come prigione[20] e visitò Bisaccia nel 1250.[21] Secondo la tradizione locale, Federico II avrebbe usato il castello di Bisaccia come residenza di caccia:[22] nelle sue vicinanze, infatti, vi era il Formicoso, colle ribattezzato da Federico II "Monte Sano" ("Mons Sanum"),[23] dove si ritiene che l'Imperatore svevo praticava la caccia col falcone.[24][25][26] Sarebbe stato inoltre sede saltuaria della scuola poetica siciliana.[27]

 

Manfredi donò il feudo al conte di Acerra. Nel 1254 il castello di Bisaccia fu proprio il luogo dove l'Imperatore Manfredi, figlio di Federico II e braccato dall'esercito del Papa, si rifugiò. Morto Manfredi nella battaglia di Benevento (1266), il feudo di Bisaccia e il suo castello venne restituito a Riccardo II in quanto avolo del Riccardo I che aveva congiurato contro Federico II. Bisaccia passò successivamente ai Cotignì. L'universitas di Bisaccia aveva un governatore che si occupava dell'amministrazione della giustizia e che era nominato ogni anno dal barone del luogo.

Durante il periodo medioevale Bisaccia fu anche sede vescovile per quattro secoli, fino al 1513, anno in cui Papa Leone decise di fondere la diocesi di Bisaccia con quella di Sant'Angelo dei Lombardi (anche se fu solo nel 1540, con la morte dell'ultimo vescovo di Bisaccia, che la fusione venne attuata).

Età moderna e contemporanea

Dal XV-XVI secolo fino al 1861 Bisaccia fece parte del Regno di Napoli (poi divenuto Regno delle due Sicilie nel 1815) che dal 1501 al 1707 fu di dominio spagnolo. Bisaccia ebbe tra i suoi feudatari Giovanni Battista Manso, amico di Torquato Tasso che fu suo ospite, e Ascanio Pignatelli, duca e poeta. Bisaccia, nel corso dei secoli, ospitò anche letterati come Torquato Tasso (1588) e Francesco De Sanctis.

Nel 1600 il re Filippo II di Spagna elevò a ducato Bisaccia per i meriti di Ascanio Pignatelli (primo duca di Bisaccia) e i servigi resi alla corona da suo padre Scipione, marchese di Lauro.[31] Nel 1700 scoppiò una guerra di successione, nel corso del quale la Spagna vide minacciati i suoi possedimenti in Italia. Nel 1707, nonostante l'aiuto offertogli dal duca di Bisaccia, il viceré spagnolo Ascalona venne sconfitto dagli austriaci che si impossessarono del Ducato di Napoli e fecero prigionieri il duca di Bisaccia, il viceré e altri nobili.[32] Tra il 1731 e il 1739 l'Austria fu coinvolta nella guerra di successione polacca nel corso della quale perse il regno di Napoli e di Sicilia sul quale si insediarono i Borboni. Con la fine della dominazione austriaca Bisaccia venne inserita nel Principato Ultra del Regno di Napoli.

Nel 1805, l'imperatore francese Napoleone Bonaparte occupò il Regno di Napoli, dichiarando quindi decaduta la dinastia borbonica. L'imperatore dei francesi nominò quindi il fratello Giuseppe re di Napoli. Sotto un'amministrazione prevalentemente straniera,venne abolito il feudalesimo. L'8 marzo 1809, l'ottavo duca di Bisaccia Giovanni Armando Pignatelli morì senza lasciare eredi; il feudo e il titolo di duca di Bisaccia vennero quindi devoluti alla corte regia.

Dal 1861 Bisaccia fa parte dell'Italia. Il titolo e il castello sono passati alla famiglia de La Rochefoucauld-Doudeauville nel 1851. L'11º duca di Bisaccia Edouard François Marie de La Rochefoucauld (Parigi, 4 febbraio 1874 - 8 febbraio 1968) vendette il castello nel 1956.

Dopo il terremoto del 1980, benché non fosse stato colpito direttamente, il comune ottenne un finanziamento statale che ammontava a circa 250 miliardi di lire. Con i fondi venne costruita una parte nuova di Bisaccia, detta "Piano Regolatore", abitato dalla maggior parte dei bisaccesi, mentre il centro storico si è spopolato anche a causa dell'emigrazione verso altri paesi europei e città (come ad esempio Torino).

Simboli

Lo stemma di Bisaccia rappresenta due leoni che si combattono tra di loro: secondo alcuni esperti i due leoni sarebbero i Longobardi e i Bizantini (Bisaccia si trovava nella zona di confine tra i due stati).

Onorificenze

Medaglia d'oro al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito civile

«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del proprio tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, economico e produttivo. Mirabile esempio di valore civico ed altissimo senso di abnegazione.»

— Sisma 23 novembre 1980, data del conferimento: 9 novembre 2005

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Il duomo

La Cattedrale di Bisaccia, collocata a pochi passi dal Castello Ducale, venne edificata dai Normanni, in un luogo poco distante da quello attuale. Rasa al suolo più volte dai frequenti terremoti che hanno colpito Bisaccia nel corso dei secoli, la chiesa odierna fu terminata nel 1747,[22] utilizzando parte dei materiali dell'edificio precedente. La facciata di stile gotico, preceduta da una lunga scala, è caratterizzata da un portale del 1515, sormontato da vari bassorilievi e da uno spesso cornicione. L'altare maggiore è in marmi policromi, chiuso da una balaustra.

Cappella di S. Maria del Carmine

Interessante è l'organo di 25 registri, posizionato sopra la cantoria della porta d'ingresso che si mostra agli occhi con vistosa pendenza verso sinistra, probabile opera di inizi del secolo scorso, è stato restaurato e reso a trasmissione elettrica digitale dal Maestro organaro Alessandro Girotto, che ne ha curato il restauro e l'installazione nel 2009

La Chiesa dei Morti fu edificata nel 1680 sulle rovine della Chiesa di S.Giovanni Battista, dove veniva praticato il culto di San Giovanni Battista, istituito dai Longobardi ai tempi della regina Teodolinda (603 circa). In seguito al crollo della facciata seicentesca della chiesa, venne completamente ricostruita nel 1909.

La Cappella di S. Maria del Carmine fu edificata nel 1667 ed era inizialmente proprietà privata del nobile Carmine Bucci. Fu solo nel 1827 che venne aperta per la prima volta al pubblico. Di pianta rettangolare, ha un solo ingresso che prospetta sull'omonima piazza. Sul portale in pietra è rappresentata la Madonna del Carmine.

La Chiesa di Sant'Antonio da Padova, patrono del paese, si trova in Piazza Convento. In passato apparteneva ai Francescani che furono però espropriati con una legge napoleonica. Di pianta rettangolare, la Chiesa presenta due navate di cui la navata destra, crollata a seguito di un terremoto, non è più stata ricostruita. L'altare centrale, in marmo o policromo, proviene da Ariano Irpino ed è dedicato alla Madonna della Concezione. L'altare sinistro è dedicato a Sant'Antonio di Padova. Sui due lati di questo altare vi sono le statue di San Leonardo e San Bonaventura.

Architetture civili

Il Palazzo Capaldo, oggi (2011) interamente ricoperto dai rovi, fu l'edificio dove nacque il senatore del Regno d'Italia e Presidente della Corte di Cassazione Pietro Capaldo. È atipico rispetto ad altri palazzi dell'epoca poiché il giardino è all'esterno della struttura. Altri palazzi degni di nota sono quello delle Suore ed il palazzo Cafazzo, non molto distante da quello Capaldo.

 

Architetture militari

Il Castello ducale

Il castello di Bisaccia è collocato a pochi passi dalla cattedrale. Costruito dai Longobardi intorno alla seconda metà dell'VIII secolo, fu distrutto dal sisma del 1198 e successivamente ricostruito nel XIII secolo da Federico II di Svevia. Sotto il regno di Federico II il feudo apparteneva a Riccardo di Bisaccia.Trasformato nel XVI secolo in residenza signorile, il castello ospitò i duchi di Bisaccia e persino Torquato Tasso. Nel 1769, a causa di un incendio, venne via via abbandonato dai nobili feudatari[6]. Dal 1903 al 1920 ospitò l'antica e nota famiglia Robucci, ultimi proprietari del castello ducale. Dal 1977 il castello appartiene al comune, che lo utilizza come museo.

Il portone presenta lo stemma della famiglia Pignatelli d'Egmont che tenne il castello dalla fine del XVI agli inizi del XIX secolo. La struttura muraria è costituita da grossi ciottoli fluviali misti a blocchi di calcare squadrati e malta durissima. Nel castello sono presenti una cisterna con depuratore e tubi fittili, per il deflusso delle acque, una torre alta 12 metri e larga 8 metri e le rovine di una piccola chiesa absidata. Le stanze del castello sono 42.

Storicamente il castello di Bisaccia era uno strategicamente importante bastione di controllo, che faceva parte di una linea difensiva che aveva la funzione di proteggere i territori della Puglia occidentale e settentrionale. Questa linea di difesa, che correva lungo la via Appia e di cui facevano parte (oltre alla fortezza di Bisaccia anche quella di Sant'Agata di Puglia e il castello di Ariano Irpino), fu opera del catapano bizantino Basilio Boioanne, che la realizzò nel corso della sua riorganizzazione amministrativa della "Capitanata occidentale". Il castello di Bisaccia in quell'epoca si chiamava castrum Byzacium o Byzantii ed era un avamposto difensivo bizantino.

 

FONTE WIKIPEDIA

INSTAURA TOUR a BISACCIA, il report e le foto 

 

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