Dettaglio Struttura

Complesso delle Murate, Firenze

DATA REGISTRAZIONE:  04-11-2018
CENTRI STORICI

Fonte wikipedia ed altro dal web

Il Complesso monumentale delle Murate si trova a Firenze, in un quadrilatero compreso tra via Ghibellina, via dell'Agnolo e viale della Giovine Italia. Occupa circa 14.500 m².

Attualmente (aprile 2018) comprende: un ex monastero quattrocentesco che ha svolto funzioni carcerarie dal 1883 al 1985; due piazze (piazza delle Murate, ad est, e piazza della Madonna della Neve, ad ovest), una via (via delle vecchie Carceri), un ampio cortile destinato a parcheggio e una cappella (Cappella della Madonna della Neve). Al piano terra si trovano attività commerciali, ristorative e ricreative, luoghi di aggregazione, locali espositivi, residenze d'artista, uffici pubblici e un'area dedicata alla formazione digitale. Ai piani superiori sono stati realizzati appartamenti di edilizia popolare

Si accede al complesso da via Ghibellina ai numeri 2, 4, 6, 8, 10, 12, 14 e 16, da via dell'Agnolo 1 (interni da 1A a 1M) e dal viale della Giovine Italia.

STORIA, DAL PERIODO della funzione CARCERARIA

Carcere le Murate

Con la soppressione delle corporazioni religiose ordinate dal governo napoleonico nel 1808, le Murate iniziarono una progressiva trasformazione favorita dalle dichiarazioni di inalienabilità decise nel 1817 e poi confermate nel 1830.

Ottocento
Tra il 1817 al 1845 gli spazi del complesso ospitarono una caserma e una fabbrica di fuochi di artificio; nel 1815 vi alloggiarono le truppe austroungariche di passaggio verso Roma, in procinto di partecipare alla Guerra austro-napoletana. Nel 1817 parte dell'edificio fu assegnato alla Pia Casa del lavoro e parte fu adibito ad abitazioni private[14]. Dopo il 1827 la chiesa venne affittata come studio allo scultore Lorenzo Bartolini, con conseguente sconsacrazione.

Quando fu decisa la chiusura del Carcere delle stinche ed il riuso degli spazi per la creazione di un teatro, di una sala per la Società filarmonica fiorentina e di una scuderia, i detenuti furono temporaneamente sistemati in un convento a San Gimignano. Intanto iniziavano i lavori per adattare Le Murate a carcere, secondo una visione illuminata della politica carceraria espressa dalle teorie di Cesare Beccaria che avevano portato alla riforma del codice di Pietro Leopoldo. L'architetto Domenico Giraldi mise a punto un progetto innovativo, volto alla realizzazione di un carcere di tipo ispettivo, o panopticon, un modello che necessitava di pochi carcerieri per il controllo di molti detenuti.

L'istituzione della "Casa di correzione per Maschi" venne ufficialmente varata con sovrana risoluzione del 1 aprile 1832; il Granduca Leopoldo II ne affidò i lavori all'architetto Felice Bartolini. L'organizzazione degli spazi prevedeva celle per i detenuti adulti, mentre i minori erano reclusi in un unico ambiente destinato a laboratorio; qui venivano svolte anche le attività rieducative previste dalla riforma; l'assistenza spirituale era affidata a due religiosi. Nel 1843 venne aperta anche una stamperia. Successivamente furono eseguiti altri ampliamenti e nel 1848 le carceri assunsero il nome di Stabilimento penitenziario di Firenze. Dal 1 gennaio 1837 al 1 gennaio 1843 vi furono reclusi 560 detenuti.

Negli anni precedenti l'Unità d'Italia molti patrioti vi scontarono pene più o meno lunghe, tra loro anche Francesco Domenico Guerrazzi.

Novecento
Nei primi decenni del secolo XX fu luogo di detenzione di anarchici e socialisti, tra cui Alessandro Scopetani, Eugenio Ciacchi, Giuseppe Pescetti, Enrico Malatesta, e di antifascisti come Gaetano Salvemini, Alcide De Gasperi, Nello Rosselli, Carlo Ludovico Ragghianti, Carlo Levi e Guido Calogero.

Alla fine della seconda guerra mondiale, sotto la direzione di Giovan Battista Mazzarisi, il carcere Le Murate si distinse come sede detentiva in cui non venivano inflitte torture, contrariamente a quanto accadeva a Villa Triste per mano della Banda Carità. Il direttore ebbe contatti con la Resistenza e più volte si oppose ai trasferimenti dei detenuti a Villa Triste, finendo per essere ricercato dalla polizia tedesca e costretto quindi ad abbandonare la direzione del carcere. Dopo la liberazione di Firenze Mazzarisi poté assumere di nuovo l'incarico per volontà di Carlo Ludovico Ragghianti, presidente del CTLN (Comitato toscano di liberazione nazionale), confermato dal Comando alleato; fu competente anche per le carceri delle provincie di Firenze, Siena e Arezzo.

Tra maggio e giugno 1945 fra i detenuti scoppiarono diverse rivolte con tentativi di evasione, a causa del sovraffollamento, della scarsità del cibo e delle numerose restrizioni personali a cui erano sottoposti. Un'evasione consistente si ebbe durante l'alluvione del 1966: quando l'acqua raggiunse i 4 metri e vennero aperte le celle del piano terra, 83 detenuti scapparono. Alcuni si adoperarono per prestare soccorso agli anziani in Borgo dei Greci immobilizzati dall'acqua alta; altri salvarono i figli di un ispettore carcerario rimasti intrappolati in locali al piano terra. Nei giorni successivi molti di loro rientrarono o furono catturati.

Durante gli "anni di piombo" ci furono momenti di forti tensioni per le condizioni carcerarie diventate sempre più intollerabili e disumane: notizie in merito a ingiustizie e abusi, torture e maltrattamenti durante gli interrogatori e la detenzione, cominciarono a trapelare fuori dal carcere; nacque così un movimento di estrema sinistra Soccorso rosso, per fornire assistenza legale, economica e monitorare le condizioni carcerarie dei militanti della sinistra extraparlamentare reclusi. La riforma carceraria, molte volte auspicata e promessa, tardava ad arrivare e la tensione fra i detenuti era altissima.

Nella notte fra il 23 e il 24 febbraio 1974 esplose la rabbia, i prigionieri salirono sul tetto e gli agenti di custodia non esitarono a sparare uccidendo un detenuto ventenne; la tragedia fomentò ancor più gli animi dei contestatori. Le forze dell'ordine entrarono per sedare la rivolta mentre in Via Ghibellina e in via dell'Agnolo gruppi extraparlamentari, altri manifestanti e gente del quartiere, per tutta la notte ingaggiarono duri scontri con la polizia. L'intero quartiere di Santa Croce venne invaso dal fumo dei lacrimogeni e dai rastrellamenti.

Vi si svolse anche un importante capitolo della storia del Partito Radicale: esponenti e dirigenti accusati di procurato aborto nel corso della battaglia radicale sull'interruzione di gravidanza, furono trasferiti e rinchiusi a Firenze: Giorgio Conciani e Gianfranco Spadaccia a Le Murate, Adele Faccio a Santa Verdiana.

Alla sua chiusura nel 1984 erano presenti circa 600 detenuti che furono trasferiti nel nuovo carcere di Sollicciano nato dopo la riforma carceraria Gozzini del 1986. Fino all'ultimo le condizioni igienico-sanitarie e umane dei reclusi alle Murate furono pessime: nelle piccole celle (grandi poco meno di 9 metri quadri ognuna) il detenuto dormiva su di un tavolaccio ricoperto di paglia; i servizi igienici, al momento della chiusura del complesso, erano costituiti da un wc ed un piccolo lavabo.

Recupero edilizio e funzionale dell'ex carcere

Lo stesso argomento in dettaglio: Recupero edilizio e funzionale dell'ex carcere delle Murate.
Il recupero edilizio e funzionale dell'ex carcere delle Murate è iniziato nel 2001 e ha consentito che una vasta area del centro storico di Firenze da sempre inaccessibile, adibita prima a monastero poi a carcere e inutilizzata dal 1983, divenisse parte integrante della città.

La superficie complessiva dell'intervento è di 2700 metri quadrati, con 45 alloggi, di dimensioni medio-piccole e un percorso pedonale. La piazza di Santa Maria delle Neve, formata dall'unione di due cortili e dalla demolizione di una struttura esistente per una superficie di circa 2000 metri quadrati, è di fatto il cuore dell'intervento e rappresenta l' "apertura" alla città.

L'intervento di restauro ha restituito alla questa cittadella a lungo nascosta tra gli alti muri di cinta, rendendo disponibili innumerevoli appartamenti e fondi da destinarsi a uffici e attività commerciali. Più in particolare è stata inizialmente aperta l'area verso il viale della Giovine Italia, destinando il piazzale delimitato dalle mura e dai due bracci carcerari a parcheggio, quindi, procedendo verso il centro della città, sono stati recuperati (primo lotto) i fabbricati alle spalle della cappella di Santa Maria della Neve e attorno al largo spiazzo (accesso dal numero civico 8) che è stato ribattezzato piazza Madonna della Neve (qui è stato aperto anche un ristorante pizzeria).

Piazza delle Murate

Il secondo lotto ha interessato il braccio delle celle che taglia la struttura da via Ghibellina a via dell'Agnolo ed i fabbricati prospicienti lo spiazzo ora denominato piazza delle Murate, dove si sono mantenuti i tipici ballatoi propri della struttura carceraria e molte delle antiche porte delle celle, in legno, con il loro complesso sistema di serrature, paletti di sicurezza e spioncini. Ultimo, il completamento del terzo lotto, situato nella zona tra la piazza Madonna della Neve ed il piazzale verso il viale della Giovine Italia.

Lungo la via il complesso si caratterizza ancora per la continuità dell'alto muro di cinta, interrotta in corrispondenza della nuova strada e delle piazze prima richiamate.

Cappella di Santa Maria della Neve

Inglobata nel muro di cinta (al numero civico 6) è la facciata della cappella di Santa Maria della Neve (tradizionalmente riferita a un progetto di Michelangelo) degli ultimi decenni del Cinquecento. Ne rimane solo la facciata con portale centrale sormontato da timpano e due porte laterali con lunette semicircolari e due finestrelle a oculo. Sulla facciata cuspidata vi è un grande finestrone rettangolare. La cappella sofferse gravissimi danni al tempo dell'alluvione del 1966.

 

Sul viale Giovine Italia è stato allestito nel 2013 un originale giardino pensile verticale. Si tratta di un ‘quadro vegetale', lungo ben 70 metri, composto da un sistema di pannelli modulari che contengono varie piante diverse per colore e per fioritura nel corso delle stagioni: artemisia, bergenia, edera, lavanda, ginepro, rosmarino, abelia, garofano. L'irrigazione è garantita da un impianto di micro irrigazione automatico

Fonte Comune di Firenze

Le Murate, per cento anni carcere, sono ora un polo di eccellenze culturali, contaminazione e produzione artistica e letteraria, una sorta di canale privilegiato per l’esposizione della cultura contemporanea fiorentina che attrae talenti creativi da tutta Italia. A Le Murate convivono realtà diverse: il SUClo Sportello ECO-EQUO, il Parco Tecnologico, Europe Direct, il Caffè Letterario, la Fondazione Robert F. Kennedy. Con questo spirito LE MURATE si aprono alla città e al mondo con spettacoli mostre, incontri, convegni, occasioni di scambio e di crescita culturale. Il complesso delle Murate si trova nel cuore dello storico quartiere di S. Croce, è delimitato da via dell’Agnolo, via Ghibellina e viale Giovine Italia e si affaccia su piazza delle Carceri e piazza Madonna della Neve, collegate da una galleria commerciale.

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