Dettaglio Struttura

Frantoio ipogeo DI MAINA

DATA REGISTRAZIONE:  25-02-2014
CENTRI STORICI

Nel lontano 1421 "si introdusse in città l'arte di far ogni sorta di vasellame di creta da alcuni, che egli portò di Faenza" scrive T. Vitale nella sua Storia sulla Regia città di Ariano (1794), riferendosi al conte Francesco da Filippo Visconti (Sforza), Duca di Milano, Conte di Ariano. "Vennero altresì nello stesso tempo a dimorarvi i Cittadini di Trani, debellati dal Principe di Taranto; e formandosi le loro abitazioni in alcune Grotti, ancora esistenti, quel Rione prese il nome di Tranesi". Proprio in località Tranesi, si cela nascosto dietro un piccolo agglomerato rurale, "lu Trappitu de Maina", del quale più antica testimonianza è dell'anno 1562, in riferimento alla Cappella del SS. Rosario costruita nel Convento di Santa Croce di Ariano, "la quale aveva un trappeto dove se dice alli Cretari fora le mura della Città". Nel 1769 esso viene indicato come "trappeto nella parrocchia di S. Angiolo luogo detto la fornace". Caratterizzato dalla presenza di un volume costruito all'esterno, adibito a residenza del custode, il trappeto vero e proprio è costituito da ambienti ricavati nel banco di arenaria. Il tutto ruota intorno ad un grande ambiente centrale voltato, che funge anche da ingresso, maestoso, ai lati del quale sono ricavate delle piccole celle per il deposito delle olive e dell'olio; dallo stesso si diramano due bracci divergenti che nel tratto mediano presentano ognuno una macina e una pressa, e tutta un'altra serie di celle adibite a deposito, altre costituivano ambienti di servizio per i "trappitari", i lavoratori nei frantoi, altre fungevano da stalle per il ricovero degli animali. Al di sotto del piano di calpestìo in acciottolato, è presente l'impianto per il trasferimento e la decantazione dell'olio. 

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