Dettaglio Struttura

villa d'Elboeuf

DATA REGISTRAZIONE:  21-06-2014
AREE MARITTIME

L’aristocratico franceseEmanuele Maurizio principe di Lorena, duca d’Elboeuf,se l’era fatta costruire, su disegno del Sanfelice appunto (1711), quale propria residenza durante i suoi anni da luogotenente a Napoli per conto dell’imperatoreGiuseppe I d’Asburgo, conquistato dalla bellezza del territorio porticese caratterizzato da “un mare tranquillissimo, un monte sorprendente (il Vesuvio, ndr), e poi bosco, giardini e quiete”. La sua bellezza intrinseca, unita all’invidiabile contesto e ad una eccezionale posizione, aveva convinto addirittura il re Carlo, capostipite dei Borbone, in seguito ad un imprevisto e fortuito soggiorno nella Villa nel 1738, ad ordinare la costruzione dellaReggia di Porticiquale residenza estiva di corte, un po’ più a monte. Dopo qualche tempo la stessa Villa fu acquistata dal sovrano edassorbita nella residenza reale,della quale costituì di fatto anche l'approdo dal mare (1742). Nel 1744 fu realizzato anche ilporto del Granatello, quasi in adiacenza alla Villa, molo costruito per proteggere l’insenatura ancora priva di idonee scogliere e per accogliere Ferdinando IV, figlio di re Carlo, che arrivava via mare per poi proseguire in carrozza.

L'ARCHITETTURA

Di pianta rettangolare, si sviluppava inizialmente su soli due piani, con i lati lunghi rivolti verso il mare da un lato e verso il Vesuvio dall’altro (con tanto di loggetta), e con due terrazze panoramiche sui lati corti, una versoTorre del Greco(a sud) ed una versoNapoli (a nord). La sua conformazione originaria, però, subì nel giro di pochi anni consistenti modifiche, con la realizzazione di un ulteriore livello e l’allungamento dell’ala settentrionale, dando luogo ad una tipologia tipica tra le ville vesuviane, individuata da un corpo centrale rialzato rispetto a due ali laterali terrazzate. Il tardo barocco dell’impianto (riconoscibile anche nella doppia scala ellittica con balaustra in marmo e piperno che dal piano nobile del fronte principale permetteva l’accesso diretto alla spiaggia) coesisteva col nascente gusto neoclassico, riconoscibile nelle finiture e negli ornamenti, e ampiamente giustificato dalla già citata inclinazione all’antichità del principe di Lorena. Egli approfittò abbondantemente delle opere ritrovate: magnifiche statue di bronzo, pavimenti e colonne in marmo furono utilizzate per abbellire la Villa ed anche il suo ampio giardino.

Per non parlare degli incantevoli vivai denominati le“Regie Peschiere del Granatello”voluti da Carlo di Borbone in seno all’assorbimento dell’edificio nel complesso del Palazzo Reale, e dell’interessantissimo “Bagno della Regina”, probabilmente unico esemplare di architettura balneare stile impero, ereditato dal “Decennio francese” (1806-1815), sotto il regno di Gioacchino Murat.

Ulteriori notizie su ILAND instaura, articolo dell'arch. Augusto De Cesare

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