Dettaglio Struttura

Masseria San Domenico

DATA REGISTRAZIONE:  25-06-2014
CONTESTI RURALI

La Masseria San Domenico costituisce un esempio paradigmatico di commistione fra "Paliziata" ed edifci di servizio.

Analisi storica della masseria “San Domenico”

La masseria della Molignana, poi San Domenico, è documentata per la prima volta nei Registri angioini come parte del demanio dello Stato, riservato alla caccia reale. La masseria faceva dunque parte, in epoca angioina, di un vasto latifondo che comprendeva anche il Bosco Gaudo e quel territorio a metà coltivato, a metà incolto, chiamato Cacciabella, che ancora alla fine del '700 faceva parte del demanio reale. Nei registri dell' amministratore Crispino Patturelli (1788 - 1792) leggiamo che le entrate de casino reale di Cacciabella, 3025 ducati, superavano di gran lunga le uscite, ducati 1412, e che gli introiti provenivano dalla vendita delle foglie di gelso, dal fitto di bassi e pagliari e giardini a contadini del luogo (Pietro Pizza e Antonio Saviano), e della taverna della “Piazzola“ ad Arcangelo Tuzzoli. E' certo che la Molignana fece parte, con le masserie di Somma e con quelle di Sant' Anastasia (la Preziosa, la Masseria dei Padri di Santa Maria delle Grazie) di un articolato sistema di masserie tutte situate ad est del Vesuvio che i signori angioini usarono come “luogo ameno“ e come vera e propria azienda agricola. In circostanze particolari, queste masserie vennero classificate come “benefici militari“: i re angioini e aragonesi se ne servirono per “pagare“ i capitani di ventura e i “baroni“ che fornivano armi e truppe. E infatti nel '400 troviamo una terra di Molignana tra le proprietà degli Orsini, che furono signori di Ottajano e membri assai influenti della nobiltà militare del Regno di Napoli. Nel 1529 Fabrizio Maramaldo comprò dal Vicerè Filiberto di Chalons per 14000 ducati, un prezzo di affezione, il feudo di Ottajano. Tra i beni feudali il notaio Giovanni Antonio di Nocera elencò anche la masseria della Molignana aggiungendo che essa godeva del beneficio reale di “passo libero“, e cioè di esenzione dal dazio. La masseria fece parte integrante dei beni feudali quando il “feudo militare“ di Ottajano passò a Ferrante Gonzaga, condottiero al servizio degli Spagnoli, figlio di Francesco, il “capitano“ vincitore della battaglia di Fornovo, e di Isabella d'Este, una delle grandi signore del Rinascimento. I Medici, che nel 1567 comprarono il feudo, ormai non più militare ma civile (erano finite le guerre tra Spagnoli e Francesi), chiamarono in Ottajano i Domenicani. Alessandro, figlio di Bernardetto e Giulia Medici, dopo aver a lungo disputato con i Domenicani per certi lasciti della madre, concluse la pace con il potentissimo Ordine donando la Molignana alla Cappella del Santissimo Sacramento della Chiesa di San Domenico in Napoli. Nell'atto del 1639 (il notaio era Pietro Oliva) con cui Ottaviano de' Medici vendeva al figlio Giuseppe il feudo (per salvare castello e proprietà dai suoi innumerevoli creditori) la Molignana non fa più parte dei beni feudali, a differenza del Bosco Gaudo e della masseria Cacciabella. Per due secoli i Domenicani di Napoli amministrarono la Masseria che nei loro registri continuò ad essere indicata come “la Molignana“ e con due altre masserie, site a nord di Napoli, Passarello e Belvedere, costituì la fonte primaria degli introiti della Chiesa napoletana di San Domenico. La masseria era in parte “arbustata e vitata“ (viti e alberi da frutta, soprattutto mele), in parte orto e giardino. Vi lavoravano molti villici“ del posto (nel 1702 vi trovavano lavoro mediamente trenta tra contadini, guardiani, stallieri e “faticatori di giornata“) guidati da un frate “soprastante“ e da tre, quattro frati “villici“. Negli ultimi anni del sec. XVIII, esauritasi la spinta produttiva, l'introito più importante rimase il nolo delle immense cantine ai produttori di vino, e in particolare al Principe di Ottajano. Con l'esproprio dei beni dei conventi voluto dai Francesi la masseria venne provvisoriamente amministrata dallo Stato. Il 26 luglio 1819 il Decurionato di Ottajano, presieduto dal sindaco Saverio Ammendola, fu “costretto“ dai Medici a porre fine alla disputa con Nola sui confini. “Si comprendono nel territorio del Comune di Nola i terreni della Contrada Albertini e in quello di Ottajano, Cacciabella, calando per la strada detta Santa Teresa, restando a dritto il territorio di Ottajano e costeggiando il giardino degli Albertini, proseguendosi per la strada del Casino, al Bosco, lasciando sempre a sinistra il territorio di Nola e a destra quello di Ottajano“. Nell' Ottocento la masseria fu amministrata in enfiteusi da famiglie ottavianesi e da Giuseppe IV Principe di Ottajano, che nelle sue vaste cantine installò alambicchi per la distillazione dello spirito dalle vinacce. Nel '900 la proprietà definitiva è passata in mano di privati.

Social Media: