Dettaglio Struttura

Masseria dei Librai

DATA REGISTRAZIONE:  30-12-2013
CONTESTI RURALI

CONTESTO DI RIFERIMENTO

La struttura oggetto del presente progetto è situata in provincia di Napoli e precisamente nel Comune di Ottaviano nell’area definita Vesuviano-Sommese che abbraccia la fascia di terra comprendente tutti i paesi del versante EST al di là del Monte Somma che comprende la zona da Boscoreale a Cercola e fino all’area del nolano.

Essa fu edificata a partire dalla seconda meta del 1700 ed è storicamente conosciuta nell’area vesuviana come “MASSERIA DEI LIBRAI”, complesso che fu destinato in passato ad uso misto residenziale-commerciale-rurale e censito negli archivi tra le c.d. Masserie Vesuviane.

STORIA DEL LUOGO

Ottaviano nacque in epoca romana da un borgo di case all'interno di un vastissimo possedimento (praedium Octaviorum) appartenente alla gens Octavia, la famiglia dell’Imperatore Augusto. Con il passare dei secoli il borgo (Octavianum) crebbe d’importanza divenendo Municipio. I resti dell'epoca romana furono sepolti dalle successive eruzioni del Vesuvio, ma ruderi e tombe sono stati rinvenuti negli scavi in varie parti del paese. Poco prima dell’anno 1000 Octavianum mutò nome e fu chiamato Ottajano mantenendo questo nome fino al 1933, quando nel bimillenario di Ottaviano Augusto il governo di allora modificò il nome in Ottaviano. La città, inoltre, da sempre ha subito danni dalle eruzioni vesuviane: in modo particolare fu quasi completamente sepolta dalle ceneri delle eruzioni del Vesuvio del 1631, 1779 e 1906. Secondo William Hamilton, durante la prima e la seconda poco ci mancò che Ottaviano "venisse sepolta come Pompei"; e così anche nella terza, come testimoniò Matilde Serao chiamandola la “Nuova Pompei”, la opulenta Ottajano fu quasi completamente distrutta dalla cenere e dal lapillo.

L’ARCHITETTURA RURALE DELLE MASSERIE VESUVIANE

Le Masserie rappresentano l’evoluzione di edifici e insediamenti realizzati tra il XIII e XIX secolo con funzioni di abitazioni, stalle, fienili, locali per la trasformazione e la conservazione dei prodotti agricoli. Caratteristica dell’architettura rurale è la stretta corrispondenza tra tipologia, tecnica costruttiva, uso dei materiali, e condizioni ambientali esterne.

Le masserie, espressione di un’organizzazione legata al latifondo, sono delle vere e proprie cittadelle agricole autonome, che aggregano le abitazione dei proprietari terrieri, gli alloggi dei contadini con funzioni ordinarie come l’aia, il pozzo, le stalle, e comprendono a volte anche funzioni più articolate, come il cellaio, la colombaia, le cappelle per le funzioni religiose.

Tutta l’area vesuviana è stata caratterizzata, sino a circa la prima metà del XIX secolo, da una struttura territoriale basata sul latifondo. Quest’ultimo si raccoglieva attorno alla masseria padronale ed era disseminato di case coloniche. 

STORIA DELLA “MASSERIA DEI LIBRAI”

Dopo un secolo e mezzo dalla sua costruzione, iniziata nel 1767 ad opera di coltivatori locali, la Masseria, con i campi ad essa connessi e con la Cappella privata, “pervenne al decuius,…., con atto notar del 17/12/1919 e - successivamente - con atto del 10/07/1929”. “ll fabbricato venne ampliato” poi nel corso degli anni e infine la tenuta fu suddivisa nel 1959 con atto di successione (inserire i dati) ai due naturali eredi, i quali ancora oggi ne sono in possesso.

Dal 1767 e fino agli anni 1968 l’annessa Cappella ha rappresentato luogo di culto per fedeli  provenienti dalle zone rurali vicine, dal momento che i proprietari permisero al Parroco della vicina Chiesa di San Gennarello, il suo utilizzo per  la celebrazione delle funzioni eucaristiche su volere dei fedeli locali impossibilitati allo spostamento nella già citata Chiesa di San Gennarello.

Grazie alla capacità economica dei proprietari le terre coltivata annesse alla Masseria, al massimo della loro estensione, hanno dato sostentamento economico per 3 famiglie e, con un costante miglioramento della produzione agricola si ebbe la creazione di una vera e propria azienda agricola dedicata alla coltivazione di uve per la produzione della nota qualità di vino campana Piedirosso (in dialetto locale “per’ e palumm”), alla coltivazione su tronchetto di funghi Agrocybe aegerita (Pioppino), di nocciole e noci, piselli, agrumi, albicocche ortaggi e vari tipi di frutta. Una piccola parte della produzione, ottenuta da un’attività agricola i cui ritmi erano dettati esclusivamente dai cambiamenti climatici ciclici stagionali, era auto-consumata, mentre la grande parte dei raccolti era commercializzata al dettaglio o utilizzata per la lavorazione di prodotti tipici locali stoccati nell’antico Cellaio. Una piccolissima porzione della struttura, precisamente il  primo corpo a “C”, è stata abitata fino a 15 anni fa da uno dei due eredi naturali.

 

 

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